_ ISSN 0373 - 8747
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_ Taxe perçue - Tassa riscossa _ Genova - Italia
MEMORIE DELLA
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA.
FONDATA NEL 1869 - ERETTA A ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
GENOVA VIA BRIGATA LIGURIA 9
VOLUME 73 (1994)
Supplemento al Bollettino della Società Entomologica Italiana VOL. 127 (1) (30.6.1995) (30 Giugno1995)
VOLUME IN MEMORIA DELL’AVV. EMILIO BERIO
Rivista pubblicata con il contributo finanziario del Consiglio Nazionale delle Ricerche e del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali
REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE DI GENOVA AL N°76 (4 LUGLIO 1949) Prof. CESARE CONCI - Direttore Responsabile Spedizione in Abbonamento Postale 50% - Quadrimestrale GRAFICA db - TIPOLITOGRAFIA DON Bosco - VIA DON Bosco 2 - 16151 GENOVA SAMPIERDARENA
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
\ Sede in GENOVA, Via Brigata Liguria N. 9° presso il Museo Civico di Storia Naturale |
| CONSIGLIO DIRETTIVO 1994- 1995 a Prof, Cesare Conci - VICE PRESIDENTE: Sig. Nino Sanfilippo. SEGRETARIO: Dr. Roberto Poggi - AMMINISTRATORE: Rag. Giovanni Dellacasa. DIRETTORE DELLE PUBBLICAZIONI: Prof. Giovanni Salamanna _ n Prof. Baccio Baccetti, Prof. Antonio Giordani Soika, Prof. Murolo la Gites rof. Mino Martelli, Prof. Giuseppe Osella, Sig. Guido Plan. Prof. Franco Tassi, BL Ermenegildo Ted Prof. Gennaro Viggiani, Prof. Augusto Vigna Taglianti, Prof Rodolfo Zocchi, Sig. Stefano Zoia. REVISORI DEI CONTI: Ing. Enzo Bernabò, Dr. Enrico Gallo, Dr. Ducezio Grasso. SUPPLENTI: Sig. Sergio Riese, Dr. Valter Raineri. BIBLIOTECARIO: Ing. Enzo Bernabò
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CONSIGLIO DI REDAZIONE: coincide con il Coil Dati che si avvale, se necessa- rio, della collaborazione di altri Esperti italiani e stranieri. |
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MEMORIE DELLA
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
FONDATA NEL 1869 - ERETTA A ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
VIA BRIGATA LIGURIA 9
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VOLUME 73 (1994)
Supplemento al Bollettino della Societa Entomologica Italiana VOL. 127 (1) (30.6.1995) (30 Giugno1995)
VOLUME IN MEMORIA DELL’AVV. EMILIO BERIO
Rivista pubblicata con il contributo finanziario del Consiglio Nazionale delle Ricerche e del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali
REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE DI GENOVA AL N. 76 (4 LUGLIO 1949) Prof. CESARE CONCI - Direttore Responsabile Spedizione in Abbonamento Postale 50% - Quadrimestrale GRAFICA db - TIPOLITOGRAFIA DON Bosco - VIA DON BOSCO 2 - 16151 GENOVA SAMPIERDARENA
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ROBERTO POGGI
Museo Civico di Storia Naturale “G. Doria” - Genova
RICORDO DI EMILIO BERIO (1905-1993)
Il Dr. Capra amava definirlo “polünoos”, ossia “di molta mente”, prendendo a prestito dal mondo classico un termine che gli sembrava fosse stato utilizzato da Omero per indicare Ulisse.
Nella pregnanza di quel vocabolo del greco antico sta in effetti racchiusa la vera essenza di Emilio Berio, un uomo davvero poliedrico, distinto e colto, che molti di noi hanno conosciuto come entomologo, tanti come avvocato, ma ben pochi nella comple- ta varietà dei suoi interessi, che egli riuscì a coltivare e a conciliare con una attività che ha dello straordinario.
Berio era nato a Genova il 13 ottobre 1905 dall'avvocato procuratore Fausto e da Irma Vallebona, casalinga; la famiglia si espanse in seguito con la nascita del secondo- genito Arturo, futuro dottore in chimica pura, e della terzogenita Luisa, che si sarebbe poi laureata in lettere.
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Dopo gli studi classici Berio si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza dell’ Ateneo genovese, seguendo le orme paterne, laureandosi con lode e superando poi gli esami da Procuratore legale nel 1933. Da quell’anno esercitò la professione forense nell’am- bito civile, esattamente per un sessantennio consecutivo, sempre a Genova.
Adempiuti gli obblighi militari, si sposò (nel 1937) ed entrò nello studio paterno in Via S.Donato, nel centro storico della città, ma l’ufficio andò distrutto nel 1942 nel corso di un bombardamento aereo; con esso Berio perse quasi tutti i documenti e parte dei testi giuridici ereditati dal padre, che era defunto nel 1937. Egli trasferì allo- ra lo studio in alcuni locali del Palazzo del Principe, di proprietà della famiglia Doria Pamphilj, dei cui beni immobiliari liguri Berio fu amministratore dal 1940 ininterrot- tamente fino alla morte; ma ulteriori bombardamenti costrinsero Berio a trasformare in studio una stanza di casa propria, in Corso Firenze, per ritornare poi definitivamen- te nel 1945, a guerra conclusa, nel Palazzo del Principe.
Non ho certo la competenza per giudicare qui l’operato di Berio dal punto di vista legale, ma so che egli fu sempre attentissimo ed accurato nella professione, risolvendo spesso brillantemente situazioni complicate e difficili, con arringhe incisive ed estre- mamente documentate; egli tenne anche varie amministrazioni condominiali e fami- gliari; fu sempre Berio, tra l’altro, ad impostare e concludere per conto dei Principi Doria Pamphilj gli atti per la donazione al Fondo Ambiente Italiano delle proprietà
Doria di San Fruttuoso di Portofino (Abbazia, terreni, immobili, etc.). |
La grande passione di Berio fu però, come è noto, la lepidotterologia.
Iniziò a raccogliere farfalle da ragazzino, ma, pian piano, restrinse il campo d’azio- ne prima agli Eteroceri e poi ai soli Noctuidae, estendendo però nel contempo le pro- prie indagini a tutto il mondo e diventando rapidamente uno dei pochi specialisti della difficile famiglia, soprattutto per quanto riguarda la fauna paleartica e quella africana.
Tradi le sue amate Nottue solo durante la 2* guerra mondiale, quando per motivi legati all'emergenza bellica non poté effettuare con tranquillità le cacce notturne al lume; in quegli anni raccolse allora in Liguria e in particolare negli immediati dintorni di Genova i Lep. Zygaenidae e gli Hymen. Chrysididae e Mutillidae. Di questi gruppi costituì interessanti raccolte, che furono poi acquistate nel 1972 e nel 1978 dal Museo civico di Storia naturale di Genova. |
Dopo la guerra Berio riprese alacremente le cacce usuali, utilizzando soprattutto i mesi estivi,in cui poteva chiudere il proprio studio professionale; radunò così belle serie di Lepidotteri ad esempio in Val d’Aosta (Valtournanche), in Lombardia (S. Caterina Valfurva), in Trentino (Val di Fassa), in Veneto (Falcade), in Piemonte meri- dionale (Albarasca, presso Stazzano) e naturalmente in Liguria: a Cengio (nel castello proprietà della famiglia), ad Albenga (presso i possedimenti degli Anfossi), nei dintor- ni di Genova e nella stessa città (al Righi, in Corso Firenze e nel giardino del Palazzo Doria di Principe), a Deiva Marina, al Monte Penice, al Passo del Bocco e in altre località.
Ma per accrescere la collezione Berio non mancò di finanziare le spedizioni di molti raccoglitori in Italia e all’estero ed acquistò interi lotti di Noctuidae delle più disparate provenienze.
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Con un’attività indefessa Berio riuscì così a radunare una imponente collezione mondiale di Noctuidae ordinate in circa 1.000 scatole, con circa 70.000 esemplari ed oltre 10.000 vetrini di preparati microscopici.
La collezione, la biblioteca specializzata, assai ricca anche in opere di antiquariato, e gli accurati schedari sono oggi conservati e curati dall’unico figlio di Berio, Renato, che, anch’egli avvocato, è subentrato al padre pure nella conduzione dello studio lega- le, nel solco della ormai affermata tradizione forense familiare.
Nella collezione non figurano più i Lepidotteri Eteroceri non Nottuidi perché essi, per un totale di circa 3.300 esemplari, sono stati acquistati già nel 1983 dal Museo di Genova.
Ma Berio non fu solo avvocato ed entomologo.
Da ragazzo aveva studiato musica (pianoforte in particolare) e da giovane arroton- dava le sue entrate suonando d’estate in complessi ed orchestrine in vari locali della riviera ligure e dando lezioni di solfeggio (ma, già assai sensibile al fascino femminile, cercava di accogliere, come mi diceva, solo allieve carine ...).
Frequentò anche alcuni corsi all'Accademia Ligustica di Belle Arti; dopo molti disegni, studi e ritratti a matita e carboncino si dedicò soprattutto alla realizzazione di quadri ad olio, prediligendo la paesaggistica montana.
Personalità complessa e sfaccettata, in cui coesistevano aspetti di estremo rigore formale e momenti di intensa e soffusa liricità, Berio si dilettò anche di poesia, scacchi, enigmistica, fotografia, matematica, etc.; negli ultimi anni divenne persino perito calli- grafo riconosciuto dal Tribunale di Genova.
Dotato di sottile ironia e grande senso dell’umorismo, fu infaticabile nel racconta- re barzellette (diceva di aggiornarsi tutte le mattine in tribunale ...) e scrisse anche molti salaci raccontini, non propriamente da educande, la cui lettura era forzatamente riservata ad una ristretta cerchia di persone. A questo proposito si può ormai pure rivelare che fu egli l’autore di uno scritto goliardico, rifacentesi all’” Ifigenia in Aulide” di Euripide, piuttosto noto nell’ambito universitario genovese ed erroneamente attri- buito a D'Annunzio dalla locale tradizione orale.
La sua inventiva non aveva limiti; da giovane aveva aiutato suo padre a costruire un violino; in seguito con lenti di un binocolo e ferri vecchi recuperati dai rigattieri riuscì ad assemblare un microscopio perfettamente funzionante ed adattò decine di altri strumenti alle proprie esigenze, trasformando in officina una stanza della sua abi- tazione. Trent'anni fa fu probabilmente il primo automobilista genovese ad inserire spontaneamente una fotocellula nella propria autovettura per l'accensione automatica delle luci di posizione all’ingresso delle gallerie o al calare della sera.
Ma l'attrezzatura dove, a mio parere, superò se stesso è costituita da un tavolo per le riprese fotografiche, utilizzabile per ottenere nitide immagini di intere scatole di col- lezione; facendo fare, con una manovella, un giro completo ad una grande ruota posta in un lato della struttura, si ottenevano in successione i seguenti eventi: illuminazione del soggetto, messa a fuoco, scatto dell’otturatore, spegnimento delle luci e avanza- mento della pellicola nella macchina (e tutto realizzato naturalmente con mezzi assolu- tamente artigianali ...).
È evidente l’impossibilità di seguire in contemporanea occupazioni tra loro così
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distinte e distanti come quelle cui si è sopra accennato; rigido con sé come con gli altri, Berio si era dunque autoregolamentato le giornate, dividendosi negli ultimi anni tra attività in Tribunale (al mattino), farfalle (alla sera e nei giorni festivi), studio pro- fessionale (3-4 pomeriggi a settimana) e Società Entomologica (1-2 pomeriggi a setti- mana), inserendo il resto nei ritagli del giorno e, quando c’era qualche scadenza, anche della notte, magari lavorando con la silenziosa compagnia di qualcuno dei suoi amati gatti.
Berio proseguì così nelle sue operose attività sino all'ultimo giorno, senza mai dimostrare gli anni che davvero aveva, animato da una energia e da una vitalità invi- diategli da tutti coloro che avevano occasione di frequentarlo.
Ma con l’estate del 1993 non giunsero buone novità; il 5 agosto Berio subì un intervento all’intestino, da cui comunque si riprese bene, tanto che ancora in clinica mi parlava dei lavori interrotti e di tutti i programmi per il futuro.
Rientrato a casa, prima di andare in vacanza a Deiva passò ancora all’ingresso del Museo per ritirare alcuni plichi. A settembre ritornò in città, ma a quel punto fu il cuore a dar problemi; i medici gli raccomandavano riposo ma egli continuava a scrivere atti e comparse, magari anche stando a letto. Ma un attacco cardiaco più violento degli altri ebbe infine ragione della sua pur forte fibra e Berio si spense all'Ospedale Galliera di Genova, alle 13 di giovedì 28 ottobre; aveva compiuto 88 anni da quindici giorni.
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Al Museo di Genova Berio era approdato nei primi anni ‘30 ed ivi ebbe la fortu- na di incontrare e conoscere il Direttore Prof. Raffaello Gestro e un Conservatore, il Dr.Felice Capra, i quali, viste le sue buone attitudini sistematiche in lepidotterolo- gia, gli suggerirono lo studio degli Eteroceri che stavano giungendo dalle spedizioni africane.
Berio si pose alacremente al lavoro, procedette allo studio di tali raccolte e prose- gui poi con il riordinamento di quasi tutti i Macrolepidotteri diurni e notturni delle collezioni paleartiche ed esotiche, basandosi principalmente sull’opera del Seitz per l’i- dentificazione dei taxa o per lo meno per lo smistamento delle famiglie.
Ma a modificare pesantemente i programmi intervenne il 2° conflitto mondiale; la guerra portò con sè la rovina della biblioteca del Museo, ma per fortuna lasciò pratica- mente intatte le preziose collezioni. Solo un armadio fu colpito e totalmente distrutto da uno spezzone incendiario, la notte tra il 7 e l’8 novembre 1942, ma disgraziatamen- te quell’armadio conteneva proprio i Lepidotteri Nottuidi revisionati da Berio, cosic- ché egli ebbe il dispiacere di vedere andare in fumo (letteralmente, purtroppo ...) buona parte del suo lavoro assieme a una bella serie di materiali anche tipici.
Per la sua collaborazione al riordinamento delle collezioni Berio era stato nomina- to Conservatore Onorario del Museo già nel 1935 e fu confermato fino al 1965; dopo un'interruzione protrattasi dal 1966 al 1975 (legata a quanto pare agli imprevisti effetti di uno degli scritti satirici sopra ricordati), ricevette una nuova nomina nel 1976, con- fermata negli anni successivi sino alla sua scomparsa. Berio raggiunse così in totale il bel traguardo di 49 anni di permanenza nel Collegio dei Conservatori Onorari del Museo di Genova.
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Frequentando spesso il Museo, Berio ebbe poi modo di fornire il suo fattivo contributo operativo ed organizzativo anche ad alcune associazioni aventi sede pres- so l’istituzione scientifica genovese e in particolare la Società Entomologica Italiana e il Patronato Genovese Pro Natura “A.Anfossi” (antesignano dell’attuale Pro Natura Genova).
Convinto sostenitore dei concetti protezionistici, Berio partecipò attivamente alla vita sociale del Pro Natura per un quindicennio, a partire dal marzo 1963, allorché la Presidente Milly Leale Anfossi lo nominò proprio coadiutore per la parte amministra- tiva del Patronato. Poco dopo (21 giugno 1963) divenne Direttore responsabile del Notiziario, che nel frattempo passò da ciclostilato a stampato; nel 1964 fu eletto Consigliere e nello stesso anno nominato Vice Presidente della associazione, carica in cui fu confermato per molti anni successivi.
Berio contribuì in misura notevole alle pubblicazioni periodiche del Patronato, con numerosi articoli informativi e divulgativi e con la redazione di varie rubriche fra il 1963 e il 1972. Dal gennaio 1973 al giugno 1977 assunse anche la Direzione respon- sabile del periodico “L’ambiente naturale e urbano”.
In rappresentanza del Patronato fu inoltre per parecchi anni Delegato al Comitato Provinciale della Caccia di Genova e di Savona.
Con la Società Entomologica Italiana i rapporti furono evidentemente più stretti e continuativi, protraendosi per ben 65 anni. Iscrittosi alla Società nel lontano 1929, Berio negli ultimi 48 anni fece ininterrottamente parte del Consiglio Direttivo: come Consigliere dal 1946 al 1951, come Amministratore dal 1952 al 1967 e infine come Vice Presidente dal 1968 al 1993. Fu inoltre Direttore responsabile dei periodici della Società dal 1960 al 1993. Anche in questo caso dunque, secondo lo stile classico di Berio, la sua partecipazione alla vita sociale non fu episodica o saltuaria, ma totalmen- te coinvolgente.
Poco prima della celebrazione del centenario della Società (1969) Berio riorganizzò tutte le operazioni relative ai rapporti con i Soci, provvedendo così in prima persona, per circa vent'anni, oltre alle incombenze proprie della sua carica di Vice Presidente, anche a buona parte di quelle formalmente spettanti al Segretario, all’Amministratore e al Bibliotecario.
Berio rispondeva dunque alle lettere dei Soci, nuovi o vecchi, imbustava, affran- cava e spediva manualmente le pubblicazioni sociali, incideva le targhette metalli- che dell’indirizzario, confezionava i pacchi degli estratti da spedire agli autori, regi- strava e controllava il pagamento delle quote, inviava i solleciti ai morosi, curava i cambi dei periodici con le altri istituzioni scientifiche italiane ed estere, teneva i registri contabili, provvedeva al pagamento delle fatture, spediva spilli, colla e car- toncini, ecc. ecc.
Accettò rarissimamente di essere aiutato da persone che non appartenessero al personale del suo ufficio (Gabriella Mattioni Dibisceglia in particolare divise a lungo con lui gli oneri della gestione), sostenendo che gli altri, non abituati al suo ritmo e ai suoi schemi logici e rigidamente consequenziali, gli riuscivano più d’impiccio che di sostegno; solo negli ultimi anni, con l'adozione dell'invio delle pubblicazioni in abbo- namento postale e con il trasferimento dell’elenco dei soci su supporto elettronico,
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riuscì infine ad essere almeno parzialmente sollevato dagli incarichi manuali più gravo- si e ripetitivi.
A suo tempo inoltre curò le complesse operazioni legate al lascito di Dodero e per circa un quarantennio continuò ad occuparsi della amministrazione dell’ap- partamento ereditato dalla Società, tenendo i rapporti con gli inquilini ed il con- dominio. |
Non tralasciò tra l’altro, lui lepidotterologo, di realizzare una riedizione in fotoco- pia della “Fauna Coleopterorum Italica” del Porta, l’opera esaurita da anni, sulla cui reperibilità gli venivano più frequentemente rivolte richieste da parte di giovani Soci desiderosi di entrarne in possesso.
E infine, per chiudere con le cariche entomologiche, va ricordato che Berio nel 1982 fu nominato Socio Onorario della Sociedad Hispano-Luso-Americana de Lepidopterologia (SHILAP) di Madrid mentre il 22 ottobre 1983, su proposta del Dr.Capra, fu nominato Accademico Ordinario della Accademia Nazionale Italiana di Entomologia, alle cui sedute partecipò più volte.
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L’attività scientifica di Emilio Berio si può sintetizzare in una serie di numeri assai significativi: pubblicazione di oltre 200 contributi originali e di oltre 80 note divulgati- ve, con descrizione di ben 1.152 nuove entità, così suddivise: 133 generi, 13 sottogene- ri, 836 specie, 33 sottospecie, 67 forme, 69 aberrazioni e 1 varietà, oltre ad 8 nomi nuovi, secondo i dati che ho potuto ricavare dai suoi lavori.
Per stilare la bibliografia scientifica riportata in calce a questo ricordo biografico mi sono avvalso di un abbozzo di elenco compilato dallo stesso Berio, in cui però i titoli figuravano in forma sintetica e abbreviata, per cui ho poi verificato personalmen- te tutte le citazioni sui periodici originali.
Per la bibliografia divulgativo-protezionistica non esisteva invece nessun elenco, neppure parziale, e quindi è possibile che io sia incorso in qualche involontaria omis- sione.
Resta da sottolineare il fatto che Berio lavorò e pubblicò praticamente sempre da solo; i lavori scritti a due nomi sono solo 4 su 288, anche se egli fu sempre disponibile ad aiutare e consigliare i colleghi, soprattutto i giovani che si avvicinavano all’entomo- logia con l'inesperienza e l’ardore classici dei neofiti.
Desideroso di far conoscere rapidamente al mondo le sue specie nuove, quasi per una fanciullesca gara con i suoi colleghi-rivali (valga per tutti il nome di Boursin), Berio sfornò lavori a getto continuo (l’attività fu intensissima ad esempio a metà degli anni ‘60) e li inserì soprattutto sui periodici della Società Entomologica Italiana e del Museo civico di Storia naturale di Genova.
A questo punto non posso non ricordare, anche perché spesso li ho vissuti in prima persona, gli aspetti quasi comici che si accompagnavano ad ogni presentazione di un lavoro scientifico di Berio per la pubblicazione su “Doriana” o sugli “Annali” del Museo di Genova.
Responsabile della redazione è stata per oltre trent'anni, fino al 1989, la Dott.ssa
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Gianna Arbocco, persona attenta e precisa, cui difficilmente sfuggivano incertezze les- sicali o disomogeneità nei testi e nelle abbreviazioni.
A lei si presentava Berio con un fascio di fogli battuti a macchina, talvolta non numerati, e una serie di disegni sparsi, ancora da comporre in tavole e senza didascalie complete, dicendole: “Le lascio questo lavoro; faccia lei quello che meglio crede.”, fer- mamente convinto che tra i compiti della redazione ci fosse anche quello di comporre i disegni in tavole, di numerarli e di omogeneizzare testi, citazioni e didascalie.
La Arbocco rilevava immediatamente le prime inevitabili disomogeneità (derivanti dal fatto che Berio lavorava a spizzichi e bocconi, una sera su una specie e una sera su un’altra, passando poi i fogli degli appunti alle signorine dell’ufficio per la trascrizione dattilografica, che egli non rileggeva mai) ed iniziava così un rituale tira e molla che durava parecchi giorni, con richieste di modifiche, parziali concessioni, correzioni, rabbuffi e riconciliazioni, fino a che il dattiloscritto diventava infine presentabile per la tipografia.
Berio comunque è sempre stato ben cosciente dell’oscuro e paziente lavoro svolto dalla Dr.ssa Arbocco, tanto che, in uno dei rari casi in cui motivò una derivatio nomi- nis, nel 1986 dedicò proprio a lei una specie nuova “in segno di gratitudine per la pazienza con cui da sempre rivede i miei manoscritti, ne corregge le bozze, ne cura l'impaginazione e la stampa”.
I primi studi condotti sulle nottue africane del Museo di Genova permisero a Berio di entrare in rapporto con varie istituzioni straniere ricche di materiali da identi- ficare; il Museo di Tervuren in particolare lo sommerse a più riprese di intere casse di esemplari indeterminati, mentre altri grossi lotti gli vennero spediti dai Musei di Parigi, Londra e Bonn.
Berio inoltre chiese e ricevette in studio materiali tipici dai principali musei del mondo, anche se non visitò mai nessun istituto straniero e ben pochi di quelli italiani, facendo un’unica eccezione poco prima della stesura del suo primo volume della “Fauna d’Italia”, per la necessità di verificare dati e località.
I due volumi della “Fauna d’Italia” dedicati ai Noctuidae costituiscono sicura- mente il più significativo contributo lasciato da Berio al mondo scientifico e in essi egli concentrò tutte le proprie conoscenze sull’argomento; il terzo ed ultimo volume, alla cui redazione Berio non era peraltro granché intenzionato a dedicarsi, dovrebbe vede- re la luce a cura di Alberto Zilli.
La produzione scientifica di Berio è stata rivolta in massima parte ai Lepidotteri Noctuidi, tranne qualche nota su altre famiglie di Lepidotteri (soprattutto Eteroceri) e sugli Imenotteri Crisididi ed alcune recensioni e biografie.
Di notevole importanza sono gli articoli in cui Berio propose in varie riprese nuovi schemi di ordinamento sistematico di generi e tribù mondiali di Noctuidae, basandosi sugli apparati genitali e sulle venature alari più che su fallaci convergenze morfologi- che esterne. |
Si possono poi ricordare le monografie dei generi Ozarba Hb., Polydesma Boisd. e Sypna Guén. (quest’ultima realizzata assieme al Dr.Fletcher del British Museum) e i lavori dedicati allo studio delle Catocalinae.
Ugualmente interessanti sono i contributi più strettamente tecnici, in cui Berio
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espose le metodiche messe a punto per l'estrazione e lo studio degli apparati genitali maschili e femminili dei Lepidotteri senza rovinare integralmente l'addome, che può così essere rimesso in sito salvaguardando l’habitus globale dell’esemplare trattato.
Sono invece forse meno noti i documentati contributi di tipo nomenclatoriale, argomento nel quale Berio era un vero esperto (uno dei pochi in Italia ed a cui tutti ci siamo rivolti per chiarimenti ai nostri dubbi); la capacità di interpretare un “Codice” era chiaramente più spiccata in lui, avvocato-entomologo, rispetto agli entomologi digiuni di legge.
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Con i ricordi si potrebbe proseguire ancora parecchio, tornando ad esempio col pensiero all'enorme mazzo di chiavi che Berio si portava sempre appresso - e il cui inconfondibile tintinnio sul tavolo di fronte agli uffici della Direzione del Museo dava il segnale del suo arrivo pomeridiano -, oppure all’immancabile penna stilografica con cui vergava ogni suo scritto, o alla vecchia grande borsa nera che riusciva a riempire di libri fino all’inverosimile, o ancora ai mille consigli giuridici che ammanniva gratuita- mente agli amici.
E poi bisognerebbe anche rammentare quanto intensamente Berio amò la vita ed insegnò ad amarla, non arrendendosi mai di fronte alle difficoltà incontrate sul cammi- no, ma cercando sempre di superarle, talora non seguendo la strada apparentemente più facile e diretta.
Ma forse, ancor più di ogni altra cosa, va ricordato semplicemente che Berio, sotto la scorza inflessibile del legale, seppe celare la generosità d’animo classica del genovese apparentemente un po’ burbero e che alla fine egli si dimostrò sempre disponibile anche nei confronti di coloro che (come talora accadde a me) in qualche occasione non si erano trovati del tutto d’accordo con certe sue opinioni od iniziative.
La sua figura resterà indimenticabile nell’ambito della entomologia italiana, a dimostrazione di quanto possa realizzare un uomo da solo, con le sue sole capacità, se animato da sicure convinzioni e fermi ideali.
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RICORDO DI EMILIO BERIO 11
BIBLIOGRAFIA SCIENTIFICA
1932 1) Una nuova forma di Euxoa puta Hb. Considerazioni sulla f lignosa Gdt. - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 64, (8): 146-149.
1933 2) Spedizione scientifica all’Oasi di Cufra (Marzo-Luglio 1931). Lepidotteri - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 56: 115-121. 3) Note sui Lepidotteri. Metarctia lateritia H-S. e Automolis unicolor Obth. - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 56: 367-368, tav. VII.
1934
4) Lepidotteri raccolti dal Prof. L. Cipriani nel Fezzan (1932). I - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 66, (6): 124-127, 3 figg.
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5) Spedizione del Barone Raimondo Franchetti in Dancalia. Lepidotteri - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 57: 281-283.
6) Spedizione zoologica del Marchese Saverio Patrizi nel Basso Giuba e nell’Oltregiuba. Giugno-Agosto 1934. Nuove specie di Eteroceri. Amatidae, Arctiidae, Noctuidae - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 58: 56-65, 7 figg.
7) Nuove Arctiidae d'Africa del Museo di Genova - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 59: 26-27.
1936
8) Descrizione di una nuova Limantride dell'Etiopia - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 59: 42, 1 fig. 9) Specie nuove di Lepidotteri della Somalia italiana (Arctiidae, Erastriinae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 68, (1-2): 27-28, 2 figg. 10) Contributo alla conoscenza della variazione di Agrotis puta (Hb. 1802) Ochs. 1816 (Lepid. Noctuidae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 59: 69-117, tavv. II-IV.
1927
11) Osservazioni sulla morfologia e nomenclatura dell’apparato copulatore dei Lepidotteri. Che cosa siano realmente l’Uncus e lo Scaphium - Festschrift zum 60. Geburtstage von Prof. Dr. E. Strand, (1936), 2(1): 205-211, 10 figg.
12) Spedizione zoologica del Marchese Saverio Patrizi nel Basso Giuba e nell’Oltregiuba. Giugno-Agosto 1934. Nuove specie di Eteroceri. Noctuidae, Lymantriidae, Limacodidae, Geometridae - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 58: 174-181, 5 figg.
13) Eteroceri africani apparentemente nuovi - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 59: 370-393, 2 gr. di figg.
1938 14) Brevi note su due Nottue paleartiche - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 70, (1-2): 24-25. 15) Una nuova specie di Chaerocina di Eritrea (Lepid.; Sphingidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 70, (5): 85- 86, 1 fig. 16) Spedizione zoologica del Marchese Saverio Patrizi nel Basso Giuba e nell’Oltregiuba. Giugno-Agosto 1934. Lista dei Lepidotteri Eteroceri con note e diagnosi di Eteroceri africani - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 58: 189-203, 10 figg.
1939 17) Contributi alla conoscenza dei Lepidotteri Eteroceri dell’Eritrea. I. Lista delle specie con descrizioni delle nuove entità raccolte negli anni 1934 al 1937 dal Sig. Francesco Vaccaro - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 17, (1), (1938): 47-62, tavv. I-II.
12 R. POGGI
18) Lepidoptera, in: ZAVATTARI E. - Missione Biologica nel paese dei Borana. Vol. III Raccolte zoologiche, parte II - Reale Acc. d’Italia, Roma: 9-15, 4 figg.
19) Contributi alla conoscenza dei Lepidotteri Eteroceri dell’Eritrea. II. Eteroceri raccolti dal Cap. Antonio Richini e famiglia nella zona di Adua - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 71, (8): 164-165.
20) Nuovo genere e specie di Erastriinae dell'Argentina (Lepid. Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 71, (9-10): 186-187, 4 figg.
1940
21) Contributo alla conoscenza dei Lepidotteri Eteroceri dell’Eritrea. III. Eteroceri raccolti dal Cap. Richini ad Adi-Abuna (Adua) in marzo-aprile 1939-XVII - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 72, (2): 21-24, 6 figg.
22) Lepidotteri raccolti dal Col. Mommeret ad Asmara nel luglio-ottobre 1934 con descrizione di una nuova Asticta (Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 72, (3): 42-44.
23) Diagnosi di Eteroceri africani - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 19, (1): 125-128.
24) Contributi per una monografia del genere Ozarba Hb. (Lep. Noctuidae). I. Diagnosi di alcune nuove specie del globo - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 19, (2): 173-189, 33 figg.
25) Contributo alla conoscenza dei Lepidotteri Eteroceri dell’Eritrea. V. Diagnosi di nuove Noctuidae rac- colte da F. Vaccaro nel 1934-37 - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 72, (8): 122-126, 1 fig.
26) Contributo alla conoscenza dei Lepidotteri Eteroceri dell’Eritrea. IV. Eteroceri raccolti dal Cap. Richini ad Adi-Abuna (Adua) nel giugno-luglio 1939-XVII - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 19, (2): 190-192.
27) Contributo alla conoscenza dei Lepidotteri Eteroceri dell’Eritrea. VI. Eteroceri raccolti dal Cap. Richini ad Adi-Abuna (Adua) nel marzo 1940 - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 72, (10): 161-165, 1 fig.
1941
28) Necessità di indicare un typus nella descrizione delle sottospecie - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 73, (2): 20-23.
29) Revisione di alcune Beralade africane - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 73, (4-5): 60-61, 3 figg.
30) Osservazioni sulla variazione di Papilio demodocus Esp. e descrizione di tre nuove forme (Lepidoptera) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 73, (6): 90-92.
31) Recensione di VERITY R. - Le Farfalle diurne d’Italia. Vol. I. Hesperides. pp. I-XXXIX, 1-131, 6 tav. - Casa Editrice Marzocco, Firenze, 1940 - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 73, (7): 112-113.
32) Contributi allo studio [sic’] dei Lepidotteri Eteroceri dell’Eritrea. VII. Euchromiidae, Arctiidae, Agaristidae, Lymantriidae, Lasiocampidae, Noctuidae raccolte dal Sig. G. [sic/] Vaccaro nel 1938 - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 61: 176-190, 5 figg.
33) Elenco di Lepidotteri Eteroceri raccolti da Querci-Romei in Somalia con diagnosi di nuove specie - Mem. Soc. ent. ttal., Genova, 20, (2): 118-124, 4 figg.
1942 34) Studi sulla armatura genitale maschile dei Lepidotteri. II. Considerazioni teoriche generali - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 61: 196-222, 12 figg. 35) Descrizione di una nuova aberrazione di eritrismo di Melitaea didyma Ochs e di un esemplare asimme- trico della stessa specie - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 74, (8): 97-100, 7 figg. 36) Diagnosi di due Nottue paleartiche (Lepidoptera) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 74, (9): 125-126, 2 figg.
1943 37) Descrizione dell’armatura genitale di alcune Hypotacha e diagnosi di una nuova specie (Lep. Noctuidae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 62: 25-29, 2 figg.
1944 38) Missione Biologica Sagan-Omo diretta dal Prof. E. Zavattari. Lepidoptera. Agaristidae e Noctuidae - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 23: 74-79.
1945 39) Reperti di nuove Noctuidae dell’ Africa Orientale - Merz. Soc. ent. ital., Genova, 24: 81-83, 2 figg.
RICORDO DI EMILIO BERIO 13
1947
40) Contributo alla conoscenza del genere Ozarba Hb. (Lep. Noctuidae). II. Note critiche sulla sinonimia e distribuzione geografica di alcune specie - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 77, (3-4): 27-30, 3 figg. 41) Diagnosi di alcune Erastriinae africane (Lep. Noctuidae) - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 26: 12-15, 4 figg.
1948
42) Considerazioni sulla validità del nome Noctua Linn. (1758) e altri termini generici della X° ed. del “Syst. Naturae” - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 27: 35-44.
43) Variabilità di Hippotion rebeli Rots. -Jord. (Lepidoptera - Sphingidae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 63: 168-172, 1 fig.
1950
44) Terzo contributo alla conoscenza del Gen. Ozarba Wlk. (Lep. Noctuidae). Sulla sistematica di alcune specie ascritte a questo genere - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 64: 131-157, 98 figg.
45) Diagnosi di nuove specie di Nottue (Lep. Noctuidae = Agrotidae) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 80, (9- 10): 89-92, 1 fig.
46) Descrizione dell’articolazione dell'addome sul torace nei Chrysididi - Mem. Soc. ent. ital, Genova, 29: 112-116, 9 figg.
1951
47) Recensione di: KNUD Juul - Nordens Eupithecier - Gravers Andersen Forlag, Aarhus, 1948, 145 pp., 6 tav. col. e 7 tav. in nero (Dollari 4. 75; sh. 34/-) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 81, (5-7): 64.
48) Segnalazione di interessanti catture di Lepidotteri in Italia (Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 81, (8-10): 83-85.
1952 49) Sulla impiegabilita del nome Noctua Linn. 1757 - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 82, (1-2): 9-10. 50) Impianto di uno schedario tassonomico - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 82, (3-4): 23-28, 2 figg.
1953
51) Recensione di: Sergio BEER e Alfredo SACCHETTI: Problemi di sistematica biologica. Einaudi, Torino, 1952; in 8. o, 671 pagg., 56 fig. n. testo, 17 tav. col.; L. 8000 - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 82, (9-10), (1952): 101-102.
52) Contributo alla conoscenza di Noctuidae poco note, diagnosi di nuove specie e note critiche - Doriana, Genova, 1, 34: 1-6, 13 figg.
53) The Rule of Priority in Zoological Nomenclature - Bull. zool. Nomencl., London, 8, (1-3), Document 1/20: 30-40.
54) Mocis conveniens Walk. bona species (Lepidopt. Noctuidae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 66: 250-251, 1 gr. di figg.
1954
55) Trigonodes hyppasia Cram. e T. exportata Guén. (Lep. Noctuidae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 66: 295-300, 8 gr. di figg. |
56) Note sulla sistematica dei generi Achaea Hb. e affini (Lep. Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 84, (1-2): 22-24.
57) Osservazioni su Polydesma umbricola Bdv. e sul genere Polydesma Bdv. (Lep. Noctuidae) - Doriana, Genova, 1, 50: 1-8, 13 figg.
58) Diagnosi di nuove Catocalinae africane (Lep. Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 84, (3-4): 55-58, 3 figg.
59) Nuove Catocalinae africane al Museo del Congo Belga di Tervuren (Lep. Noctuidae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 66: 336-343, 3 figg.
60) Etude de quelques Noctuidae Erastriinae de Madagascar (Lepid. Noctuidae) - Mém. Inst. scient. Madag., Tananarive, Sér. E, 5: 133-153, 34 figg., tav. VII.
61) Mocis mayeri Bdv. bona species (Lepidoptera Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 84, (7-8): 105- 107, 1 fig.
14 R. POGGI
1955
62) Perigea conducta Wlk. (Caradrina conducta Wik. ) bona species (Lepid. Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 85, (1-2): 19-20, 2 figg.
63) Appunti sul genere Pericyma H. -S. e affini (Lep. Noctuidae) - Mem. Soc. ent. ital, Genova, 33(1954): 147-154, 17 figg.
64) Studi sull’armatura genitale dei Lepidotteri. III. Individuazione del X° anello addominale - Boll. Lab. Zool. gen. agr. Fac. Agr. Portici, 33(1956): 330-340, 3 figg.
65) Georyx muscosa Gey. e le specie affini (Lepid. Noct. ) - Rev. Zool. Bot. afr., Bruxelles, 51, (3-4): 212-222, 10 figg.
66) Osservazioni sul gen. Hypocala e diagnosi di una nuova specie (Lep. Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 85, (5-6): 84-88, 4 figg.
67) Diagnosi preliminari di Noctuidae africane (Lepidoptera) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 85, (7-8): 124- 125;
68) Contribution a l’étude des Noctuidae de Madagascar - Mém. Inst. scient. Madag., Tananarive, Sér. E, 6: 109-140, 28 figg.
69) Sulla distribuzione geografica della Noctua algira L. e sulle specie affini (Lep. Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 85, (9-10): 140-148, 24 figg.
1956
70) Diagnosi preliminari di Noctuidae apparentemente nuove - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 35, (1): 23-34.
71) Grammodes geometrica F. e le specie affini (Lep. Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 86, (3-4): 34- 43, 12 fige.
72) Appunti su alcune specie del genere Calpe Tr. (Lep. Noctuidae) - Mem. Soc. ent. ital, Genova, 35, (1): 109-119, 20 figg.
73) Eteroceri raccolti dal Dr. Carlo Prola durante la spedizione alle isole dell’Africa Orientale con descrizio- ne di specie nuove (Lepidoptera) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 86, (5-6): 82-87, 2 figg.
1994 74) Ulteriori modifiche e cambiamenti nella nomenclatura dei generi di Noctuidae del globo (Lepidoptera) - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 36, (1): 5-19. 75) Osservazioni su Noctuidae del globo con descrizioni di nuove entita (Lepidoptera: Stictopterinae, Euteliinae, Nycteolinae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 69: 75-88, 15 figg., tav. I. 76) Descrizione di due nuove forme di Targallodes rufula Holl. (Lep. Noctuidae: Euteliinae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 87, (9-10): 160-161.
1958 77) Monografia dell’antico genere Sypna Guen. (Lepidoptera - Noctuidae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 70: 323-402, 143 figg., tavv. XIV-XX (in collaborazione con D. S. FLETCHER).
78) Un impianto per la determinazione rapida delle entita tassonomiche - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 37, (1): 98-100, 1 fig.
1952 79) Descrizione di tre specie nuove di Noctuidae provenienti dall’Isola di Aldabra e da Nairobi (Kenya) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 89, (1-2): 11-12. 80) Descrizione di alcune nuove Noctuidae del Madagascar al Museo di Parigi - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 71: 83-98, 17 figg. 81) Studi sulla sistematica delle cosiddette “Catocalinae” e “Othreinae” (Lepidoptera, Noctuidae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 71: 276-327.
1960 82) I nomi della famiglia e delle sottofamiglie delle Noctuidae (Lepidoptera) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 90, (5-6): 74-77. 83) Diagnosi di una nuova specie di Heteropalpia (Lep. Noctuidae, Catocalinae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 90, (5-6): 102-103, 8 figg.
RICORDO DI EMILIO BERIO 15
1961
84) Descrizione di una nuova Peridroma del Sud America: Peridroma patagonica nov. (Lepidoptera, Noctuidae) - Doriana, Genova, 3, 111: 1-6, 8 figg.
85) Teoria metamerica dell’andropigio dei Crisidi e di altri Imenotteri (Hymenoptera Chrysidae = Chrysididae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 72: 112-125, 9 gr. di figg.
86) Faunula di Noctuidae della regione del Monte Penice negli Appennini Liguri. Primo contributo - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 40: 65-140, 11 figg.
87) Sul significato di “nomen nudum” con riferimento al Catalogo di Denis e Schiffermiiller (Lepidoptera) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 91, (9-10): 139-143.
1962 88) Diagnosi e sinonimie di Noctuidae dell’ Africa Centrale (Hadeninae) - Doriana, Genova, 3, 121: 1-6, 6 figg. 89) Diagnosi di alcune Noctuidae delle Isole Seicelle e Aldabra - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 73: 172-180, 10 figg. 90) Diagnosi di alcune specie di Noctuidae africane - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 92, (7-8): 122-126, 8 figg. 91) Descrizione di nuove Noctuidae africane (Euxoinae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 73: 196-208, 12 figg.
1963
92) Note su alcune Gortyna paleartiche (Lepidoptera Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 93, (1-2): 6- 13, 6 figg.
93) Descrizione di alcune Jaspidiinae africane del British Museum (Lepidoptera - Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 93, (5-6): 72-74.
94) Diagnosi di alcune Microplexia del Madagascar del Museo di Parigi (Lepidoptera, Noctuidae, Amphipyrinae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 93, (5-6): 81-83.
95) La seconda copia del famoso “Erste Zuträge zur Sammlung exotischer Schmetterlinge” di Hübner (1808) è conservata al Museo Civico di Storia Naturale di Milano - Atti Soc. ital. Sc. nat. Mus. civ. St. nat. Milano, 102, (2): 223-228, 1 fig.
96) Una nuova specie di Euxoinae del Sud America: Scotia köhleri (Lepidoptera - Noctuidae) - Doriana, Genova, 3, 139: 1-2, 3 figg.
97) Litophane lapidea Hb. in Liguria (Lepidoptera Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 93, (9-10): 164.
1964
98) Appunti sul genere Mesogenea Hmps. (Lepidoptera - Noctuidae) - Doriana, Genova, 3, 141: 1-5, 7 figg. 99) Osservazioni sul gen. Delta Saalm. con descrizione di nuove entità africane (Lepidoptera - Noctuidae) - Doriana, Genova, 3, 144: 1-5, 5 figg.
100) Su alcune specie del gen. Aspidifrontia Hmps. con descrizione di nuove entità (Lepidoptera- Noctuidae-Hadeninae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 74: 223-232, 33 figg.
101) Nuove specie di Noctuidae della Cina e dell’ Africa Centrale - Doriana, Genova, 3, 147: 1-8, 6 figg.
102) Nuovi taxa di Noctuidae africane (Lepidoptera) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 94, (5-6): 87-90, 3 figg.
103) Osservazioni sul genere Odontestra Hmps. con descrizione di nuove specie africane (Lepidoptera, Noctuidae-Hadeninae) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 94, (5-6): 107-111, 9 figg.
104) Rettifiche alla mia “Faunula di Noctuidae della regione del Penice” - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 43: 121-128.
105) Comment to the proposal of rejection for nomenclatural purposes of Hiibner’s paper entitled “Erste Zutrage zur Sammlung exotischer Schmetterlinge” printed in 1808, as submitted by J. W. B. Nye (Bull. zool. Nomencl., vol. XXI, pt. 6, March 1964) - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 43: 129-144.
106) Nuove specie e nuovo genere di Jaspidiinae del Madagascar, con figure di apparati genitali di Microplexia già note (Lepidoptera, Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 94, (7-8): 120-125, 18 figg.
107) Appunti su alcune specie ascritte al gen. Episparis WIk. con descrizione di nuovi taxa africani (Lepidoptera, Noctuidae) - Doriana, Genova, 4, 151: 1-5, 4 gr. di figg.
108) Considerazioni su alcuni taxa appartenenti alla sottofamiglia Westermanniinae. Sulla costanza intrage- nerica dei caratteri andropigiali in alcune specie della sottofamiglia, e sullo scarso valore generico delle varianti alle vene areolari del gruppo Metaleptina, Negeta, Neonegeta, con descrizione di nuove specie centro africane (Lepidoptera, Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 94, (9-10): 152-159, 18 figg.
16 R. POGGI
1965
109) Le Catocalinae africane a tibie spinose del Museo di Tervuren - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 75: 181-332, 244 figg. in XVIII tavv.
110) L'Autore e la specie tipo di Cleoceris (Lepidoptera - Noctuidae) - Doriana, Genova, 4, 158: 1-2.
111) Ricerca, cattura e uccisione delle farfalle a volo notturno - Inf giov. Ent. (suppl. Boll. Soc. ent. ttal.), Genova, 6, (27): 7-8 e 6, (28): 9-12.
112) Una caccia da fare a tavolino (La caccia . nome scientifico) - Inf giov. Ent. (suppl. Boll. Soc. ent. ital.), Genova, 6, (29): 13-16.
113) Sistematica di alcune Noctuidae africane con descrizione di nuove entità (Lepidoptera) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 95, (9-10): 144-148, 4 figg.
114) Afrenella jansei n. gen. n. sp. di Amphipyrinae dell’Africa centrale (Lepidoptera Noctuidae) - Merz. Soc. ent. ital, Genova, 44: 94.
1966
115) Reperti di nuove Amphipyrinae dell’Africa equatoriale con note sinonimiche (Lepidoptera - Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 96, (1-2): 31-34, 3 figg.
116) Nomi generici polispecifici di Noctuidae del globo con scelte di specie tipo e osservazioni - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 76: 42-67.
117) Le Calymniodes del gruppo di mastoides Hmps. del Messico e dell’ Honduras Britannico - Doriana, Genova, 4, 171: 1-5, 4 figg.
118) Diagnosi di nuove Euteliinae africane (Lepidoptera, Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 96, (7-8): 137-139 [con Errata corrige: ibid., 96, (9-10): 169-170].
119) Pandesma muricolor n. sp. e Subpandesma n. gen. (Lepidoptera, Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 96, (7-8): 139-140.
120) Descrizione di nuove Noctuidae africane e note sinonimiche - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 76: 110-136, 26 figg. in III tavv.
1967 121) Revisione di alcune Hyblaea del gruppo di puera Cr. (Lepidoptera: Noctuidae) - Doriana, Genova, 4, 182: 1-10, 10 figg.
1968 122) Revisione di alcune specie di Pandesma Guen. e Thria WIk. con descrizione di nuove specie (Lepidoptera-Noctuidae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 77: 208-220, 7 gr. di figg. 123) I pericolosi effetti nel campo nomenclatorio del rigetto dei nomi generici dell’Erste Zutraege di Hiibner (Lepidoptera) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 98, (7-8): 109-112.
1969
124) Nuovo genere e specie di Noctuidae d’Africa (Lepidoptera) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 99-101, (1- 2): 45-48, 2 figg.
125) Le Parc national du Niokolo-Koba, Fasc. III. XXIII: Lepidoptera Noctuidae - Mém. Inst. fond. Afr. notre, Dakar, 84: 365-372, 1 fig.
126) Perché e come si preparano gli apparati maschili delle farfalle - Inf giov. Ent. (suppl. Boll. Soc. ent. ital), Genova, 10, (46): 5-8 e 10, (47): 9-12.
127) Risposta alla prima lettera - Inf. giov. Ent. (suppl. Boll. Soc. ent. ital.), Genova, 10, (48): 13-16.
128) Il metodo “magico” per l’estrazione dell’andropigio nei Lepidotteri in collezione a scopo diagnostico - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 48(Parte II, Fasc. 2): 368-378, 8 figg.
1970 129) Diagnosi di nuove specie esotiche di Noctuidae (Lepidoptera) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 102, (1-2): 21-29, 11 figg. 130) Recensione di: CURTIS - A short history of the brown tail moth - Ristampa 1969 in facsimile; ed. Curwen - distribuzione Classey- pp. (18) 13, 1 tavola, 1000 copie numerate - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 102, (1-2): 40.
RICORDO DI EMILIO BERIO 17
195
131) Appunti sistematici e diagnostici sul genere Elaeodes Hmps. con descrizione di nuove specie e reperti di altre poco note (Lepidoptera Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 103, (1-2): 13-26, 44 figg., 1 tav.
132) Descrizione di nuove Noctuidae e note sinonimiche (Lepidoptera) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 103, (3-4): 63-68, 8 figg.
133) Revisione del gen. Polydesma Boisd.-e Trichopolydesma Berio (Lepidoptera - Noctuidae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 78: 264-300, 12 figg., 2 tavv.
134) In memoria di Guido Grandi - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 78: 361-362.
1972
135) Recensione di: POEY - Centurie de Lepidoptères... 1832, pp. 54 non numerate, tavv. 20 non numerate - e di: ROUGEOT P. C. - Faune de l’Europe et du Bassin Méditerranéen, vol. 5°, tomo 1°, Bombycoidea - Masson & Cie., Parigi, 1971, 152 pp., 197 figg., 2 tavv. a colori - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 104, (1-3): 44.
136) Descrizione di nuove specie di Chutapha di Birmania (Lepidoptera Noctuidae Amphipyrinae) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 104, (8): 160-162, 5 figg.
137) Prima segnalazione di Leucania arbia Brs. -Rgs. in Italia (Lepidoptera Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 104, (9-10): 218.
138) Descrizione di tre Lepidotteri (Noctuidae) nuovi dell’Isola di S. Elena (Atlantico del Sud) - Rev. Zool. Bot. afr., Bruxelles, 86, (3-4): 290-292, 3 figg.
139) Nuove specie e generi di Noctuidae africane e asiatiche e note sinonimiche. Parte I - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 51: 169-182, 33 figg.
1973
140) Nuove specie e generi di Noctuidae africane e asiatiche e note sinonimiche. Parte II - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 79: 126-171, 68 figg.
141) Recensione di: BROWN & HEINEMANN, 1972 - Jamaica and its butterflies - Classey, London, 493 pp., 11 tavv. - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 105, (7-8): 124.
142) Come rammollire per la preparazione i Lepidotteri grossi od ostinati e altri consigli - Inf giov. Ent. (suppl. Bo//. Soc. ent. ital. ), Genova, 14, (69): 13-16.
143) Renato Galassi - Mem. Soc. ent. ital, Genova, 52: 59-60, 1 foto.
1974
144) Nuove specie e generi di Noctuidae africane e asiatiche e note sinonimiche. Parte III - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 106, (3-4): 53-59, 13 figg.
145) Appunti su Deinypena Holl. e Aburina Möschl. (Lep. Noctuidae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 80: 130-135, 3 figg.
146) Recensione di: CASSOLA F. & TASSI F., 1973 - Proposta per un sistema di Parchi e Riserve Naturali in Sardegna - Bollettino Società Sarda Scienze Naturali, Anno VII, vol. XIII - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 106, (5-7): 131-132.
147) Nuovo genere e nuove specie di Noctuidae africane (Lepidoptera) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 80: 217-225, 12 figg. |
148) Dipterygia rozmani n. sp. del Maryland (= D. scabriuscula Auct. nec L. )(Lepidoptera Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 106, (8-10): 176-177, 4 figg.
1975
149) La paziente cattura dei Crisidi - Inf giov. Ent. (suppl. Boll. Soc. ent. ital.) , Genova, 16, (74): 3-4.
150) Recensione di: ROBINSON GARDEN S., 1975 - Macrolepidoptera of Fiji and Rotuma - A taxonomic & geographic study - Un vol. in 8° stampato in offset di pagg. VII+362, 15 carte, 17 tavv. di foto e 173 figg. List. 10, 50 presso l’editore E. W. Classey Lim., Park Road, Faringdon, Oxon, SN. 7, 7DR, England - e di: LARSEN TORBEN B., 1975 - Butterflies of Lebanon - National Council for scientific Research, Beirut, Rep. of Lebanon, Imprimerie Catholique, Beirut, XV+256 pp., 16 tavv. col. - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 107, (9-10): 191-192.
18 | OREEPOGEI
1976
151) Una nuova specie di Agrochola scoperta in Italia (Lepidoptera Noctuidae Cuculliinae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 108, (1-2): 22-23, 1 fig. |
152) Blepharita solieri ssp. deluccai nov. di Malta (Lepidoptera Noct. Cuculliinae) - Doriana, Genova, 5, 222: 1-3, 3 figg.
153) Nuovi generi e specie di Noctuidae dell’Africa equatoriale (Lepidoptera) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 81: 96-123, 44 figg.
154) Riabilitazione di Euxoa ambrosiana Brs. e primo reperto in Italia (Lepidoptera Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 108, (5-7): 142-144.
155) Alcuni nomi di determinatori specialisti italiani in entomologia - Inf giov. Ent. (suppl. Boll. Soc. ent. ital.), Genova, 17, (81): 13-16 (in collaborazione con G. MATTIONI DIBISCEGLIA).
jy
156) Diagnosi di Noctuidae raccolte dal Dr. Hone e dal Dr. Klapperich in Cina - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 81: 221-245, 34 figg.
157) Recensione di: CARCASSON R. H., 1976 - Revised Catalogue of the African Sphingidae (Lepidoptera) with Description of the East African Species. II edizione - E. W. Classey, 148 pp., 17 tavv., Lst. 5, 80 - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 109, (1-3): 48.
158) Recensione di: NYE I. W. B., 1976 - The Generic Names of Moths of the World. Vol. I. Noctuoidea: Noctuidae, Agaristidae, Nolidae - Trustees of the British Museum (Natural History), 568 pp., 1 tav. di frontespizio - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 109, (4-6): 91-92.
159) Diagnosi di nuovi taxa di Noctuidae del globo (Lepidoptera) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 81: 321-339, 24 figg.
160) Sistema di notazione della venatura delle ali in Noctuidae e altre famiglie di Lepidotteri - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 109, (9-10): 161-163, 5 figg.
161) Recensione di: HANNEMANN H. -J., 1977 - Federmotten (Pterophoridae), Gespinstmotten (Yponomeutidae), Echte Motten (Tineidae) - Die Tierwelt Deutschlands, 63 Teil, Kleinschmetter- linge oder Microlepidoptera III, Veb Gustav Fischer Verlag, Jena, 275 pp., 185 figg., 17 tavv. f. t., 68 Marchi - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 109, (9-10): 200.
1978 162) Novità paleartiche del genere Hadena Schk. (Lepidoptera Noctuidae Hadeninae) - Mem. Soc. ent. ital, Genova, 56(1977): 233-238, 7 figg.
1979 163) I Noctuidae del Kenya della collezione Alberto Ancillotto (Lepidoptera) - Boll. Mus. civ. St. nat. Verona, 5(1978): 475-491, 15 figg.
1980 164) Modificazioni al sistema delle Hadeninae e Cuculliinae italiane attualmente seguito (Lepidoptera - Noctuidae) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 83: 1-19. 165) - Una nuova specie di Cucullia della Toscana (Lepidoptera, Noctuidae) [con, in appendice: “Nomi generici di rimpiazzo” ] - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 112, (1-3): 39-40, 1 fig. 166) Novità e note critiche in materia di Noctuidae europee (Lepidoptera) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 83: 223- 235, 11 figg.
1981 167) Considerazioni sistematiche e corologiche sul gen. Condica WIk. 1856 (= Platysenta Grote, 1874) (Lepid. -Noctuidae) con riferimento alla nuova specie C. europaea Parenzan, prima del genere rinvenu- ta nell'Europa continentale - Entomologica, Bari, 16: 89-95, 3 gr. di figg. 168) Caradrina (Eremodrina) vicina Stgr. catturata in Italia. Il biotopo - Doriana, Genova, 5, 242: 1-4 (in col- laborazione con G. FIUMI).
RICORDO DI EMILIO BERIO 19
1982 169) Egira servadeti, n. sp. del Pamir (Lepidoptera Noctuidae Hadeninae) - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 60(1981): 61-62, 3 figg.
1983
170) Riabilitazione di Conistra intricata (Bdv. ) e suoi rapporti morfologici e sistematici con C. veronicae (Hbn. ) - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 84: 349-372, 15 figg.
171) Un sistema di analisi manuale di tavole sinottiche - Att XIII Congr. naz. ital. Ent., Sestriere-Torino: 47- 53,7 tabb.
172) Dasypolia calabrolucana Hartig bona sp. (Lep. Noctuidae) - Boll. Mus. reg. Sc. nat. Torino, 1, (1): 127- 129, 4 figg.
173) In memoria di Guido Grandi - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 61 B(1982): 27 [Ristampa del n° 134 del 197 1).
1984 174) In memoria di ciò che ci ha lasciato Federico Hartig - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 61 A(1982): 6-7. 175) Charanyca erubescens Turati bona species di Sicilia (Lepidoptera Noctuidae Amphipyrinae) - Boll. Soc. ent. ttal., Genova, 116, (8-10): 179-180, 2 figg. 176) Noctuidae (Quadrifinae, en majorité), in: ROUGEOT P. -C. - Missions Entomologiques en Ethiopie. 1976-1982. Fasc. II - Mém. Mus. natn. Hist. nat., Paris, N. S., Ser. A, Zool., 128: 42-48, 8 figg.
1985
177) Fauna d’Italia. XXII. Lepidoptera Noctuidae. I. Generalità, Hadeninae, Cuculliinae - Ed. Calderini, Bologna: XXIII + 970 pp., 322 figg., 32 tavv., 4 carte, 1 tab.
178) Una nuova specie di Enargia catturata in Sardegna (Lepid. Noctuidae, Amphipyrinae) - Stampato a spese dell'Autore presso Istituto Grafico S. Basile s. a. s., Genova, 4 pp., 3 figg. [distribuito personal- mente dall’ Autore col Boll. Soc. ent. ital., Genova, 117, (1-3), come “Inserto occasionale gratuito”].
179) I Nottuidi raccolti in Somalia dal Prof. Simonetta nel 1978-79 con descrizione di nuovi taxa (Con note introduttive a cura di Alberto Simonetta) - Contrib. faun. ecol., Dip. Biol. cell, Univ. Studi Camerino, 1; 1-39, 10 figg., 1 tav.
1986
180) Descrizione di nuove specie di Noctuidae (Lepidoptera) dell’Eritrea e del Kenia - Annali Mus. civ. St. nat. G. Doria, Genova, 86: 247-250, 4 figg.
181) Metodo per estrarre l’apparato genitale dalle femmine di Noctuidae senza sacrificare l'addome (Lepidoptera) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 118, (4-7): 105-108.
182) Apparati copulatori maschili di Noctuidae del Centro e Sud America con descrizioni di entità nuove (Lepidoptera) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 118, (4-7): 109-116, 13 figg.
183) Recensione di: Jules CULOT - Noctuelles et Géomètres d'Europe. Vol. I: Reprint Edition a cura di Apollo Books, Lundbyvej 36 D. K. 5700, Svendborg, Denmark, 1986 - e di: MARINI M. & TRENTINI M., 1986 - I Macrolepidotteri dell’Appennino Lucchese - Bologna, Arti grafiche Tamari - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 118, (8-10): 169-170.
184) Nuove specie, sottospecie e forme di Noctuidae della Sardegna (Lepidoptera) - Stampato a spese dell’Autore presso Istituto Grafico S. Basile s. a. s., Genova, 4 pp. non numerate, 7 figg., senza data di pubblicazione [ma 1986]; distribuito privatamente come “Omaggio dell’autore”.
1987 185) Xanthia gilvago ab. innotata Failla = Cosmia cypreago Hampson (Lepidoptera Noctuidae - Amphipyrinae!) - Nat. sic., Palermo, ser. IV, 10, (1-4), (1986): 105-107, 1 fig.
20 R. POGGI
1988
186) Recensione di: CULOT Jules, 1917-1919 - Noctuelles et Géomètres d’Europe - Noctuelles - Volume II - Ristampa 1987 a cura di Apollo Books - Svendborg, Denmark (Prezzo DKK 621 - circa L. 125. 000) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 119, (3), (1987): 192.
187) Recensione di: OWADA M., 1987 - A taxonomic study on the Subfamily Herminiinae of Japan - National Science Museum, Tokyo - e di: HELLMANN F., 1987 - Die Macrolepidopteren der Brenta- Gruppe. Studi Trentini di Scienze Naturali, Acta biologica, vol. 63: 3-166 - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 120, (1): 56-57. |
1989
188) Novità in tema di Quadrifine paleartiche (Lepidoptera Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 120, (3), (1988): 216-222, 3 figg.
189) Una nuova specie di Euchalcia italiana (Lepidoptera Noctuidae Plusiinae) -Boll. Soc. ent. ital, Genova, 121, (1): 64-66, 2 figg.
190) Nuovi taxa africani di Pseudozarba Warren (Lepidoptera, Noctuidae, Acontiinae) - Giorn. ital. Ent., Cremona, 4, (20), (1988): 113-115, 3 gr. di figg.
191) Note tassonomiche e nomenclaturali su Hadena vulcanica (Turati, 1907), bona sp. (Lepidoptera Noctuidae Hadeninae) - Boll. Soc. ent. ital, Genova, 121, (2): 137-141, 4 figg. (in collaborazione con A. ZILLI).
1990
192) Descrizione di un nuovo genere di Ophiderini del Madagascar e di un nuovo genere di Cuculliinae del Perù (Lepidoptera Noctuidae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 122, (1): 37-40, 5 figg.
193) Le nottue della collezione Luigi Failla Tedaldi (Museo di Zoologia dell’Università di Palermo) (Lepidoptera, Noctuidae) - Nat. sic., Palermo, ser. IV, 14, (1-2): 33-49.
194) Nota a pag. 19 in: FEIGE K. R. - Drawings of the male genitalia of genus Letzs species - Frust. ent., Pisa, n. s., 11 (=24), (1988): 19-29, 32 figg.
195) La sistematica dell’antico genere neotropicale Letis Hbn. (e Blosyris Hbn. ) (Lepidoptera, Noctuidae, Catocalinae, Ophiderini) con descrizione di 2 nuove specie - Frust. ent., Pisa, n. s., 11(=24), (1988): 31-40, 5 figg.
1991 196) Fauna d’Italia. XXVII. Lepidoptera Noctuidae. II. Sezione Quadrifide - Ed. Calderini, Bologna: XXVI + 708 pp., 360 figg., 16 tavv., 5 tabb.
1992
197) Ricerca di possibili modelli sistematici per le Catocalinae e Ophiderinae del globo (Lepidoptera Noctuidae) - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 70, (2), (1991): 287-303.
198) Una nuova specie di Cucullia (Lepidoptera, Noctuidae) - Boll. Mus. reg. Sc. nat. Torino, 10, (2): 245- 248, 4 figg.
199) Una nuova specie di Ozarba dell’Eritrea (Lepidoptera Noctuidae Acontinae) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 124, (2): 139-140, 1 fig.
200) Recensione di: Peder SKORE - Nordens Ugler. Denmarks dyreliv B. 5 - Apollo Books, 1991 (600 Dkk) - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 124, (2): 158-159.
1993 201) Una nuova specie di “rr dell’India (Lepidoptera Noctuidae Noctuinae) - Doriana, Genova, 6, 280: 1-6, 6 figg. 202) Un genre nouveau et trois noctuelles nouvelles du Kenya et de Tanzanie (Lepidoptera: Noctuidae) - Trop. Lepid., Gainesville, 4, (1): 7-12, 14 figg. 203) Un diverso modo di estrazione degli apparati copulatori di Lepidotteri rimettendo in sito l’addome - Mem. Soc. ent. ital., Genova, 71, (2), (1992): 649-652.
1994 204) Prima nota sui Noctuidi dell’Isola di Capraia - Riv. Mus. civ. Sc. nat. E. Caffi, Bergamo, 16 (1993): 153- 166, 6 figg., 1 tab. (lavoro postumo).
RICORDO DI EMILIO BERIO 21
BIBLIOGRAFIA DIVULGATIVO-PROTEZIONISTICA
Tutti gli articoli di seguito citati (tranne il n. 84) sono stati pubblicati a stampa sul Notiziario del Patronato Genovese Pro Natura “A. Anfossi”, Genova. Si sono riportati solo gli articoli espressamente siglati “E. B.”, omettendo quelli che, pur attribuibili a
Berio per stile e contenuti, non risultano formalmente firmati.
1) Il Pro Natura è in lutto - 1963, IX, (3-4): 26.
2) Due parole di chiarimento - 1963, IX, (3-4): 27-28.
3) La tragedia geologica della “Caprazoppa” - 1964, X, (1-2): 1.
4) I nostri boschi - 1964, X, (11-12): 41.
5) Chiosa a una lettera - 1965, XI, (11-12): 44.
6) Dibattito sulla caccia - 1966, XII, (1-2): 8.
7) Attività dell’U.I.C.N. - 1966, XII, (5-6): 17-18.
8) Promemoria sulla caccia - 1966, XII, (5-6): 18.
9) La nuova legge sulla caccia - 1966, XII, (7-8): 25.
10) [Editoriale senza titolo, sull’attività del Patronato] - 1968, XIV, (1-2): 1.
11) Ancora due parole sulla benefica “vecchia” legge di Portofino - 1968, XIV, (7-8): 2-4. 12) I due silenzi - 1968, XIV, (11-12): 1-2.
13) L’umanità di fronte all’estinzione delle specie - 1968, XIV, (11-12): 2-3.
14) Gli appostamenti fissi di caccia - 1968, XIV, (11-12): 4.
15) Attività dell’U.I.C.N. (Unione internazionale per la conservazione della natura) - 1968, XIV, (11-12): 6-7. 16) Nel centenario della Società Entomologica Italiana - 1969, XV, (1-2): 2-3.
17) Strane reazioni a provvide leggi - 1969, XV, (3-4): 1-2.
18) La conquista della Luna. Grazie, Signori! - 1969, XV, (7-8): 1-2.
19) La propaganda in Liguria per la conservazione della Natura - 1969, XV, (9-10): 1-3. 20) Come giungere all’abolizione della caccia in Italia? - 1970, XVI, (1-2): 4.
21) Le responsabilità dell’ Amministrazione Comunale di Pescasseroli (Parco d’Abruzzo) - 1970, XVI, (1-2): 5-6. 22) L'uomo e il lemming - 1970, XVI, (3-4): 2-3.
23) Timeo Danaos (i nostri amici cacciatori) - 1970, XVI, (3-4): 5-7.
24) [Editoriale senza titolo, sull’alluvione di Genova del 1970] - 1970, XVI, (5-8): II di cop. 25) La natura si difende anche con mezzi immorali? - 1970, XVI, (5-8): 3-4.
26) La fola della “collaborazione” - 1971, XVII, (1-4): 5-6.
27) La pena di morte come mezzo di selezione biologica - 1971, XVII, (5-8): 3-4.
28) Chiosa ad una lettera aperta “Al Direttore di Italia Venatoria” - 1971, XVII, (5-8): 6. 29) Commento a “Collaborazione dei Soci” - 1972, XVIII, (1-2): 3.
30) Commento a “La pena di morte e la selezione naturale” - 1972, XVIII, (3-4): 2-3.
31) La Conferenza di Stoccolma. 5-16 Giugno 1972 - 1972, XVIII, (5-8): 1-2.
32) Mini inquinamenti - 1972, XVIII, (9-10): 1.
33) Schema di considerazioni - 1972, XVIII, (11-12): 1-2.
- Rubrica: “Perché non fate una collezione naturalistica?” 34) Perché non fate una collezione naturalistica? - 1963, IX, (7-8): 63. 35) Id. II. L’utilità di una collezione - 1963, IX, (9-10): 71-72. 36) Id. III. Le prime norme generali per una raccolta scientifica - 1963, IX, (11-12): 79. 37) Id. Come catturare e uccidere le farfalle. Farfalle a volo diurno - 1964, X, (7-8): 25-26. 38) Id. Farfalle a volo notturno - 1964, X, (9-10): 33. 39) Id. La paziente caccia ai Crisidi - 1965, XI, (1-2): 1-2. 40) Id. La caccia alle mutille - 1965, XI, (3-4): 9 e 10. 41) Id. La ricerca dei Coleotteri - 1965, XI, (7-8): 25-26. 42) Id. I micromammiferi - 1965, XI, (9-10): 33-34. 43) Id. Raccolta e conservazione delle piante - 1965, XI, (11-12): 41-42. 44) Id. Commiato - 1966, XII, (1-2): 1.
- Rubrica: “Da Giornali e Riviste” 45-50) 1963, IX, (11-12): 80; 1964, X, (9-10): 34-35; 1965, XI, (5-6): 18; 1965, XI, (9-10): 34-35; 1966, XII, (9-10): 43-44; 1968, XIV, (3-4): 3.
22 R. POGGI
- Rubrica: “Libri ricevuti” 51-53): 1964, (7-8): 6271065, XI 0-10) 94121967. (9-10); 8.
- Rubrica: “Osservazioni naturalistiche” 54) Osservazioni naturalistiche - 1966, XII, (7-8): 28. 55) Id. La disseminazione delle Conifere - 1966, XII, (11-12): 51 e 56. 56) Id. All’ombra del fogliame - 1967, XIII, (7-8): 5. 57) Id. Il senso estetico come fattore dell’istinto di conservazione della natura - 1967, XIII, (9-10): 4. 58) Id. Atteggiamenti ancestrali d’animali d’oggi - 1967, XIII, (11-12): 1-2. 59) Id. Le immense potenze dell’amore - 1968, XIV, (3-4): 1. 60) Id. La lotta del pompilide con l’alicto - 1968, XIV, (5-6): 1-3. 61) Osservazioni naturalistiche - 1968, XIV, (7-8): 1-2. 62) Osservazioni naturalistiche - 1968, XIV, (9-10): 1-2.
- Rubrica: “Novità dal Museo” 63) Fiocchi rosa e celesti - 1965, XI, (9-10): 37.
u ut —_ Nm
- Rubrica: “Invito allo studio delle Scienze Naturali” 64) Invito alle Scienze Naturali - 1966, XII, (1-2): 1-2. 65-69) Invito allo studio delle Scienze Naturali. I. La sistematica - 1967, XIII, (1-2): 1-2; ibid., (3-4): 1-3; ibid..(0-6) 1-3; {bid (7-8): 1-2; 1tbid., 0-10)122.
- Rubrica: “Notizie varie”
70) Leggi regionali per la Protezione della Natura - 1963, IX, (11-12): 81.
71) Strade e alberi / Nidi - 1964, X, (9-10): 35 e 36.
72) Lettera aperta a un dottore - 1964, X, (11-12): 41-42.
73) Una proposta di legge - 1964, X, (11-12): 42.
74) Segnalazioni di pericoli per zone protette o degne di protezione - 1965, XI, (1-2): 8-9.
75) Una buona idea da imitare - 1965, XI, (3-4): 11.
76) La firma del “Wilderness Act” da parte del Presidente degli Stati Uniti d'America - 1965, XI, (3-4): 17.
77) Ancora sugli incendi dei boschi - 1965, XI, (7-8): 32.
78) Un’interessante iniziativa / Provvedimenti strani per le cacce primaverili - 1965, XI, (7-8): 33.
79) Balene - 1965, XI, (9-10): 40.
80) Coordinamento degli studi sull’effetto dei prodotti antiparassitari verso la vita allo stato naturale / Inizio di una azione conservazionistica in Asia Sud Orientale / Protezione internazionale degli Uccelli / Da Savona - 1965, XI, (11-12): 42 e III di cop.
81) Attività dell’U.I.C.N. (Unione Internazionale Conservazione Natura) / Guerra agli alberi - 1966, XII, (1-2): 2-3.
82) L’Amministrazione Comunale di Celle Ligure risolve con spirito pratico il problema della conservazione del paesaggio - 1966, XII, (1-2): III di cop.
83) La contestazione della Protezione Animali alla validità del Comitato Caccia di Genova - 1970, XVI, (5- 8): 6-7.
84) Presentazione - L’Ambiente naturale e urbano, Genova, I, (1): 3.
Indirizzo dell’A.: Museo civico di Storia naturale “Giacomo Doria”, Via Brigata Liguria 9, 16121Genova.
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 73 (1994): 23-24, 30.6.1995
ITALO BUCCIARELLI
RICORDO DI ROMEO BOZZETTI
Ricordo che nel 1962, tre anni dopo il mio trasferimento al Museo Civico di Storia Naturale di Milano, un giorno l’amico Prof. Cesare Conci venne da me con una lettera in mano ed un’aria molto perplessa, dicendomi, che un appassionato di entomologia di Borgoratto Alessandrino lo informava della presenza in zona di una consistente e stabile colonia di Gomphus flavipes. Questa specie, in quell’epoca, era quasi mitica per l’Italia, in quanto nota nell’unico esemplare raccolto da Consiglio a Roma. Conci si recò a Borgoratto ed al ritorno mi confermò l'esattezza della segnalazione spiegando- mi che il signor Bozzetti stava raccogliendo tutti gli insetti della zona, cercando di giungere ad una determinazione con l’ausilio dei pochi testi esistenti all’epoca, ma con buona precisione.
24 I. BUCCIARELLI
Qualche anno dopo iniziai anch’io a raccogliere libellule ed incontrai Romeo Bozzetti in un micidiale giorno di luglio, quando semidistrutto dal caldo cercavo una pausa ristoratrice all’ombra di un albero. Mi invitò a bere qualcosa di fresco nella sua villa, cintata da un piccolo parco che tante volte avevo visto nel passaggio obbligato per raggiungere le zone di ricerca, senza mai suonare il campanello, nel timore di disturbare.
Mi trovai di fronte ad una persona squisita, il vero “gentiluomo di campagna” di altri tempi, un po’ timido e molto discreto. Mi mostrò la sua collezione, iniziata negli anni 50 e pol pazientemente portata avanti, ma solo su materiale locale e mi fece vedere i suol appunti sui comportamenti di varie specie. La sua modestia gli aveva fino ad allora impedito di pubblicare quelli che a me sembravano dati di un certo interesse e ci accor- dammo per un lavoro a tre, con l’amico Balestrazzi per quello che purtroppo rimarrà l’unica pubblicazione di Bozzetti (BALESTRAZZI E., BOZZETTI R., BUCCIARELLI I., 1977 - Odonati di Borgoratto Alessandrino - Boll. Soc. ent. it., 109(1/3): 11-30, 8 figg.).
Poco prima che io andassi in pensione mi aveva scritto chiedendomi se il Museo Civico di Storia Naturale di Milano sarebbe stato interessato a ricevere la sua collezio- ne. Gli risposi a stretto giro di posta in modo affermativo, naturalmente dopo il parere favorevole dei miei superiori. Spiegando che avrei dovuto passare la questione ad altri dal momento che sarei divenuto un ex-dipendente del museo e confermandogli che tra il suo materiale c'erano numerose specie di alto interesse, in quanto elementi tipi- camente meridionali, di cui non era ancora stata segnalata la presenza al Nord. Il fatto che non avesse il telefono a Borgoratto rendeva complicati gli accordi e purtroppo la notizia che nel frattempo Romeo è mancato all’affetto dei suoi cari ed alla stima di quanti lo hanno conosciuto, mi rende ancora più amaro scrivere questo breve cenno, non essendo riuscito ad esaudire questo suo ultimo desiderio.
Indirizzo dell’A.: Via S. Bernardo 35/6, 20139 Milano
STEFANO LODOVICO STRANEO
LA SCOMPARSA DI PIERRE BASILEWSKY
La triste notizia della morte del mio carissimo amico Pierre Basilewsky, avvenuta I’ 8 dicembre 1993, mi ha dato un grande dolore. Essa ha troncato un’amicizia durata inin- terrottamente dal 1936. Per lunghi anni socio della Società Entomologica Italiana, era lo specialista per eccellenza dei Carabidi africani, stimato da tutti coloro che lo hanno cono- sciuto per la sua competenza, la sua generosità e la signorilità e finezza dei suoi modi.
Egli era nato a San Pietroburgo l’11 agosto 1913 dal padre ufficiale della Guardia Imperiale e fino alla rivoluzione del 1917 visse parte a San Pietroburgo parte a Mosca con la famiglia, che successivamente emigrò dapprima in Turchia, poi in Francia e infine in Belgio, a Bruxelles, dove egli compì gli studi secondari. Fin da fanciullo si interessò all’entomologia; la sua prima pubblicazione risale al 1929. Terminati gli studi secondari, compì fino al 1934 quelli superiori alla Facoltà di Scienze di Gembloux, conseguendo i diplomi di Ingegnere Agronomo, Ingegnere Agronomo delle Regioni Tropicali e Ingegnere delle Acque e Foreste. Acquisita la nazionalità belga e compiuto il servizio militare, si impiegò nel settore privato (sementi, cereali ecc.), continuando ad interessarsi, come dilettante, ai Carabidi africani, acquisendo ben presto notorietà fra gli specialisti, tanto che alla morte di L. Burgeon fu chiamato a sostituirlo nel Musée Royal du Congo Belge, ove percorse rapidamente i vari gradi, divenendo suc- cessivamente Conservatore (1957), Capo dei Lavori (1965), Capo della Sezione Entomologica (1969), Capo del Dipartimento di Zoologia Africana. Dal 1977 al 1978 assunse ad interim la funzione di Direttore del Museo, divenuto Musée Royal de l’Afrique Centrale, continuando dopo il collocamento a riposo, a collaborare col Museo fino alla primavera del 1993, quando si aggravarono i disturbi che dovevano condurlo rapidamente alla morte. Per 12 anni fu Direttore e Redattore capo della Revue de Zoologie Africaine.
Nelle sue varie funzioni, di cui si parla ampiamente nella commemorazione che ne viene fatta nella rivista del Museo, si dimostrò oltre che profondo studioso, abilissimo organizzatore, sistemando le collezioni in modo estremamente ammirevole.
Non è certo possibile, nella presente breve commemorazione, dare una precisa idea della sua opera scientifica, rappresentata da quasi 400 pubblicazioni, quasi tutte sui Carabidi. Ricordo solo alcune delle più importanti monografie: Genere Tefflus (1946), Studi sui Chlaentini (1949 - 1961), Tachyini del Congo (1948), Anchomeninae del Sud Africa (1950), Revisione generale degli Harpalinae d’ Africa e Madagascar (1950, 51), ecc., fino alla monumentale Revisione dei Platynini del Madagascar, di oltre 500 pagine, con descrizione di oltre 100 nuove specie.
26 S. L. STRANEO
Intraprese spedizioni nel Ruanda-Urundi (1957), in Africa Centrale ed Orientale (1965 - 66) e all’ Isola di Sant'Elena, pubblicando vari studi su tutta la fauna.
Non si limitò allo studio dei Carabidi africani e pubblicò svariati lavori su altre famiglie: Elateridi, Cetoniini, Cossyphodini, ecc.
Gli studi sui Carabidi africani di Pierre Basilewsky sono tanto notevoli che nessun entomologo potrà compiere ricerche su questi insetti senza basarsi sulle Sue opere.
Indirizzo dell’A.: Viale Romagna 10, 20133 Milano.
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 73 (1994): 27-28, 30.6.1995
ESTELA MONTERESINO & MARIO ZUNINO
IN MEMORIA DI ANTONIO MARTINEZ
L’11 novembre 1993 Antonio Martinez, uno dei più noti entomologi latinoamericani, e sua moglie Juana Ramos, perivano in un incidente stradale nella provincia di Salta, nel nord dell’Argentina. L’entomologia mondiale perdeva un ricercatore fecondo e instancabile; molti di noi, un maestro e un vero amico.
Antonio Martinez era nato il 18 aprile 1922 da una famiglia di origine asturiana. Fin da giovanissimo aveva iniziato a raccogliere e identificare insetti, soprattutto Coleotteri, un gruppo il cui studio lo occupò durante tutta la vita, anche quando la sua attività professionale di Ricercatore del CONYCET, il Consiglio Nazionale Argentino delle Ricerche, lo portò ad occuparsi di Insetti ematofagi in relazione a infermità umane come la malaria e il morbo di Chagas.
Aveva una vera passione per la ricerca di campo, ed una rara conoscenza delle più diverse zone ed ambienti dell’America Latina: in mezzo secolo di attività aveva percorso non soltanto la sua Argentina, ma la Bolivia, il Paraguay, il Brasile, il Venezuela, il Messico, collaborando anche con prestigiose Istituzioni scientifiche di Cile, Messico, Brasile, Canada e dell’Organizzazione degli Stati Americani. La sua opera scientifica consta di oltre 260 lavori pubblicati a partire dal 1944. Una buona parte di essi sono dedicati ai Coleotteri Scarabaeoidea, il gruppo tassonomico che
28 E. MONTERESINO & M ZUNINO
sempre predilesse, sul quale pubblicò anche opere a carattere monografico, e moltissimo aveva ancora in itinere. Fra questi vale ricordare almeno il Catalogo degli scarabeidi argentini (1959), la serie monografica sui Canthonina americani in collaborazione con G. HALFFTER (1966 - 1977), la monografia degli Athyreus americani con H. F. HOWDEN (1978).
Il livello scientifico di Antonio Martinez e la vastità delle sue conoscenze sistematiche e faunistiche sulla Regione Neotropicale, così come la profondità e il rigore dei suoi lavori di entomologia applicata, fra cui citeremo soltanto alcuni di quelli sul morbo di Chagas (1971a, 1971b, 1986) e l’appassionato scritto di “entomologia economica” del 1960, gli valsero numerosi riconoscimenti ufficiali in patria e all’estero. Noi vogliamo qui ricordarlo tuttavia anche per un altro, non secondario aspetto: la sua grandissima umanità e la disponibilità verso chi si rivolgeva a lui per un aiuto, un consiglio, per studiare materiale o avere bibliografia. La sua casa di Rosario de Lerma, dove conservava la sua biblioteca personale e la sua collezione privata, una delle più importanti del mondo per i Coleotteri, soprattutto Scarabeidi, del Neotropico, era sempre aperta a colleghi, giovani studiosi, dilettanti. A tutti offriva il suo appoggio, la sua sincerità, la sua ospitalità incondizionata. E la sera, in giardino, si continuava a parlare di entomologia mentre, preparando il suo celebre asado, faceva circolare il mate.
La scomparsa di Antonio Martinez è una grave perdita, non soltanto per coloro che, come chi con dolore scrive queste righe, ebbero la fortuna di godere della sua amicizia di uomo sincero e profondamente buono, ma per l’entomologia tutta.
LAVORI CITATI
BEJARANO J. F., RUBIN DE COLIS M.,CARCAVALLO R. U. & MARTINEZ A., 1971a - La enfermedad de Chagas - Mazza en la Patagonia - Seg. Jorn. Entomoep. Arg., 3: 13 - 51.
BEJARANO J. F., RUBIN DE COLIS M.,CARCAVALLO R. U. & MARTINEZ A., 1971b - La enfermedad de Chagas - Mazza en Misiones - Ibid., 55 - 70.
HALFFTER G. & MARTINEZ A., 1966 - Revision monogräfica de los Canthonina americanos (I parte) - Rev. Soc. Mex. Hist. Nat., 27: 89 - 177.
HALFFTER G. & MARTINEZ A., 1967 - Id. (II parte) - Ibid., 28: 79 - 116.
HALFFTER G. & MARTINEZ A., 1969 - Id. (III parte) - Ibid., 29: 209 - 290.
HALFFTER G. & MARTINEZ A., 1977 - Id. (IV parte) - Folia Ent. Mex., 38: 31 - 107.
Howden H. F. & A. Martinez, 1978 - A review of the New World genus Athyreus MacLeay - Contr. Am. Ent. Inst., 15 (4): 1 - 70.
MARTINEZ A., 1944 - Insectos nuevos o poco conocidos (Coleoptera) - Rev. Soc. Ent. Arg., 12 (3): 184 - 189.
MARTINEZ A., 1959 - Catalogo de los Scarabaeidae argentinos (Coleoptera) - Rev. Mus. Arg. Ci, Nat. “Bernardino Rivadavia”, 5 (1): 1 - 126.
MARTÎNEZ A., 1960 - Entomologia econémica - La Argentina, Suma de Geografia, 5 (3): 275 - 365.
MARTINEZ A., Carcavallo R. U. & . Cichero J. A., 1986. In AA. VV., Enfermedad de Chagas en América: 345 - 354. O.E.A., Washington.
Indirizzi degli AA: Monteresino - Departamento de Ciencias Naturales, Universidad Nacional de Rio Cuarto, Estafeta Postal 9 - 58000 Rio Cuarto (Cba.) (Argentina). Zunino - Istituto di Zoologia, Università di Palermo, via Archirafi, 18 - 90123 Palermo (Italia).
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 73 (1994): 29-58, 30.6.1995
Luts A. PEREIRA & ALESSANDRO MINELLI
THE AFRICAN SPECIES OF THE GENUS SCHENDYLUROS SILVESTRI 1907"
(Chilopoda Geophilomorpha Schendylidae)
The genus Schendylurus has a wide distribution in the Neotropical Region, with about 40 species known to date. The genus is also present, but less widespread, in Africa, with 6 species, all insufficiently described by previous authors.
The different species inhabit a variety of biotopes, including tropical and subtro- pical forest, steppe and savannah and temperate woodlands, at altitudes ranging from the sea level up to 4500 m in the Andes of South America.
We do not know enough about the genus and its nearest relatives to be able to confidently suggest an explanation for the amphiatlantic pattern of distribution. At any rate, for geophilomorph centipedes dispersal by rafting over large distances must be sometimes considered (CRABILL, 1960).
We have recently got the opportunity to study materials belonging to all African taxa of this genus, including type specimens of most of them. Accordingly, we offer here redescriptions and a key to the Old World species of the genus.
Two African schendylids previously referred to Schendylurus have been recently remo- ved (PEREIRA & DEMANGE, 1991) to the genus Ctenophilus Cook, 1896. These species are S. nitidus Brölemann, 1926 [now Ctenophilus nitidus (Brölemann, 1926)] and S. haemo- diontus Attems, 1953 [junior synonym of Ctenophilus angolae (Chamberlin, 1951)].
Note to text and figures - We use the following abbreviations: a.a., antennal article; d., dorsal; 1., left; r., right; v., ventral.
Family Schendylidae Cook, 1895 Genus Schendylurus Silvestri, 1907
Diagnosis - Pleurites of second maxillae not fused with coxosternum; apical claw of second maxillae pectinate on both d. and v. edges. Sterna with pore fields. Last pair of legs with seven podomeres; pretarsus in form of a small pilose tubercle or replaced by a small spine or altogether absent; coxopleura of the last leg-bearing segment each “with two internal coxal organs of simple structure (“homogeneous coxal glands” in the conventional terminology; cfr. BROLEMANN & RIBAUT, 1912).
Type of the genus - Schendylurus australis Silvestri, 1907, by monotypy.
This paper has been partly supported by grants of the Italian C.N.R. and the Ministero dell’Universita e della Ricerca Scientifica to one of the authors (A.M.).
30 L.A. PEREIRA & A. MINELLI
Schendylurus attemsi (Verhoeff, 1900) (Figs. 1-37).
Schendyla attemsii (sic) VERHOEFF, 1900 - Zool. Anz. 23: 485-6.
Schendyla attemsi, ATTEMS, 1903 - Zool. Jahrb. Syst. 18: 188.
Schendylurus attemsi, RIBAUT, 1911 - Ann. Soc. ent. France 80: 419.
Schendylurus (Schendylurus) attemsi, BROLEMANN & RIBAUT, 1912 - N. Arch. Mus. natn. Hist. nat. Paris, 5(4): 122.
Schendylurus attemsi, BROLEMANN & RIBAUT, 1912 - N. Arch. Mus. natn. Hist. nat. Paris, 5(4): 123; BROLEMANN, 1921 - Bull. Soc. Sc. nat. Maroc, 1: 102; 1926 - Arch. Zool. exp. gén. 65: 150; ATTEMS, 1928 - Ann. S. Afr. Mus. 26: 133, 138.
Schendylurus attemsii (sic), ATTEMS, 1929 - Das Tierreich 52: 79.
Schendylurus attemsi, BRÖLEMANN, 1932 - Bull. Soc. Hist. nat. Afr. Nord 23: 46; ATTEMS, 1934 - Zool. Anz. 107: 313; 1953 - Ann. Mus. R. Congo Belge, Ser. 8, 18: 120; DEMANGE, 1963 - Mém. Inst. Franc. Afr. Noire, n. 66: 42.
Type locality - Algeria: Oran: Saida.
Known range - Algeria: Oran: Saida; Morocco: Béni-Snassen: Ras Foura’al. 32 km from Kasba Tadla (new record).
Material examined - Specimen A: Béni-Snassen: 1 6 with 57 pairs of legs (BRÖLEMANN & RIBAUT cited wrongly this specimen as a £!), body length 57 mm (“Collection Ribaut n.0 628”, currently housed at the Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris, “Collection Myriapodes M. 284”). Only the trunk is present (in one tube); head and mouthparts are missing and there is no label telling whether a slide has been made thereof. - Specimen B: “Saida Oran 14 V von Prof. Vosseler aufgefunden”: Holotype & of Schendyla attem- sit represented by two slides, in the collections of ZMB. One slide with the following: a section of the trunk from the forcipular segment to the fifth leg-bearing segment included; another fragment with the 7 last leg- bearing segments and terminal segments; head capsule with antennae; first and second maxillae and mandi- bles. This slide bears three labels, respectively “11”; “Oran & Schendyla Attemsii Verh. Syntypus” and “ZMB 13497”. On the other slide there are: two fragments of the trunk, one with 13 leg-bearing segments of the anterior part of the body, the other with 15 leg-bearing segments from the middle part of the body. This slide also has three labels, one with “10” instead of “11”, the others respectively identical to those on the other slide. According to Verhoeff (1900) this d has 57 pairs of legs, by a body length of 58 mm, so 17 leg-bearing segments are missing in the aforementioned slides. - Specimen C - Morocco: 32 Km from Kasba Tadla 7.3.81 St. 125. (coll. Minelli): 1 & with 57 pairs of legs, body length 44 mm.
We give here a redescription of this species, based as far as possible on holotype, but also incorporating features of the better preserved specimen A; a few details are also described for specimen C.
Antennae of holotype 3.5 times longer than head, slightly attenuate distally; arti- cles longer than wide, a. a. I excepted; setae on a. a. I-IV less numerous than in the fol- lowing articles, where they are progressively shorter and more numerous (Fig. 1). Last article with ca. 50 modified, claviform setae on the external border, totally absent on the internal border; distal end of the same a.a. and d. and v. surfaces of a. a. II, V, IX and XIII with very small specialized setae with morphology, number and distribution similar to those in the specimen C. In this latter, we see: distal extremity of a. a. XIV with ca. 7-10 very small setae, which do not seem to be apically divided. Dorsal and v. surfaces of a. a. II, V, IX and XIII with very small specialized setae restricted on the v. side to an internal lateroapical area and very similar to those on the apex of the ultima- te article but with two very small apical branches; a. a. II with 2 setae, article V with 3 setae (Fig. 30); a. a. IX with 2-3 setae, a. a. XIII with 3-4 setae. Specialized setae on d. side located in an external lateroapical area and represented by two different types 4 and b (Fig. 31). Type a setae are very similar to those on the v. side, but those of type è are obviously much larger and darker in colour (ochraceous). Number of setae on the
THE AFRICAN SPECIES OF THE GENUS SCHENDYLURUS 31
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Schendylurus attemsi (Verhoeff) - Figs. 1-4: & holotype (Algeria: Oran: Saida). 1. r. antenna, v.; 2. clypeus; 3. labrum; 4. |. first and second maxillae, v. Figs. 5-16: & from Morocco: Béni-Snassen (cf. BRÖLEMANN & RIBAUT, 1912). 5. forcipular segment with poison claws, v.; 6. the same, d.; 7. detail of calyx of poison gland in I. poison claw, v.; 8. trochanteroprefemur, femur, tibia and proximal part of tarsungulum of 1. forcipular telopo- dite, v.; 9. 1. leg VIII, v.; 10. 1. leg LIV, v.; 11. detail of claw of r. leg XLIII, v.; 12-16. sterna I, III, X, XV, XVI.
32 L.A. PEREIRA & A. MINELLI
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Figs. 17-28 - Schendylurus attemsi (Verhoeff), & from Morocco: Béni-Snassen (cf. BROLEMANN & RIBAUT, 1912). 17-21. sterna XXVIII, XXXII, XXXV, XXXVII, XXXIX; 22. leg-bearing segments L-LV showing abnormal segmentation, v.; 23. the same, d.; 24. last leg-bearing segment and terminal segments, v.; 25. the
same, d.; 26. detail of the l. anterior and posterior coxal organs, v.; 27. detail of pretarsus of r. last leg, v.; 28. genital region, v.
THE AFRICAN SPECIES OF THE GENUS SCHENDYLURUS 33
different articles are as follows: on a. a. II, 1-2 type a and 1 type 2 setae; on V, 4 a and 5-7 b: on IX, 4 a and 9-11 b; on XIII, 4-5 a and 8-9 b.
Cephalic plate of holotype slightly longer than wide: length to width ratio as 1.2:1.
Clypeus of holotype anteromedially with a well-developed reticulated clypeal area, 16+17 big setae in the middle (Fig. 2); 1+1 very small prelabral setae are probably pre- sent, but hard to see in the slide.
Labrum of holotype with 23 teeth, those of central arc robust and dark, the lateral ones less sclerotized, each with a relatively long and very sharp medial extension (Fig. 3). VERHOEFF (1900), however, described the labrum as having 6 blunt teeth on the central arc and 6-7 sharper teeth on each side of them.
Mandibles of holotype have been badly damaged by caustic treatment; on the dentate lamella of one of them, however, 3,2,4 teeth are apparently recognizable; pec- tinate lamella with ca. 27 hyaline teeth.
First maxillae of holotype with well-developed lappets both on coxosternum and telopodites. Coxosternum with 5+6 setae, medial lobes subtriangular, with 3+5 setae. Article II of telopodite with 7+8 v. setae (Fig. 4). Dorsal pores not visible because of the excess of caustic treatment. In specimen C, second article of telopodites with 10+10 pores on the d. side.
Second maxillae of holotype. Coxosternum with 15+13 setae (Fig. 4), apical claw of telopodite bipectinate, with ca. 22 v. and ca. 27 d. teeth.
Forcipulae of specimen A. Chaetotaxy as in Figs. 5-6; calyx of poison gland cylin- drical (Fig. 7); form and relative size of trochanteroprefemural teeth as in Fig. 8. On this point, it is difficult to speak of “une fort dent arrondie”, as did BRÔLEMANN & RIBAUT (1912: 125).
Legs of specimen A, last pair excepted, with chaetotaxy as in Figures 9-11.
Sterna of specimen A. Pore fields present on sterna IT to XXXIX (rather than II to XXX, as described by BROLEMANN & RIBAUT (1912)), completely lacking on the remaining ones. Fields always undivided, their form and size changing along the trunk. Number of pores on selected sterna: on sternum II, 77; on III, 113; on X, 211; on XV, 144; on XVI, 252; on XXVIII, 87; on XXXII, 43; on XXXV, 38; on XXX- VIII, 16; on XXXIX, 11 (Figs. 12-21). In specimen C, pore fields extend from ster- num II to LII. Verhoeff (1900) described the pores as present on sterna II to XXV.
Last leg-bearing segment of specimen A - Presternum not divided in the sagittal plane. Form and chaetotaxy of sternum and tergum as in Figures 24 and 25. Coxopleura with setae on almost whole surface, setae more numerous but smaller on the v. distal half. Coxopleura ventrally not prominent at distal end. Two single (“homogeneous”) coxal organs at each side, opening on the membrane between coxo- pleuron and sternum, with opening covered by sternum (Figs. 24 and 26). Last legs as in Figures 24 and 25. Pretarsus as in Fig. 27.
Terminal segments of specimen A. Intermediate sternum with posterior margin slightly concave, first genital sternum with posterior margin slightly convex medially and slightly concave laterally (Fig. 28). Gonopods biarticulate, basal article with ca. 36 setae, distal article with ca. 14 setae (Fig. 29), penis dorsally with 3+4 apical setae.
Remarks - In specimen A, the segmentation of the trunk is defective, because of the underdevelopment of the left half of leg-bearing segments LII and LIII, both dor-
34 L.A. PEREIRA & A. MINELLI
0,2 fon ep Omm
29
Schendylurus attemsi (Verhoeff) - Fig. 29: 3 from Morocco: Béni-Snassen (cf. BROLEMANN & RIBAUT, 1912). 1. gono- pod, v. Figs. 30-31: 4 from Morocco: 32 km from Kasba Tadla. 30.1. a.a. V, v.; 31.1. a.a. V, d. (a, b: type a, b setae).
Figs. 32-37 - Schendylurus attemsi (Verhoeff) (from BROLEMANN & RIBAUT, 1912; redrawn). 32. labrum; 33. coxosternum of second maxillae; 34. forcipular segment with poison claws, v.; 35. last leg-bearing segment and terminal segments of the 6, d.; 36-37. apical end of both last legs with pretarsus, à.
sally and ventrally (Figs. 22-23). That the defect affects a bisegmental unit, theoretical- ly corresponding to body segments 59+60, is quite in agreement with the segmenta- tion model of MINELLI & BORTOLETTO (1988). For a review of centipede teratology, we refer to MINELLI & PASQUAL (1986).
Specimen C agrees in general with the type of Schendyla attemsii and with the spe- cimen studied by BROLEMANN & RIBAUT except for the posterior limit of the pore field series (sternum LII rather than XX XIX).
THE AFRICAN SPECIES OF THE GENUS SCHENDYLURUS 35
However, we know a nearly identical variation of the same character in another Schendylid Thindyla litoralis (Kraus, 1954). In the males of this species the pore fields are present from sternum II to sternum XXXIX to LII, by a nearly constant number of body segments (61-63 pairs of legs).
Accordingly, we regard the three specimens discussed in this section as all belo- ging to S. attemst.
Schendylurus australis Silvestri, 1907 (Figs. 38-75)
Schendylurus australis Silvestri, 1907 - Jahresb. wiss. Anst. Hamburg 24 (1906), Beiheft 2:246.
Schendylurus australis, BROLEMANN & RIBAUT, 1912 - N. Arch. Mus. Hist. nat. Paris, 5(4): 122.
Schendylurus (Schendylurus) australis, BROLEMANN & RIBAUT, 1912 - N. Arch. Mus. natn. Hist. nat. Paris, 5(4): 122.
Schendylurus australis, BROLEMANN, 1926 - Arch. Zool. exp. gén. 65: 150; ATTEMS, 1928 - Ann. S. Afr. Mus. 26: 133-134; 1929 - Das Tierreich 52: 74; VERHOEFF, 1937 - Ann. S. Afr. Mus. 32: 95; LAWRENCE, 1955 - S. Afr. Anim. Life, Uppsala 2: 28; CHAMBERLIN, 1955-56 - Acta Univ. Lund. Avd. 2 N.S. 51(5): 8; DEMANGE, 1963 - Mém. Inst. Fr. Afr. Noire 66: 42.
Diagnosis - A Schendylurus species with v. pore fields extending along all the trunk. Among the African species of the genus, it shares this trait only with S. puzzico- sus Demange. From the latter, S. australis can be differentiated by means of the fol- lowing character states (the corresponding states in S. pumicosus are given in parentheses): body length 35 mm (47 mm); sternum I with pore field (without); 4 and ® with 53 pairs of legs (6 & with 63,65,67,69,2 2 with 65, 67,69, 71); forcipular tar- sungulum without tooth (with a well developed basal tooth); last leg-bearing segment with pleurite at the sides of the pretergum (without).
Material examined - South Africa: Cape Province: Port Elisabeth, 15.XII.1898, Dr. H. Brauns leg.: two specimens. One is a, 2 preserved in alcohol, designed as lectotype by R.E. Crabill on 6.V.60, with 53 pairs of legs, body length 35 mm. The trunk is in three fragments: one with the 7 last leg-bearing segments and the terminal segments (but the last legs are missing), another with the forcipulae followed by the 10 first leg- bearing segments, the last one with the 36 remaining leg-bearing segments. The head capsule is present, but the maxillae and mandibles are missing: a label, in Crabill’s hand, records that “the lectotype lacks maxillae, which Silvestri removed but did not include in jar”. The other specimen is a d with 53 pairs of legs, body length 30 mm, designed as paralectotype by R.E. Crabill on 7.V.60. It is represented by two fragments in alcohol (one with forcipulae followed by the first 44 leg-bearing segments, the other with the 9 last leg-bea-
ring segments followed by the terminal ones) and a slide with the head capsule and mouthparts not dissec- ted. Both specimens in the Zoological Museum of the University, Hamburg.
Type locality - South Africa: Cape Province: Port Elizabeth. This is also the only locality known to date.
Redescription, after the paralectotype:
3.53 pairs of legs, body length 30 mm, maximum body i 0.8 mm.
Colour (in alcohol) yellowish, forcipular segment pale ochraceous.
Antennae ca. 2.8 times longer than the cephalic plate, distally slightly attenuate; all arti- cles excepted I longer than wide. Setae on a. a. I to V-VI of different lengths, those of remai- ning antennomeres progressively shorter and more numerous towards the tip of the appen- dage (Fig. 38). Dorsal and v. surface of a.a. II, V, IX and XIII with very small specialized setae, each of them ending with two inconspicuous apical branches. On the v. side, these setae are restricted to an internal lateroapical area, on the d. side to an external lateroapical area. A. a. II, V, IX and XIII each with a single seta on v. and d. surfaces (Figs. 39-41).
36 L.A. PEREIRA & A. MINELLI
Figs. 38-57 - Schendylurus australis Silvestri, 8 paralectotype (South Africa: Cape Province: Port Elizabeth). 38. r. antenna, v.; 39.1. a.a. II, v. 40. L. a.a. V, v.; 41. r. a.a. V, d.; 42. cephalic shield; 43. clypeus and basis of antennae; 44. labrum; 45. first and second maxillae, v.; 46. claw of telopodite of l. second maxillae, v.; 47. detail of posterior external region of r. second maxilla, v.; 48. r. first maxilla, d.; 49. forcipular segment with poison claws, v.; 50. the same, r. half, d.; 51. detail of poison gland in r. poison claw, v.; 52. 1. leg IX, v.; 53. detail of claw of I. leg XXIX, anteroventral; 54-57. sterna I, II, VI, XI.
THE AFRICAN SPECIES OF THE GENUS SCHENDYLURUS 37
Figs. 58-71 - Schendylurus australis Silvestri, d paralectotype (South Africa: Cape Province: Port Elizabeth). 58-65. sterna XX, XXV, XXX, XXXVIII, XLIII, L, LI, LII; 66. last leg-bearing segment and terminal seg- ments, v.; 67. the same, d.; 68. detail of coxal organs, v.; 69. genital region, v.; 70. left gonopod, v.; 71. penis, d.
38 L.A. PEREIRA & A. MINELLI
Cephalic plate distinctly longer than wide (ratio 1.2 to 1); shape and chaetotaxy as in Figure 42. | |
Clypeus with 1+1 postantennal setae, 5+5 median setae and 1+1 prelabral setae (Fig. 43).
Labrum with 22 teeth, those in the middle round-tipped, lateral ones provided each with a relatively long and very sharp medially-directed extension (Fig. 44).
First maxillae with very small palps on coxosternum and telopodites, the last sli- ghtly bigger. The presence of palps had been wrongly denied by SILVESTRI (1907: 246) and by ATTEMS (1929: 74). Coxosternum without setae; median projection of coxo- sternum subtriangular, well developed and provided with 2+2 setae. Article II of telo- podite with 4+3 v. setae and 7+5 d. sensilla (Figs. 45, 48).
Second maxillae with 10+13 setae on coxosternum, distributed as in Fig. 45. Apical claw of telopodite well-developed and bipectinate, the d. and v. edges with 5-6 teeth (Fig. 46).
Forcipulae. Basal plate with an irregular transverse median row of 10 setae (Fig. 50). Telopodites with few setae, all articles without teeth, trochanteroprefemur, femur and tibia apparently with a small, not sclerotized tubercle on the internal apical bor- der (Figs. 49-50). Calyx of poison gland short and cylindrical (Fig. 51); chaetotaxy of coxosternum and telopodites as in Figs. 49-50.
Legs (last pair excepted) with chaetotaxy similar throughout the body length (Fig. 52); claws basally provided, on the v. side, with two spines, one anterior one posterior; a third spine, of similar size, occurs internally, very close to the posterior one (Fig. 53).
Sterna. Pore fields present from the first to the penultimate sternum. All pore fields undivided, their form changing along the trunk as in Figs. 54-65. Number of pores on selected sterna: on sternum I, 4+4+4; on II, 4+19+2; on VI, 3+56+4; on XI, 3+84+4; on XX, 4+57+3; on XXV, 1+29+1; on XXX, 2+14+2; on XXXVIII, 0+14+1; on XLIII, 13; on L, 1+11+1; on LI, 22; on LII, 17. On this point, the descriptions given by the authors (SILVESTRI, 1907: 247; BROLEMANN & RIBAUT, 1912: 122; ATTEMS, 1929: 74; DEMANGE, 1963: 42) were either too vague or outright wrong.
Last leg-bearing segment with pleurites at the sides of pretergum; presternum not divided along the sagittal plane; form and chaetotaxy of sternum and tergum as in Figs. 66-67. Coxopleura not protruding at their distal v. ends, setae small and nume- rous on the distal v. half, the remaining of the surface with bigger setae. Two single (“homogeneous”) coxal organs on each coxopleuron (Fig. 68).
Podomeres of the last legs notably incrassate, chaetotaxy ventrally in form of numerous setae, a few of them apparently resting on a tubercle-like base; setae less numerous dorsally (Figs. 66-67).
Terminal segments: intermediate tergum with posterior border convex, interme- diate sternum with posterior border convex, first genital sternum with posterior mar- gin medially convex, laterally concave (Figs. 66, 67, 69).
Gonopods biarticulate, basal article with ca. 15 setae, distal article with ca. 11 setae, some of them apparently on a tubercle-like base (Fig. 70). Penis dorsally without apical setae (Fig. 71).
2 (lectotype). 53 pairs of legs; body length 35 mm; maximum body width 1.3 mm.
Clypeus with 2+1 prelabral setae (Fig. 72), all remaining features similar to those in the male, except for the last leg-bearing segment and the terminal segments.
THE AFRICAN SPECIES OF THE GENUS SCHENDYLURUS 39
Last leg-bearing segment. Form and chaetotaxy of sternum and tergum as in Figs. 74-75. Coxopleura ventrally with numerous small setae on external distal end, remai- ning surface with very few bigger setae. The legs, currently missing in the preserved material, were figured by SILVESTRI (1907, Fig. 49) as similar to those in the male, as for thickness and pilosity. Terminal segments: intermediate tergum with posterior bor- der convex, intermediate sternum with posterior border slightly convex; first genital sternum with posterior margin medially convex, laterally concave (Figs. 74-75).
Remarks - We cannot describe the mandibles of the male paralectotype because in the slide made by CRABILL the mouth-parts were not dissected out from the head capsule. According to SILVESTRI’s figures 43 and 44, referring to the now missing mouth-parts of the lectotype, the dentate lamellae of the mandible have 3,3,3 teeth.
Again, owing to preservational defects we cannot describe the claviform sensory setae of the antennae and the special sensilla at the apex of the last antennomere.
The last legs probably lack a pretarsus, but this trait is also difficult to check on the available material. At any rate, SILVESTRI described them as “inermes” and it is puzzling, indeed, to find in BROLEMANN (1926: 150) the completely wrong statement, that this species would have “une griffe apicale robuste aux pattes anales”.
Schendylurus maroccanus (Attems, 1903) (Figs. 76-80)
Schendyla maroccana Attems, 1903 - Zool. Jahrb. Syst. 18: 189.
Schendylurus (Schendylurus) maroccanus, BROLEMANN & RIBAUT, 1912 - N. Arch. Mus. nat. Hist. nat. Paris 5(4): 122.
Schendylurus maroccanus, BROLEMANN & RIBAUT, 1912 - N. Arch. Mus. nat. Hist. nat. Paris 5(4): 125; BROLEMANN, 1921 - Boll. Soc. Sc. nat. Maroc 1(3-6): 102; 1925 - Bull. Soc. Hist. nat. Afr. Nord 16: 250; 1926 - Arch. Zool. exp. gén. 65: 149; ATTEMS, 1928 - Ann. S. Afr. Mus. 26: 128, 133; 1929 - Das Tierreich 52: 78-79; BROLEMANN, 1931 - Bull. Soc. Hist. nat. Afr. Nord 22: 131; 1932 - Bull. Soc. Hist. nat. Afr. Nord 23: 46; ATTEMS, 1934 - Zool. Anz. 107: 313; BROLEMANN, 1945-46-47 - Bull. Soc. Sc. nat. Maroc 25-27: 173; ATTEMS, 1952 - Ann. Mus. Royal Congo Belge, Ser. 8, 18: 120; DEMANGE, 1963 - Mém. Inst. Fr. Afr. Noire 66: 42.
Type-locality - Morocco: Tetuan.
Known range - Algeria: Alger and surroundings, Djebel Bou Zezga; Rusguniae; Oued Tipasa; Forét de Bainem. Morocco: Tetuan; Andjora; Volubilis; Boubhaut.
Material examined - Algeria: Forét de Bainem 3.X.1981 Staz. 110, Omodeo leg.: 2 with 69 pairs of legs, body length 53 mm (coll. Minelli).
This specimen agrees perfectly with the description of BROLEMANN & RIBAUT (1912). Accordingly, it seems to be a suitable material to provide additional data on the external morphology of the species. |
Antennae with similar chaetotaxy on the v. and the d. side of the antennomeres; latero-external edges of a. a. I-VI with numerous setae; shape and distribution of the setae as in Figs. 76-77. Last a. a. with ca. 20-25 claviform sensory setae on the external border, 2 on the internal. Distal extremity of this a. a. with ca. 8-10 very small speciali- zed setae, ending in two inconspicuous branches. Dorsal and v. surface of articles II, V, IX and XIII with very small specialized setae; on the v. side, these are restricted to an internal lateral area, whereas these setae, similar to those at the end of the last arti- cle, are more apical on a. a. IX and XIII. A. a. II has 5 setae, a.a. V, 5; a.a. IX, 3; (right) a.a. XIII, 3 (Fig. 76, a, b; Fig. 77, a). Specialized setae on the d. side are repre-
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Cani coon iuunn ee eee noce
72
0.3 mm
0.3 mm
Figs. 72-75 - Schendylurus australis Silvestri, 2 lectotype (same locality as paralectotype). 72. clypeus and basis of antennae; 73. labrum; 74. last leg-bearing segment and terminal segments, v.; 75. the same, d.
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Figs. 76-80 - Schendylurus maroccanus (Attems), $ (Algeria: Forêt de Bainem). 76. eight proximal articles of l. antenna, v. (a, b, detail of specialized setae); 77. remaining distal articles of 1. antenna, v. (a, detail of spe-
cialized seta); 78. leg-bearing segment II, v.; 79. two last leg-bearing segments and terminal segments, v.; 80. last leg-bearing segment and terminal segments, d.
THE AFRICAN SPECIES OF THE GENUS SCHENDYLURUS 41
sented by two different types. Type a are similar to those on the v. side, type b are big- ger and much darker in colour (ochraceous). These setae are restricted to an external lateral area more apical on a.a. V, IX and XIII. Number of specialized setae on the different articles: a.a. II, 4 a setae; a.a. V, 4-5 a; a.a. IX, 3 a and 2 b; (right) XIII, 3 a and 1 d. The I. a.a. XIII, evidently abnormal, lacks specialized setae on both sides.
First maxillae. Coxosternum with 8+6 setae; median projection of the coxoster- num subtriangular, well-developed and provided with 4+4 setae. Article II of telopo- dite with 7+6 v. setae and 8+10 d. sensilla.
Second maxillae. Apical claw of telopodite with ca. 15-17 teeth on v. and d. sides.
Forcipulae. Basal plate with numerous very small setae, dispersed over the whole surface, and an irregular transverse median row of 5 big setae; calyx of poison gland long and cylindrical.
Legs (last pair excepted). Chaetotaxy similar throughout the length of the body, represented by numerous setae on the v. side (Figs. 78-79), much less numerous on the d. side.
Last leg-bearing segment. Presternum not divided along the sagittal plane; form and chaetotaxy of sternum and tergum as in Figs. 79-80. Coxopleura slightly protru- ding at their distal v. ends, setae small and numerous on the distal end, remaining of the surface with less numerous, bigger setae. Two single (“homogeneous”), unilobed coxal organs on each coxopleuron, opening on the membrane between coxopleuron and sternum and covered by the latter (Fig. 79). Form and chaetotaxy of the last legs as in Figs. 79-80.
Terminal segments. Intermediate tergum with posterior margin convex; interme- diate sternum with posterior margin straight to very slightly concave; first genital ster- num with posterior margin medially convex, laterally slightly concave. Gonopods uniarticulate (Figs. 79-80).
Remarks - The wrong original statement of Attems (1903: 189), that the v. pore fields begin on sternum I, rather than on sternum II, was doubted by BROLEMANN & RIBAUT (1912: 127) and later corrected in ATTEMS (1929: 79).
BROLEMANN (1925: 250) cited additional specimens of S. maroccanus from Algeria: “Rusguniae (littoral), 28-XII-24. Un d à 76 paires de pattes. Oued Tipasa: 15-IV-25. Deux d à 69 et 71 paires de pattes.” This material was not considered by ATTEMS in his 1929 monograph. More puzzling, indeed, is the fact that also BROLEMANN, in his subsequent “Tableaux de détermination des Chilopodes signalés en Afrique du Nord” (1932: 46) only gave for the species the range 65-69 pairs of legs. In any case, as for the specimen with 76 pairs of legs, this even number was surely a typographic error!
Schendylurus paucidens Attems, 1939 (Figs. 81-122)
Schendylurus paucidens Attems, 1939 - Mém. Mus. nat. Hist. nat., Paris 5(55): 303; 1947 - Ann. naturhist. Mus. Wien 55: 87; 1959 - Ann. naturhist. Mus. Wien 63: 307; DEMANGE, 1963 - Mém. Inst. Fr. Afr. Noire 66: 42.
Diagnosis - A Schendylurus species with dentate lamellae of the mandible not sub- divided into blocks; most pore fields with 1+1 setae; coxopleura protruding at the distal v. end; posterior coxal organs of the female bilobated.
42 L.A. PEREIRA & A. MINELLI
Figs. 81-104 - Schendylurus paucidens Attems, © lectotype (Uganda: M. Elgon). 81. r. antenna, v.; 82. r. a.a. XIV, v.; 83. r. a.a. II, v.; 84. r. a.a. V, v.; 85. r. a.a. IX, v.; 86. r. a.a. XIII, v.; 87. r. a.a. II d.; 88. r. a.a. V, d.; 89. r. a.a. IX, d.; 90. r. a.a. XIII, d.; 91. cephalic shield; 92. clypeus and basis of antennae; 93. labrum; 94-95. dentate and pectinate lamellae of mandibles; 96. 1. first maxilla, d.; 97. first and second maxillae, v.; 98. claw of telopodite of r. second maxilla, v.; 99. detail of posterior external region of |. second maxilla, v.; 100. forcipular segment with poison claws, v.; 101. the same, d.; 102. detail of calyx of poison gland in r. poison claw, v.; 103.1. leg II, v.; 104. claw of 1. leg XVI, anteroventral.
THE AFRICAN SPECIES OF THE GENUS SCHENDYLURUS 43
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115
Figs. 105-117 - Schendylurus paucidens Attems, 9 lectotype (Uganda: M. Elgon). 105-109. sterna II, X, XV, XVI, XVII; 110. last leg-bearing segments and terminal segments, v.; 111. the same, d.; 112. detail of 1. coxal organs, v. (4, independent areas of the specialized epithelium; the circle on the coxopleuron indicates the pro- truding area); 113. detail of the protruding area of |. coxopleuron, v.; 114. detail of anterior r. coxal organ, v. (a, independent areas of the specialized epithelium); 115. detail of posterior r. coxal organ, v. (a, independent areas of the specialized epithelium); 116. detail of distal end of last podomere of I. last leg, v.; 117. the same, r. last leg.
44 L.A. PEREIRA & A. MINELLI
Type material examined - Uganda: Mont Elgon: Camp I de Elgon m 2210 (Omo Exp.): Two syntypes, both in alcohol, already examined by R.E. Crabill in 1962 (Naturhistorisches Museum Wien). We designe here the syntype 9 with 51 pair of legs, body length 19 mm, as the lectotype and the syntype d with 47 pairs of legs, body length 15 mm, as paralectotype.
Type locality - Uganda: Mount Elgon: Camp I de l’Elgon. This is the only locality known for the species.
Redescription based on the 9 lectotype.
51 pairs of legs; body length 19 mm, maximum body width 0.5 mm.
Colour (preserved specimen) yellowish with head and forcipular segment darker.
Antennae ca. 2.5 times longer than the cephalic plate. Chaetotaxy similar on d. and v. aspect; shape and distribution of setae as in Fig. 81. Last a.a. with ca. 9-17 cla- viform sensory setae on external, none on the internal border (Fig. 82). Distal extre- mity of the same a.a. with 3 very small specialized setae, not divided apically (Fig. 82). Dorsal and v. aspect of a.a. II, V, IX and XIII with very small specialized setae; those of v. side restricted to an internal latero-apical area. These setae are of two kinds: type a setae are very thin and apically undivided, type b thicker and very similar to those at the distal end of a.a. XIV (Fig. 84, a, b). A.a. IT with 1 2 seta only (Fig. 83); a.a. V, IX and XIII each with 1 4 and 1 b setae (Figs. 84-86). Specialized setae on the d. side are restricted to an external lateroapical area. There is a similar arrangement on the v. side, always with 1 a and 1 b setae on each of a.a. II, V, IX and XIII (Figs. 87-90).
Cephalic plate slightly longer than wide (ratio 1.16 to 1) (Fig. 91).
Clypeus with 1 post-antennal seta, 2+3 setae in the middle and 1+1 prelabral setae (Fig, 92% |
Labrum with a total of 19 teeth, shape as in Figure 93.
Mandible. Dentate lamellae with 5 teeth, not subdivided into blocks; pectinate lamellae with ca. 15-16 teeth (Figs. 94-95).
First maxillae. Coxosternum without setae, palps absent (Fig. 96); median projec- tion of coxosternum subtriangular, well-developed and provided with 1+1 setae. Telopodite biarticulate, the basal article with a very small palp, the distal one with 2+2 setae on the v. side and 4+4 sensilla on the d. one (Figs. 96-97).
Second maxillae. Coxosternum with 5+6 setae, distributed as in Fig. 97. Apical claw of telopodite well-developed and bipectinate, the d. side with ca. 7 teeth, the v. with ca. 9 teeth (Fig. 98). Shape and chaetotaxy of telopodites as in Fig. 97.
Forcipulae. When closed, the telopodites do not extend beyond the anterior mar- gin of the head; trochanteroprefemur, femur and tibia lacking teeth, tarsungulum with a very small and sharp tooth on the basal part of the internal border; basal plate with an irregular transverse median row of 10 setae; calyx of poison gland short and cylindrical (Fig. 102); shape and chaetotaxy of coxosternum and telopodites as in Figs. 100-101.
Legs (last pair excepted) with chaetotaxy similar throughout the length of the body (Fig. 103). Each claw is provided, ventrobasally, with two principal spines, one anterior one posterior; internally, very close to the posterior one, there is a third spine, of similar size (Fig. 104).
Terga shallowly but distinctly bisulcate, sparsely setose.
Sterna. Pore fields only on sterna II to XVII. Fields always undivided, their form changing along the trunk from transversally subovoidal to irregular. Number of pores
THE AFRICAN SPECIES OF THE GENUS SCHENDYLURUS 45
Figs. 118-122 - Schendylurus paucidens Attems, 6 paralectotype (Uganda: M. Elgon). 118. last leg-bearing segment and terminal segments, v.; 119. the same, d.; 120. detail of r. coxal organs, v. (a, independent areas of specialized epithelium; b, single area of the specialized epithelium); 121. penis, d.; 122. r. gonopod, v.
on selected sterna: on sternum II, 59; on X, 126; on XV, 95; on XVI, 75; on XVII, 12. Pore fields II to XV with 2 small setae on their surface, XVI with 1 seta, XVII without setae (Figs. 105-109).
Last leg-bearing segment lacking pleurites at the level of pretergum. Presternum not divided on the sagittal plane. Tergum trapezoidal, anterior base much wider than tergite length, the posterior border distinctly convex (Fig. 111). Sternum trapezoidal, anterior base much wider than sternum length, distal edge slightly concave (Fig. 110). Distal end of coxopleura ventrally protruding, overlapping the internal basal part of trochanter (Figs. 112-113). Setae covering v. and lateral surfaces of coxopleura, very few on the d. side, more numerous on the internal edge of the v. side (Figs. 110-111). Two single (“homogeneous”) coxal organs on each coxopleuron, both of them inter- nally with two well-defined, independent areas of specialized epithelium (4 in Figs. 112, 114, 115); externally, the anterior organs are unilobed, the posterior bilobed (Figs. 112, 115). Coxal organs open on the membrane between coxopleuron and sternum, covered by the latter (Fig. 110). Last legs with 7 podomeres, form and chaetotaxy as in Figs. 110-111. Pretarsus very small, with two small apical spines (Figs. 116-117).
Terminal segments. Intermediate tergum with posterior margin convex (Fig. 111), intermediate sternum with posterior margin straight to slightly concave; first genital sternum with posterior margin medially convex, slightly concave laterally. Gonopods uniarticulate (Fig. 110).
Variability. ATTEMS (1939) mentions female specimens with 49 pairs of legs.
4 (paralectotype). Pairs of legs 47, body length 15 mm, maximum body width 0.4 mm.
46 L.A. PEREIRA & A. MINELLI
Figs. 123-136 - Schendylurus polypus Attems, 9, specimen 7442 (South Africa: Pass at Avontuur). 123. r. antenna, v.; 124.1. a.a. XIV, dorso-latero-external; 125. r. a.a. V, v.; 126. r. a.a. XIII, v.; 127. r. a.a. II, d.; 128. r. a.a. V, d.; 129. r. a.a. IX, d.; 130. r. a.a. XIII, d.; 131. cephalic shield; 132. clypeus and basis of antennae; 133. labrum; 134-135. dentate and pectinate lamellae of mandibles; 136. claw of telopodite of r. second maxilla, d.
First maxillae with 1+1 setae on coxosternum, other features similar to the female except for the last leg-bearing segment and terminal segments.
Last leg-bearing segment. Form and chaetotaxy of sternum and tergum as in Figs. 118 and 119. Coxopleura protruding at the v. distal end, with setae covering v. and lateral surfaces, very few on the d. side, more numerous and smaller on internal edge of v. side (Figs. 118-119). Anterior coxal organs internally with a single area of specia- lized epithelium, posterior coxal organs with two separate areas (a, Fig. 120). Anterior and posterior coxal organs externally unilobed.
THE AFRICAN SPECIES OF THE GENUS SCHENDYLURUS 47
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Figs. 137-152 - Schendylurus polypus Attems, 9, specimen 7335 (South Africa: Pass at Avontuur). 137. clypeus; 138. labrum (teeth somewhat displaced during dissection); 139. r. first maxilla, d.; 140. first and second maxillae, v.; 141. claw of telopodite of r. second maxilla, d.; 142. the same, v.; 143. detail of posterior external region of |. second maxilla, v.; 144. forcipular segment with poison claws, v.; 145. the same, d., 1. half; 146. detail of calyx of poison gland in r. poison claw, v.; 147. L leg XII, v.; 148. claw of 1. leg XV, v.; 149-152. sterna II, III, VI, XII.
48 L.A. PEREIRA & A. MINELLI
U.é mm
Figs. 153-157 - Schendylurus polypus Attems, 9, specimen 7335 (South Africa: Pass at Avontuur). 153-154. sterna XXII, XXIII (arrow shows the two single pores); 155. last leg-bearing segment and terminal seg- ments, v.; 156. the same, d.; 157. detail of 1. coxal organs, v. (a, single area of the specialized epithelium).
Podomeres of terminal legs moderately incrassate, ventrally with numerous setae covering the whole surface, dorsally with less numerous but larger setae (Figs. 118-119).
Terminal segments. Intermediate tergum strongly convex (Fig. 119); intermediate and first genital sterna with posterior margins slightly convex medially and slightly con- cave laterally (Fig. 118). Gonopods biarticulate, basal article with ca. 8 setae, distal arti- cle with ca. 10 setae (Figs. 118, 122). Penis apparently without apical setae (Fig. 121).
Remarks - The two specimens are certainly conspecific and both mature. In the male, the vesicula seminalis is full of mature spermatozoa, in the female there are full spermatecae and reasonably mature ova. Accordingly, the difference found in the struc- ture of the posterior coxal organs, provided that it is not due to an accidental defect in one of the specimens, should be regarded as an instance of sexual dimorphism.
THE AFRICAN SPECIES OF THE GENUS SCHENDYLURUS 49
58
\E O1 mm
Figs. 158-175 - Schendylurus pumicosus Demange, 9 (Ivory Coast: M. Nimba). 158. |. antenna, v.; 159. api- cal region of last 1. a.a., v.; 160. 1. a.a. XIII, v.; 161. 1. a.a. XIII, d.; 162. cephalic shield; 163. clypeus and basis of antennae; 164. labrum; 165. dentate lamella of r. mandible; 166. r. first maxilla, d.; 167. first and second maxillae, v.; 168. claw of telopodite of r. second maxilla, v.; 169. detail of posterior external region of 1. second maxilla, v.; 170. forcipular segment with poison claws, v.; 171. detail of calyx of poison gland in r. poison claw, v.; 172.1. leg IV, v.; 173. claw of l. leg V, postero-v.; 174-175. sterna II, VI.
50 L.A. PEREIRA & A. MINELLI
0.2 mm
0.05 mm
Figs. 176-183 - Schendylurus pumicosus Demange, 9 (Ivory Coast: M. Nimba). 176-180. sterna XXVIII, XLIV, L, LX, LXVI; 181. last leg-bearing segment and terminal segments, v.; 182. the same, d.; 183. detail of distal end of last podomere of I. last leg, v.
Schendylurus polypus Attems, 1928 (Figs. 123-157)
Schendylurus polypus Attems, 1928 - Ann. S. Afr. Mus. 26: 134; 1929 - Das Tierreich 52: 75; VERHOEFF, 1937 - Ann. S. Afr. Mus. 32: 95; LAWRENCE, 1955 - S. Afr. Anim. Life, Uppsala 2: 28; DEMANGE, 1963 - Mém. Inst. Fr. Afr. Noir 66: 42.
Diagnosis - A Schendylurus species with v. pore fields on the anterior sterna only. Among the African species of the genus, only the present species, S. attemsi, S. maroc-
canus and S. paucidens share this trait. S. polypus can be differentiated from these spe- cies by the characters given in the key on pag. 56.
Material examined - South Africa - Pass at Avontuur: $ with 69 pairs of legs, body length 26 mm (in alcohol) (identification 7335); Triangle, Worcester: 2 holotype with 77 pairs of legs, body length 30 mm represented by (a) one original slide of Attems containing the head capsule with antennae, mandibles, first
THE AFRICAN SPECIES OF THE GENUS SCHENDYLURUS 51
and second maxillae and (b) the trunk preserved in alcohol, fragmented into three parts, lacking the two apical podomeres of both last legs (identification SAM-MYR 7442).
Type locality - South Africa: Cape Province: Triangle: Worcester: Pass at Avontuur, Swellendam.
Additional description, based on holotype and paratype.
69 and 77 pairs of legs; body length 26-30 mm, maximum body width 0.9 mm.
Colour of preserved specimens yellowish with head and forcipular segment darker.
Antennae ca. 3.0 times longer than the cephalic plate, chaetotaxy similar on v. and d. aspects of the antennomeres. Shape and distribution of the setae as in Figure 123. Terminal a.a. with ca. 13-17 claviform sensory setae on the external border and ca. 5-7 on the internal border (Fig. 124). Distal extremity of the same a.a. with ca. 3-4 very small specialized setae, apically undivied (Fig. 124). Dorsal and v. aspect of a.a. II, V, IX and XIII with very small specialized setae; on the v. side these are restricted to an internal
190
Figs. 184-190 - Schendylurus pumicosus Demange, 3 (same locality). 184. labrum; 185. last leg-bearing seg- ment and terminal segments, v.; 186. the same, d.; 187. 1. coxal organs, v.; 188. genital region, v.; 189. poste- rior half of the fifth podomere of last 1. leg, v.; 190. 1. gonopod, v.
52 L.A. PEREIRA & A. MINELLI
lateroapical area. There are two kinds of them: type a are very thin and apically undivi- ded, type b are thicker and very similar to those on the distal end of a.a. XIV (Fig. 125, a, b). A.a. II has a single type b seta; a.a. V, IX and XIII each have 1 a and 1 È setae (Figs. 125-126). On the d. side, in addition to type a and type b setae, there is a third type c, similar in shape to type b but much darker in colour (ochraceous) (Fig. 129, a, è, c). On a.a. II and V, 4 setae occupy nearly the center of their surface, in a.a. IX and XIII the middle apical part. Type b and type c setae occur on the external distolateral region of the same antennomeres. Each of a.a. II and V has 1 type a and 1 type b seta (Figs. 127-128); each of a.a. IX and XIII has 1 a, 1 band 1 c setae (Figs. 129-130). Cephalic plate slightly longer than wide (ratio 1.13 to 1) (Fig. 131).
Clypeus with 1+1 postantennal setae, 6+5 or 5+5 setae in the middle and 1+1 pre- labral setae (Figs. 132, 137).
Labrum with a total of 18-19 teeth, shape as in Figures 133 and 138.
Mandibles. Dentate lamellae subdivided into 4 distinct blocks, with 2,3,3,1 ai 3,3,2,1 teeth respectively, pectinate lamellae with ca. 12 hyaline teeth (Figs. 134, 135).
First maxillae with lappets both on coxosternum and telopodites. Coxosternum without setae; median projection of coxosternum subtriangular, well developed and provided with 2+2 or 2+1 setae. Article II of the telopodite with 2+2 v. setae and 6+5 or 4+5 d. sensilla (Figs. 139-140).
Second maxillae. Coxosternum with ca. 8-10+8-10 setae distributed as in Figure 140. Apical claw of telopodite well-developed, bipectinate, with 4-5 teeth on the d. side and 3-5 on the v. (Figs. 136, 141, 142).
Forcipulae. When closed, the telopodites do not extend beyond the anterior mar- gin of the head; trochanteroprefemur, femur and tibia of telopodite with a very small tubercle on the apical part of the internal border; tarsungulum (in specimen 7335) with a clearly visible tooth on the basal part of the internal border (the tooth is smaller in the holotype); basal plate with an irregular transverse median row of about 10 setae; calyx of poison gland short and cylindrical (Fig. 146); shape and chaetotaxy of COXO- sternum and telopodite as in Figures 144-145.
Legs (last pair excepted). Chaetotaxy similar throughout the length of the body (Fig. 147). Each claw is provided on its ventrobasal part with two principal spines, one anterior one posterior; a third smaller spine occurs internally, very close to the poste- rior spine (Fig. 148).
Terga shallowly but distinctly bisulcate, sparsely setose.
Sterna. In both specimens there are pore fields on sterna II to XXIII. Number and arrangement of pores are similar in the two specimens. As for the female no. 7335, details are as follows. On sterna II to XXI most pores are arranged in a principal area with shape changing along the trunk from subcircular to subovoidal to subtriangular; some additional pores are also present in anterolateral position. Number of pores on selected sterna: on ster- num II, 3+6+3 pores; on III, 3+8+2; on VI, 6+21+6; on XIII, 6+33+7 (Figs. 149-152). On sternum XXII there are 8 pores arranged in an irregular area and only 1 pore on its anterior left side (Fig. 153). On sternum XXIII, just 2 pores of the main area are left (Fig. 154).
Last leg-bearing segment with pleurites at the level of the pretergum (Fig. 156); presternum not divided along the sagittal plane; tergum trapezoidal, its base slightly wider than its length and the posterior border distinctly convex (Fig. 107). Sternum
THE AFRICAN SPECIES OF THE GENUS SCHENDYLURUS 53
trapezoidal, base much wider than sternum length, lateral edges converging posteriad, distal edge slightly concave (Fig. 155). Coxopleura ventrally slightly prominent at internal distal end, with setae on almost whole surface, setae more numerous on distal v. half (Figs. 155-156). Two single (“homogeneous”) coxal organs on each coxopleu- ron, both unilobed, internally showing a single area of specialized epithelium (a, Fig. 157). Coxal organs open on the membrane between coxopleuron and sternum, cove- red by the latter (Fig. 155). Last legs with 7 podomeres; trochanter, prefemur and femur notably incrassate (Figs. 155-156). ATTEMS (1928: 137-138) described the last podomere as follows: “The seventh joint of the female as long as the sixth joint, but much more slender, cylindrical, beset with dispersed long bristles; at the tip some short points; but the cone at the tip ts not separated by a line from the rest of the joint as described by Ribaut in Schendylurus attemsi”.
Terminal segments. Intermediate tergum with posterior margin convex; intermedia- te sternum with posterior margin straight to slightly concave; first genital sternum with posterior margin straight to slightly concave; first genital sternum with posterior margin medially convex, slightly concave laterally. Gonopods uniarticulate (Figs. 155-156).
3. We could not examine specimens of this sex. The only available information (ATTEMS, 1928) is, that the d has 69 pairs of legs.
Schendylurus pumicosus Demange, 1963 (Figs. 158-190)
Schendylurus pumicosus Demange, 1963 - Mém. Inst. Fr. Afr. Noire 66: 42. Schendylurus pumicosus var. pluridentatus Demange, 1963 - Mém. Inst. Fr. Afr. Noire 66: 46.
Diagnosis - A Schendylurus species with v. pore fields extending over the whole length of the body. Among the African species of the genus, this trait is only shared by S. australis. For the differential traits, see the diagnosis of this latter species.
Material examined - Ivory Coast: Nimba: Camp I (14 Pg Prairie, m 1600) 4-10.VIII.1951: 2 6 with 67 pairs of legs, body length 38 (specimen A) and 35 mm respectively, 3 immature dd (2 with 67 pairs of legs, body lenght resp. 25 and 26 mm; 1 with 65 pairs of legs, body length 21 mm), 2 2 £ with 67 pairs of legs, body length 47 (specimen B) and 25 mm respectively; 1 £ with 69 pairs of legs, body length 34 mm; 2 © ? with 69 pairs of legs, both with body length 32 mm; 1 ? with 71 pairs of legs, body length 36 mm; 1 incomplete speci- men. All in alcohol, preserved at the Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris: Coll. Myriapodes M. 250).
Type locality - Ivory Coast: Nimba: Camp I.
Known range - Ivory Coast: Nimba: Camp I; Zouguépo; Pierré-Richaut; Bié.
The following additional description is based on specimens A (male) and B (fema- le) listed above. |
®.67 pairs of legs, body length 47 mm, maximum body width 1.0 mm.
Colour (preserved specimen) yellowish, forcipular segment pale ochraceous-orange.
Antennae 3.0 times longer than the cephalic plate, distally slightly attenuate; all articles, the first excepted, longer than wide. Setae on a.a. I-IV of different length, those of the remaining antennomeres progressively shorter and more numerous towards the end of the appendage (Fig. 158). Terminal a.a. with ca. 29 claviform sen- sory setae on the external border and ca. 2 on the internal border. Distal end of this a.a. with ca. 4-5 very small specialized setae ending in two very small apical branches (Fig. 159). Dorsal and v. aspect of a.a. II, V, IX and XIII with very small specialized
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setae, which on the v. side are restricted to an internal lateroapical area and are repre- sented by two types. Type a setae are very thin and apically undivided, type b are very similar to the setae at the apex of the last a.a.. Each of a.a. II, V, IX and XIII bears 1 type a and 1 type b seta (Fig. 160). Similar specialized setae are also present on the d. side, type a on the basal median part of the article, type b on the external lateroapical region. Each of a.a. II, V, IX and XIII with 1 type a and 1 type b seta (Fig. 161).
Cephalic plate distinctly longer than wide (ratio 1.1 to 1); shape and chaetotaxy as in Fig. 162.
Clypeus with 1+1 postantennal setae, 9+8 median setae and 1+1 prelabral setae (Fig. 62),
Labrum with 10 well-developed teeth on the central arc, side-pieces with 6+6 very small pale teeth (Fig. 164).
Mandible. Dentate lamella subdivided into 3 distinct blocks, with 3,3,2 teeth respectively (Fig. 165); pectinate lamella with 20 hyaline teeth.
First maxillae with palps on both coxosternum and telopodite. Coxosternum without setae; median projections of coxosternum subtriangular, well-developed and provided with 2+2 setae. Article II of telopodite with 2+2 v. setae and 4+4 d. sensilla (Figs. 166-167).
Second maxillae with 8+8 setae on coxosternum, arranged as in Fig. 167. Apical claw of telopodite well-developed, bipectinate, the d. edge with 7-9 teeth, the v. with 6-7 (Fig. 168). |
Forcipulae. Basal plate with an irregular transverse median row of 11 setae. Telopodites with few setae, trochanteroprefemur, femur and tibia unarmed, tarsungu- la with a well-developed tooth on the internal basal part. Calyx of poison gland spheri- cal (Fig. 171); chaetotaxy of coxosternum and telopodites as in Fig. 170.
Less (last pair excepted) with chaetotaxy (Fig. 172) uniform throughout the body length. Claws ventrobasally with two spines, one anterior one posterior; a third spine, much smaller in size, occurs internally, very close to the posterior one (Fig. 173).
Sterna. Pore fields present from the second to the penultimate sternum. All pore fields are undivided, their form changing along the trunk as in Figs. 174-180. Number of pores on selected sterna: on sternum II, 34; on VI, 75; on XXVIII, 40; on XLIV, Loon Li Liconto RionL XVI, 21,
Last leg-bearing segment without pleurites at the sides of pretergum; presternum not divided along the sagittal plane; form and chaetotaxy of sternum and tergum as in Figs. 181-182. Coxopleura protruding at their distal v. ends, setae small and numerous on the distal v. half, the remaining surface with few bigger setae. Two single (“homo- geneous”) coxal organs on each coxopleuron, both opening on the membrane between coxopleuron and sternum, covered by the latter (Fig. 181). Podomeres of ter- minal legs moderately inflated; v. chaetotaxy: numerous setae on trochanter, prefemur and tibia, the external and apical setae on a tubercle-like base (similar to those in the male, Fig. 189); d. setae less numerous (Figs. 181-182); pretarsus apparently absent, replaced by a small apical spine (Fig. 183).
Terminal segments. Intermediate tergum with posterior border convex, interme- diate sternum with posterior border slightly convex; first genital sternum with poste- rior margin medially convex, laterally concave. Gonopods uniarticulate, well-develo- ped (Fig. 181).
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Fig. 191 - Geographical distribution of the African species of Schendylurus. S. attemsi (Verhoeff) (X), S. australis Silvestri (©), S. maroccanus (Attems) (A), S. paucidens Attems (@), S. polypus Attems (+), S. pumi- cosus Demange (@).
Variability. Other female specimens with 65, 69 and 71 pairs of legs.
3.67 pairs of legs, body length 38 mm.
All features similar to the female, but for the last leg-bearing segment and the ter- minal segments.
Last leg-bearing segment. Form and chaetotaxy of sternum and tergum as in Figs. 185-186. Coxopleura protruding at v. distal end, ventrally with numerous small setae on external and distal half, remaining surfaces with very few setae (Figs. 185-186). Podomeres (Figs. 185-186) as wide as in the female, trochanter ventrally more setose than in the female.
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Terminal segments. Intermediate tergum with posterior border convex, interme- diate sternum with posterior border slightly convex; first genital sternum with poste- rior border convex (Figs. 185, 188). Gonopods biarticulate, ca. 21 setae on basal, ca. 14 setae on distal article (Fig. 190). Penis dorsally without apical setae.
Variability. Other male specimens with 63, 65 and 69 pairs of legs.
Remarks - All specimens we have seen lack the 1+1 setae described by DEMANGE as present on the coxosternum of the first maxillae. In addition, the teeth of the cen- tral arc of the labrum seem to be of uniform size, at variance with DEMANGE’S (1963) statement, that “les 3 dents médianes sont beaucoup plus robustes et longues que les latérales”. Finally, we regard as a typographical error the ratio 1.5: 1 given by DEMANGE as the length to width ratio for the cephalic shield; in the specimens seen by us, as well as in DEMANGE’s (1963) figure 1, the ratio is in the range 1.1:1 to 1.2:1.
Key to the African species of Schendylurus
14 (Poe ticld series chiding Sn penulimarestemun ies, coc pile ic ee veh aia Birre 2 = A@lesce the Silastiateni anita preti 3 2 - Sternum I with pore field. Body length 35 mm. Male and female with 53 pairs of legs. Forcipular tar- sungulum without tooth. Last leg-bearing segment with pleurites at the sides of pretergum. Shape of labrum as in Figures 44 and 73. Form of pore fields as in Figures 54-65 _.............. S. australis Silvestri - Sternum I without pore field. Body length 47 mm. Male with 63-69, female with 65-71 pairs of legs. Forcipular tarsungulum with a well-developed basal tooth. Last leg-bearing segment without pleuri- tes at the sides of pretergum. Shape of labrum as in Figures 164 and 184. Form of pore fields as in ra eZ SO, ga case SPRL SI AIA ROTTI SARO sco CE S. pumicosus Demange 3 - Dentate lamella of the mandible not subdivided into blocks. Posterior coxal organs internally with two independent areas of specialized epithelium, externally unilobed in the male but bilobed in the female (Figs. 112, 115, 120). Pore fields on sterna II to XVII. Female with 49 or 51, male with 47 Dalisioliess Bad lenetı Drum E nine S. paucidens Attems - Dentate lamella of the mandible subdivided into 2-5 distinct blocks. Posterior coxal organs internal- ly with a single area of specialized epithelium, externally unilobed in both sexes (Fig. 157). Pore fields on sterna II to XVIII-XXX. Female with 57-61 or 65-77, males with 57 or 61-69 pairs of legs. SO PAT DC NEO ON TE PE DR D D OT SE D A 4 4 - Body length 30 mm. Labrum with a total of 18- 19 teeth. Second maxillae with ca. 20 setae on coxoster- num. Last legs with a very small pretarsus. Middle part of the clypeus with ca. 11 setae. Forcipulae: tro- chanteroprefemur with a very small tubercle in the apical part of internal border; tarsungulum with a well-developed basal tooth. Female with 69-77, male with 69 pairs of legs .................. S. polypus Attems - Body length 60-63 mm. Labrum with a total of 30-60 teeth. Second maxillae with ca. 33-60 setae on coxosternum. Last legs with pretarsus represented by a well-developed tubercle. Middle part of cly- peus with ca. 25-35 setae. Forcipulae: internal border of trochanteroprefemur with an apical tooth, Cisne ain hola TALI Ala tli LARA HR LR ada N 5 - Labrum with a total of ca. 23-30 teeth (shape as in Figs. 3 and 32). Coxosternum of second maxil- lae with ca. 28-33 setae (Figs. 4 and 33). Forcipulae: trochanteroprefemur without tooth or with a quite small tooth (Figs. 8 and 34). Pore fields on sterna II to XXX. Last leg-bearing segment with pleurites at the sides of pretergum. Last legs of the male incrassate; last joint much thinner than the penultimate (Figs. 24-25, 35), pretarsus with 4-6 spines (Figs. 36-37). Female with 57-61, male with ae ma Be INN. ERITREA S. attemsi (Verhoeff) - Labrum with a total of ca. 60 teeth (shape as in Fig. 76). Coxosternum of second maxillae with ca. 60 setae (Fig. 77). Forcipulae: trochanteroprefemur with a strong tooth (Fig. 78). Pore fields on sterna II to XVIII-XXI. Last leg-bearing segment without pleurites at the level of pretergum. Last legs of the male not incrassate, last joint nearly as thick as the penultimate (Fig. 79), pretarsus with 2 spines. Female with 65-69, male with 61-69 pairs of legs ss S. maroccanus (Attems)
THE AFRICAN SPECIES OF THE GENUS SCHENDYLURUS 57
Acknowledgements - We are indebted to the following colleagues for the loan of types and other use- ful specimens: G. Rack of the Zoologisches Institut und Zoologisches Museum der Universitàt, Hamburg, J. Gruber of the Naturhistorisches Museum, Wien, M. Moritz of the Zoologisches Museum der Humbaldt- Universitàt, Berlin and J.-P. Mauriés of the Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris.
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58 L.A. PEREIRA & A. MINELLI
ABSTRACT
The six African species of Schendylurus are redescribed, mostly after type material and a key is provi- ded for their identification.
RIASSUNTO
Le specie africane del genere Schendylurus Silvestri, 1907 (Chilopoda Geophilomorpha Schendylidae).
Le sei specie africane del genere Schendylurus vengono ridescritte, per lo più sulla base di materiale tipico, e viene fornita una chiave per il loro riconoscimento.
Authors’ addresses: L. A. Pereira - Facultad de Ciencias Naturales y Museo, Universidad Nacional de La Plata, Paseo del Bosque s/n, 1900 La Plata (Argentina). A. Minelli - Dipartimento di Biologia, Università di Padova, Via Trieste 75, I 35121 Padova (Italy).
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 73 (1994): 59-152, 30.6.1995
MAssIMO RIZZOTTI VLACH
POPOLAMENT IAD LEROTTERI DELL IV CRON, (VENETO, REGIONE VERONESE)
(Heteroptera)
Introduzione
La Valpolicella è una regione che non è mai stata oggetto di specifici studi naturalistici, anche se talune sue località sono già state meta di ricercatori (MAGISTRETTI & RUFFO, 1959); sicuramente raccolte scientifiche di svariati gruppi zoologici provenienti dal suo territorio sono conservate nel Museo Civico di Storia Naturale di Verona e i dati sono stati anche in parte pubblicati (v. ad esempio il contributo per gli Eterotteri di MANCINI, 1950), ma, come si è detto, tali materiali non hanno visto mai la luce, almeno sinora, in un lavoro scientifico organico. Giustificato, quindi, l'interesse, non solo personale, per tale regione, maggiormente acuito dalla quasi totale assenza di lavori recenti sugli Eterotteri della fascia prealpina. Ricordo in proposito la breve nota faunistica di MICHALK (1933) per la zona del lago di Garda, nei dintorni di Riva, e i saggi di DIOLI (1980) e VILLA (1985) che però trattano particolari facies vegetazionali (brughiere) della fascia pedemontana piemontese. Già nel contributo di VILLA (l.c.) si può tuttavia notare una certa ricchezza faunistica, considerando anche il particolare tipo di ambiente indagato, notevolmente influenzato dalla presenza dell’uomo.
Un altro motivo di interesse per la Valpolicella è dato dal fatto che il suo territorio ha indubbiamente subito un forte degrado ambientale in tempi recenti e si tratta di un processo tuttora in atto, determinato non solo dalla sempre maggiore urbanizzazione, che non risparmia dalla cementificazione neppure i luoghi più distanti dal capoluogo, soprattutto nella zona orientale della Valpolicella, ma anche da altri fattori antropici che si riflettono in modo molto negativo sull'ambiente come ad esempio la presenza di cave, cementifici, o il pascolamento intenso nella zona montana. Credo quindi che una documentazione scientifica per questo territorio, anche se molto probabilmente non potrà sortire effetti positivi circa un maggiore controllo delle attività umane nella Valle, costituirà almeno testimonianza su un aspetto della peculiare fauna che doveva popolarla.
1.I/ territorio 1.1. Caratteri geografici
Il territorio della Valpolicella, posto a Occidente di Verona e parte integrante della sua provincia nell’estremo lembo meridionale dei Lessini, comprende tre valli
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alternate a dorsali (da Est a Ovest rispettivamente quelle dei progni!” di Negrar, Marano e Fumane) e una fascia ampia di alta pianura terrazzata, compresa tra le ultime propaggini delle colline e l’ansa dell’ Adige, dalla chiusa di Ceraino a Parona. I limiti geografici tuttavia sono in alcuni punti piuttosto incerti, soprattutto nella parte settentrionale dove effettivamente un confine naturale netto tra l’alta valle e la zona dell’altipiano lessineo non esiste. SILVESTRI (1970) individua tale limite nello spartiacque del bacino del progno di Breonio fino al vertice del Monte S. Giovanni, escludendo il territorio del comune di S. Anna d’Alfaedo. Ad Ovest il confine corre sulla dorsale individuata dai Monti Pastello (m 1112) e Pastelletto (m 1030) mentre ad Est sulla dispuviale dei Monti Loffa, Tesoro, Comune, Tondo (che separano la Valpolicella dalla Valpantena), Sarte e Sassine raggiungendo l'Adige a Parona.
Ritengo però che tale delimitazione geografica non sia del tutto soddisfacente da un punto di vista faunistico nella zona Nord-Occidentale dato che esiste una continuità territoriale anche oltre M.te S. Giovanni, determinata dall’ideale prosecuzione della dorsale del Pastello, con quote attorno ai 900 m, fino a Fosse di S.Anna d’Alfaedo. Si è quindi allargato il territorio della Valpolicella verso Nord, includendovi parte del comune di S. Anna d’Alfaedo, considerando quale estremo limite settentrionale il rilievo montuoso del Corno d’Aquiglio, che d’altronde costituisce anche il ben individuabile limite sud-occidentale degli Alti Lessini (SAURO, 1973).
Delle tre vallate, quella più importante è sicuramente la Valle di Fumane che è impostata, almeno in parte, lungo una linea di disturbo tettonico (ALBERTINI, 1964) e divide il territorio (circa 180 Kmq) in due zone con pressapoco la medesima estensione. Nella parte occidentale sono presenti solo poche incisioni di secondaria importanza (vajo di Monte, vajo di Caranzano) mentre in quella orientale il paesaggio è caratterizzato dalle già citate valli di Marano e Negrar, separate da dorsali con aspetto collinare. Lungo il lato occidentale però alle colline si sostituisce ben presto la ruga anticlinale dei Monti Pastello e Pastelletto.
La popolazione della Valpolicella (oltre 38.000 abitanti con densità di 230 abitanti per Kmq) è distribuita per la maggior parte nella zona collinare, soprattutto pedemontana (ALBERTINI, 1964), ma tale fenomeno si è sicuramente intensificato nell’ultimo decennio, soprattutto nella parte orientale, dove si può notare uno sviluppo urbanistico molto intenso e tale da far assumere alla zona quasi le caratteristiche di un unico grande sobborgo della vicina Verona.
‚I territorio è pressoché del tutto coltivato e solo un 5% è improduttivo. La superficie agrario-forestale è di 19.032 ettari di cui oltre i quattro quinti completamente agrari (SILVESTRI, 1970). Il paesaggio vegetazionale risente in notevole misura dell’intervento dell’uomo, principalmente nella zona collinare orientale. In generale la vegetazione boschiva è confinata sui versanti più ripidi, ma spesso è contaminata dall’introduzione artificiale di conifere come Pinus nigra o addirittura dell’Abete rosso anche a quote molto basse. Solo in aree esigue della bassa fascia collinare possiamo osservare qualche area boscata a Quercus pubescens e Ostrya
‘° Con il termine di “progno” si indica, nell’area lessinea, un corso d’acqua, molto spesso impostato in una valle stretta (“vajo”).
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA 61
carpinifolia, con piante sempre di dimensioni molto modeste, che si intercalano ad aree prative sottoposte a sfalcio; a quote un po’ maggiori (oltre i 500 m), in versanti particolarmente umidi, troviamo il Castagno; nella zona occidentale del M.te Pastello dominano invece boschi a Pinus nigra interrotti, a quota 800 circa, da aree adibite a pascolo.
Un’importante risorsa economica della zona, ma che influisce molto negativamente sul paesaggio, è costituita dall’attività estrattiva svolta soprattutto nelle cave di S. Ambrogio, del M.te Pastello ma anche in altre località della Valpolicella. I materiali estratti sono il “Marmo Rosso di Verona” (il calcare nodulare Rosso Ammonitico Veronese) e la “pietra di Prun” (calcari lastroidi di Scaglia) utilizzati come materiali da costruzione. Accanto a questa fiorente attività estrattiva si è affiancata conseguentemente anche quella della lavorazione dei marmi soprattutto nella parte Sud-occidentale (circa 140 aziende si contavano nel 1970). A queste numerose industrie si aggiunge, inoltre, anche la notevole attività estrattiva di un cementificio posto nei dintorni di Fumane.
Dopo l’ultima riforma amministrativa del 1927 il numero dei comuni della Valpolicella è fissato a sei: S. Pietro in Cariano, S. Ambrogio, Fumane, Marano, Negrar, Pescantina, anche se i centri abitati sono circa quaranta e altrettanti gli agglomerati minori (contrade).
1.2. Aspetti geologici
Il carattere morfologico dominante è dato dall’orientamento vallivo che attraversa il tavolato lessineo, analogo a quello della principale direttrice tettonica dei Lessini Occidentali: NNE-SSO, che ripete la direzione tettonica giudicariense. Nelle propaggini meridionali della Valpolicella sono presenti calcareniti giallastre o calcari compatti, talora marnosi, del Luteziano che si innalzano sulle alluvioni fluvioglaciali o fluviali grossolane o ghiaiose quaternarie che costituiscono l’alta pianura, a monte della zona delle risorgive. Nella zona meridionale della vallata sono presenti inferiormente dolomie e calcari dolomitici non suddivisi stratigraficamente e formatisi per metasomatismo sulle rocce calcaree preesistenti (“complesso dolomitico” indifferenziato del Giurese inferiore o Cretaceo inferiore) che sono profondamente incisi dal Progno di Fumane. Sul versante occidentale vi è la ruga anticlinale del M.te Pastello con strati che raggiungono qusi la verticalità e dove si susseguono dolomie e calcari dolomitici eteropici con i calcari oolitici di S. Vigilio ed i calcari nodulari del Rosso Ammonitico Veronese (Toarciano-Titoniano inf.), presenti al di là dello spartiacque sul versante della Val d'Adige. Seguono poi su entrambi i versanti della vallata affioramenti cretacici non molto potenti di “Biancone” e “Scaglia Rossa”; nella zona sommitale si passa a termini dell’Eocene inferiore e medio costituiti da calcareniti giallastre a Nummulitidi. Nel settore più settentrionale della vallata predomina invece nettamente il Biancone e solo a Nord di S. Anna d’Alfaedo è presente nuovamente il Rosso Ammonitico Veronese, fino all’estremo limite della regione studiata dove la piega a ginocchio dei Monti Cornetto, Corno Mozzo e Corno d’Aquiglio ne segna il confine. ’
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1.3. Clima
La Valpolicella presenta condizioni climatiche analoghe a quelle di altre zone della fascia prealpina meridionale, dalla regione gardesana al pordenonese, oltre ad alcune vallate alpine (dintorni di Belluno e Valsugana) e che, secondo la classificazione proposta da FLIRI (1975), rientrano nel gruppo contrassegnato dalla sigla A3vm.
Il clima, quindi, è tipicamente contraddistinto dai seguenti parametri:
1) temperatura giornaliera media massima del mese di luglio superiore ai 25° C e tale isoterma, secondo FLIRI (1975), si scosta di poco da quella dei 10° C della temperatura media annua;
2) precipitazioni annue che ammontano a 100-150 centimetri (clima moderatamente umido (“mäßig feucht” sec. FLIRI, 1975) con un soleggiamento medio annuo intorno al 45-55%.
Il regime pluviometrico, che presenta i massimi nel periodo primaverile e autunnale, mostra tuttavia un’elevata variabilita nel totale annuo delle precipitazioni (FLIRI, 1975).
Per quanto riguarda più specificamente la Valpolicella, l'andamento della temperatura e della piovosità è rappresentato in modo dettagliato nelle figg. 1 e 2 (periodo di osservazione 1931-1960, dati desunti da FLIRI, 1975). In particolare in fig. 1b e 2a si può verificare quanto riferito in precedenza; infatti il regime pluviometrico della Valpolicella è caratterizzato da una flessione delle precipitazioni nella stagione estiva (anche se manca un vero periodo siccitoso), da un massimo di piovosità notevole nel mese di maggio, da uno secondario verso settembre-ottobre e un minimo nei mesi di gennaio e febbraio, dati questi che fanno inquadrare il tipo pluviometrico in un regime di transizione fra clima continentale e clima mediterraneo (PINNA, 1977). In fig. 2b viene infine evidenziato l'incremento delle precipitazioni al crescere della quota analizzando l'andamento medio delle precipitazioni stagionali: il totale medio annuo della stazione di S. Pietro in Cariano (quota m 160 s.l.m.) ammonta a 860 mm mentre per Fosse di S. Anna d’Alfaedo (quota m 940 s.l.m.) si ha un valore di 1292 mm.
E evidente che quanto riferito, necessariamente, non può comprendere particolari condizioni microclimatiche che effettivamente si verificano nella Valpolicella come ad esempio nella località di Monte (stazione di raccolta 3, nel comune di S. Ambrogio di Valpolicella), dove l'esposizione a Sud del versante, la particolare topografia ad “anfiteatro” della zona ed il riscaldamento delle rocce affioranti concorrono nel determinare temperature diurne molto elevate soprattutto nella stagione estiva.
2. Stazioni di campionatura e metodologie di raccolta 2.1. Individuazione delle stazioni di raccolta
Già dalla breve descrizione del territorio può essere emerso quanto problematica sia stata la ricerca di stazioni di raccolta che presentassero condizioni vegetazionali tali da escludere influenze antropiche troppo recenti. Di conseguenza la mia attenzione si è dovuta rivolgere verso la parte occidentale della regione, dove più che altrove sono soddisfatte tali condizioni, includendo nelle aree di campionamento zone anche già sede di proficue ricerche nel passato per altri gruppi zoologici (MAGISTRETTI & RUFFO, 1959) come la parte meridionale del M.te Pastello. Le prime sei stazioni di raccolta sono quindi ubicate lungo la Valle percorsa dal Progno di Fumane e lungo la dorsale del Pastello, anche nel comune di S. Anna d’Alfaedo, mentre la
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settima “stazione” include soprattutto delle raccolte effettuate nella parte orientale della Valpolicella, in anni precedenti la presente ricerca, senza però particolari accorgimenti nel campionamento del materiale. Si è dunque privilegiato il settore occidentale della Valle, tuttavia, considerando anche le caratteristiche del gruppo zoologico in esame che, nella maggior parte dei casi, annovera specie volatrici in grado di effettuare efficienti spostamenti attivi, ritengo che il materiale proveniente dalle campionature di queste stazioni sia molto significativo anche per l’intero comprensorio della Valpolicella, sia per quanto riguarda gli ambienti esistenti, sia per quanto riguarda la documentazione faunistica.
temperatura
nese
c0. b
g f m a m g a S 0 n d
mese
Precipitazioni
Fig. 1 - a. Andamento della temperatura media mensile a S. Pietro in Cariano (m 160 s.l.m.); b. andamento delle precipitazioni medie mensili a S. Pietro in Cariano (m 160 s.l.m.).
M. RIZZOTTI VLACH
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64
mese
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TUdTZe4IdIdaud
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(m 940 s.l.m.); b.
andamento medio delle precipitazioni stagionali a S. Pietro in Cariano (1) e a Fosse di S. Anna d’Alfaedo (2).
Fig. 2 - a. Andamento delle precipitazioni medie mensili a Fosse di S. Anna d’Alfaedo
. Descrizione delle stazioni di raccolta
22
Stazione 1 - Coord. U.T.M. PR469455, quota 350 m s.l.m., comune di Fumane. La stazione di raccolta dista circa un chilometro da Fumane lungo la strada che porta al Santuario Madonna de la Salette. Versante
esposto ad Est con pendenza superiore al 100%. La zona indagata è costituita da un prato arido, con roccia
affiorante, riferibile alla classe Festuco-Brometea; misura circa m 150 x 50 ed è delimitata da un impianto di
cipressi con qualche raro esemplare di olivo e roverella in posizione marginale. Tra la vegetazione arbustiva,
dominante è Pistacia terebinthus L. cui si accompagnano Amelanchier ovalis Medic., Crataegus sp. e
tipica di ambienti xerici dell’area di
è vegetazione mediterranea e submediterranea). La vegetazione erbacea è costituita prevalentemente da
1982)
, secondo PIGNATTI (
specie che
(
Rhamnus saxatilis Jacq.
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Artemisia alba Turra (considerata da PIGNATTI (1982) caratteristica dello Xerobromion), Satureja montana L., Euphorbia nicaeensis All.; sono inoltre presenti in quantità apprezzabili Melica ciliata L., Teucrium montanum L. e T. chamaedrys L., Galium lucidum All., Eryngium campestre L. e Bupleurum baldense Turra. Significativa ritengo la presenza di Fumana ericoides Pau., pianta che si rinviene in aggruppamenti della fascia mediterranea su calcare (Rosmarinetalia) (PIGNATTI op. cit.). |
Stazione 2 - Coord. U.T.M. PR461487, quota 670 m s.l.m., comune di Fumane. La stazione dista meno di un chilometro da Cavalo procedendo lungo la strada che da tale località conduce a Breonio, sulle pendici orientali del Monte Pastello.
Versante rivolto ad Est con pendenza variabile dal 50 al 100%. L’area indagata comprende un boschetto a Quercus pubescens Willd. e Ostrya carpinifolia Scop. con giovani individui di Pinus nigra Arn. e qualche esemplare di Juniperus communis L., (dimensioni circa m 150 x 70), e un’ampia radura (circa m 80 x 50) con vegetazione erbacea appartenente alla classe Festuco-Brometea. Ai margini della radura la vegetazione è costituita da arbusti e frutici: Coronilla emerus L., Cotinus coggygria Mill., Ligustrum vulgare L., Cornus sanguinea L. e, in posizione meno marginale, sono presenti diversi esemplari di Ononis spinosa L. e O. natrix L.; la vegetazione erbacea è dominata da Graminacee (Bromus sp. e Briza media L.) cui si accompagnano Carex sp., Helianthemum sp., Artemisia alba Turra, Genista sp., Onobrychis viciaefolia Scop., Rbinanthus sp., Euphorbia sp. e Linum tenuifolium L. che, secondo PIGNATTI (1982), è «un tipico elemento dei prati aridi in ambiente steppico oppure delle aree termofile submediterranee».
Stazione 3 - Coord. U.T.M. PR430476, quota m 350 s.l.m., comune di S. Ambrogio di Valpolicella. La stazione di raccolta dista circa mezzo chilometro dall’abitato di Monte in direzione dell’ ex Forte, sulle pendici meridionali del Monte Pastello.
Versante rivolto a Sud con pendenza superiormente intorno al 100%, mentre inferiormente assume andamento quasi pianeggiante. La zona interessata dalle ricerche misura circa m 600 x 500 ed è attraversata da una strada in terra. L’area superiore presenta una vegetazione arbustiva costituita da Rosa sp., Crataegus sp., Evonymus europaea L. oltre a qualche esemplare di Fraxinus ornus L., Ficus carica L., Cercis siliquastrum L., Prunus spinosa L. e P. mahaleb L.; la vegetazione erbacea è costituita da Graminacee, Galium ma soprattutto Senecio inaequidens DC. pressoché infestante. Il pianoro sottostante, nella parte occidentale, è occupato da un bosco di roverella con ampie radure ad Arterzisia sp. pl. e Graminacee, mentre la porzione rimanente è costituita da coltivi abbandonati con alcuni esemplari di Populus tremula L. e vegetazione erbacea costituita da Artemisia, Echium vulgare L., Galium lucidum All.. Verso il margine meridionale della stazione è inoltre presente un impianto abbastanza recente di Pinus nigra Arn. (m 150 x 40 circa).
Quasi tutta la stazione mostra evidenti tracce di una forte antropizzazione: cave antiche e recenti di “Marmo Rosso” di Verona, accumuli di rocce determinati dagli scarti della lavorazione e, in posizione più marginale, parcelle di terreno, delimitate da muretti a secco, che erano utilizzate per scopi agricoli (probabilmente coltivazione di vite e olivo).
Stazione 4 - Coord. U.T.M. PR516567, quota m 900 s.l.m., comune di S. Anna d’Alfaedo. La stazione dista circa mezzo chilometro da Fosse lungo la strada che collega tale centro con località Barozze. Versante con pendenza variabile da 100% a 20% esposto a Nord, Nord-Est ed Ovest. L’area indagata comprende un pascolo umido, concimato e soggetto a sfalcio della classe Molinio-Arrhenatheretea (m 70 x 60) e un bosco misto, a copertura totale e fitto sottobosco, con Betula pendula Roth dominante (individui alti da 10 a 15 m), di probabile inserimento artificiale (dimensioni dell’area interessata alle ricerche: m 100 x 250 circa). Lungo il margine dell’area boscata sono presenti Corylus avellana L. e Fraxinus excelsior L.. Nella porzione esposta ad Ovest vi è un ambiente nettamente nitrofilo, per l'apporto di liquami provenienti da allevamenti di bestiame situati nelle vicinanze, che presenta una copertura ad Urtica dioica L. con Artemisia absinthium L., Lolium sp., macchie a Sambucus nigra L. e alcuni individui di Quercus cerris L.. Tale parcella è stata di recente in parte distrutta poiché utilizzata quale discarica di materiali provenienti da lavori di allargamento della vicina sede stradale.
Stazione 5 - Coord. U.T.M. PR516589, quota m 1100 s.l.m., comune di S. Anna d’Alfaedo. La stazione è situata circa 2 chilometri a Nord di Fosse, percorrendo la strada che da tale frazione conduce a località Tommasi, sulle pendici meridionali del Corno d’Aquiglio.Versante esposto a Sud-Ovest con pendenza variabile da 100% a circa 20% inferiormente. La zona delle ricerche misura circa m 500 x 100 ed è attraversata da una strada in terra che la divide in due parcelle. La porzione superiore (circa m 100 x 50) è costituita da un bosco di reimpianto a Larix decidua Mill. (dominante) e Pinus nigra Arn. che, lungo il margine, presenta specie tipiche del Corylo-Populeto (Corylus avellana L. e Populus tremula L.) oltre ad un prato, moderatamente umido e non sottoposto a sfalcio, di difficile inquadramento fitosociologico presentando, sia specie caratteristiche della classe Molinio-Arrhenatheretea come Dactylis glomerata L., sia elementi subtermofili della classe Festuco-Brometea come Teucrium chamaedrys L. (OBEDORFER, 1979).
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Sono inoltre presenti alcuni individui di Juniperus communis L., Laburnum anagyroides Medic., Sorbus sp., Prunus sp., Rosa sp. e, tra la vegetazione erbacea, abbondante è Briza media L., Helianthemum sp., Lotus
corniculatus L. Trifolium sp.. | La parcella inferiore è costituita da una faggeta ceduata abbastanza aperta con ai margini Corylus
avellana L., Rosa sp. e Juniperus communis L. mentre la vegetazione erbacea (in alcuni tratti interrotta da roccia affiorante attribuibile al Rosso Ammonitico) è simile alla parte superiore della stazione pur presentando indubbi aspetti nitrofili determinati dal pascolamento del bestiame. Tra le specie erbacee sono presenti Briza media L., Eryngium sp., Euphrasia stricta Host., Viola tricolor L., Veronica sp., Campanula sp. e Cynosurus cristatus L., specie che, secondo PIGNATTI (1982), è caratteristica dei prati regolarmente falciati e concimati.
E stata indagata, inoltre, una pozza d’alpeggio nelle vicinanze, posta ad una quota di circa 1400 m, con dimensioni di m 10 x 5, completamente priva di vegetazione, sia acquatica che ripariale, e determinata da uno sbarramento artificiale in terra e pietre del corso d’acqua (a regime molto variabile) che scorre tra il Corno d’Aquiglio e il Corno Mozzo.
Stazione 6 - Coord. U.T.M. PR490505, quota m 300 s.l.m., tra i comuni di Fumane e di S. Anna d’Alfaedo. La stazione è situata circa 5 Km a Nord di Fumane percorrendo la strada che da tale località conduce alla frazione di Molina. |
Valle profonda con andamento NNE-SSW. La zona indagata comprende il tratto terminale del vaio in cui scorre il Progno di Breonio e misura circa m 50 x 100. Si tratta di un bosco igrofilo, talora fitto, con sottobosco a Ruscus aculeatus L., appartenente alla classe Alnetea glutinosae con alcune Salicacee lungo la zona ripariale. Sede di ricerche saltuarie sono state anche due radure che però sono di difficile inquadramento fitosociologico presentando una vegetazione erbacea fortemente condizionata dal pascolamento del bestiame, nel periodo tardo primaverile, e da un massiccio afflusso di gitanti in quello estivo. Raccolte mirate al reperimento di entomofauna acquatica si sono svolte in prossimità della confluenza tra Rio Mondrago e Progno di Breonio, dove una briglia consente, in qualsiasi periodo dell’anno, il mantenimento del livello dell’acqua attorno al mezzo metro circa; in questa pozza artificiale, delle dimensioni di circa m 3 x 5, ben ombreggiata da alcune Salicacee e da Alnus, è pressoché assente la vegetazione acquatica ed il fondo è costituito da una fanghiglia densa, ricca di detriti vegetali. Ulteriori indagini si sono svolte più a monte, lungo il Progno di Breonio, in ambienti ripariali sempre ben ombreggiati dalla vegetazione arborea, alla ricerca di specie reofile.
Stazione 7 - Come già detto in precedenza, sotto questa dicitura sono raggruppati alcuni reperti provenienti da zone che appartengono al comprensorio della Valpolicella ma che sono state catturati nel corso di ricerche svolte occasionalmente in tempi precedenti il presente studio. La maggior parte del materiale raccolto proviene dalle colline (quota circa m 200) che sovrastano le frazioni di Parona e Arbizzano, nella parte Sud-orientale della Valpolicella (coord. U.T.M. PR530390). Si tratta di due parcelle (circa m 100 x 50) costituite da ex-coltivi abbandonati da tempo, esposti a Sud e terrazzati da muretti a secco, con vegetazione erbacea dominata da Artemisia alba Turra, Eryngium campestre L., riferibile probabilmente, da un punto di vista fitosociologico, alla classe Festuco-Brometea; è inoltre presente sola vegetazione arbustiva a Crataegus sp., Rosa sp. e Rhamnus saxatilis Jacq. Tali ambienti sono stati purtroppo
in parte distrutti a causa di una recente lottizzazione che ha interessato la zona.
2.3. Materiali e metodi
Le tecniche di raccolta utilizzate in quest’indagine sono quelle che di consueto vengono impiegate nelle ricerche entomologiche.
Per campionare gli Eterotteri acquaioli si è usato un robusto retino da acquatici con maglie di circa 1 mm e diametro di 30 cm, immerso a vari livelli. I Veliidi si sono cercati a vista gettando dell’acqua sulle sponde del torrente in modo da allontanarli dalle zone di rifugio e poterli individuare più facilmente poi sulla superficie dell’acqua. Tali raccolte si sono svolte solo nel periodo tardo estivo-autunnale, ossia nel periodo in cui sono presenti le imagini, dato che, per tali specie, buone sono le conoscenze circa la fenologia.
Gli Eterotteri terrestri sono stati raccolti soprattutto con un retino da sfalcio del diametro di circa 30 cm battendo la vegetazione erbacea, quella arbustiva e anche la vegetazione arborea, rinunziando quindi per quest’ultima all’uso dell’ombrello entomologico. Non si è potuto impiegare un criterio realmente quantitativo nella raccolta del materiale, dato che le caratteristiche vegetazionali delle stazioni sono tali da
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA
Fig. 3 - Confini schematici della Valpolicella e ubicazione delle stazioni di raccolta.
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impedirne la realizzazione pratica; si è tuttavia cercato di adottarne uno semiquantitativo in modo da rispettare, per quanto possibile, l'abbondanza relativa con cui le specie comparivano.
Si sono effettuate anche campionature con il vaglio esaminando detriti vegetali, terriccio e muschi, soprattutto nelle stazioni 1 e 3 e alcune raccolte a vista tra la vegetazione erbacea (queste ultime con risultati migliori rispetto all’uso del vaglio); tali tecniche sono state utilizzate più proficuamente durante il mese di luglio. Le ricerche si sono svolte soprattutto da marzo a novembre negli anni 1983 e 1985 con uscite quasi settimanali nel periodo maggio-luglio e settembre, quindicinali nel resto della stagione (complessivamente oltre 50 uscite). Il materiale raccolto è costituito da 2768 esemplari preparati a secco ed attribuibili a 232 specie.
3. Elenco faunistico e zoogeografia degli Eterotteri della Valpolicella 3.1. Considerazioni preliminari
Gli Eterotteri raccolti sono riportati nell’elenco faunistico che segue secondo l’ordine sistematico delle famiglie proposto da STYS & KERZHNER (1975), per quanto ancor oggi pecchi di una certa approssimatività. Al nome della specie e del suo autore segue il testo che ho consultato per la determinazione. Viene quindi riportato in modo dettagliato tutto il materiale raccolto con eventuali osservazioni ecologiche. Si è inoltre indicata la distribuzione geografica generale (adottando la terminologia proposta da LA GRECA (1964) e deducendo molto spesso le informazioni non solo dal lavoro di revisione più recente, ma anche da diversi contributi che per ovvi motivi di spazio rinuncio a riportare) e quella italiana che, nel caso in cui non venga indicata alcuna fonte bibliografica, deve intendersi quella riportata in SERVADEI (1967).
3.2 Elenco faunistico
Veliidae
Velia currens (Fabricius) TAMANINI, 1979 Molina, 13.IX.1983 8 dd e2 2 P;id.,,3.X.19831d e3 99.
Entità raccolta, come la seguente, lungo le rive ombreggiate del Progno di Fumane; nella stazione di Molina, nonostante le insistenti ricerche, sono stati raccolti soltanto quindici esemplari della famiglia Veliidae, numero certamente esiguo dato che si tratta di entità con tendenza gregaria (TAMANINI, 1979) e personalmente raccolte in altre zone, anche della Regione Veronese, a centinaia, in spazi relativamente limitati.
Distribuzione italiana: entità segnalata in tutte le regioni italiane.
Distribuzione generale: alpino-appenninica.
Velia gridellii Tamanini TAMANINI, 1979 Molina, 3.X.1983 1 3.
Distribuzione italiana: specie diffusa dalla zona prealpina fino alla Calabria ed assente nelle isole. Distribuzione generale: alpino-appenninica.
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA 69
Gerridae
Gerris najas najas (De Geer) TAMANINI, 1979 Molina, 11.X.1982 1 2.
Specie reofila abbastanza comune lungo torrenti, fiumi e canali (oss. pers.), zoofaga con una generazione all’anno ed adulto svernante (TAMANINI, l.c.).
Distribuzione italiana: entità nota in tutte le regioni italiane.
Distribuzione generale: europea.
Notonectidae
Notonecta glauca Linnaeus POISSON, 1957; RIZZOTTI VLACH & ZERBINI, 1989 Corno d’Aquiglio, m 1400, 1.XI.1982 13 dd e 35 2 2; id., m 1000, 25.XII.1982 2 dd el 2; id., m
1400, 12.X.1983 3 6 3; Molina, 3.X.1983 2 9 9. Distribuzione italiana: specie presente in tutte le regioni italiane. Distribuzione generale: paleartica.
Notonecta obliqua meridionalis Poisson
POISSON, 1957; RIZZOTTI VLACH & ZERBINI, 1989
Corno d’Aquiglio, m 1000, 1.XI.1982 1 d e 3 22; id., m 1400, 12.x.1983 2 dd e 1 ®; Molina, 11,X.19823 Sg el,
La specie è discussa in RIZZOTTI VLACH & ZERBINI (1989) dove sono riportati i caratteri discriminanti l’affine Notonecta glauca L..
Distribuzione italiana: entità presente in tutte le regioni italiane.
Distribuzione generale: olomediterranea.
Notonecta maculata Fabricius TAMANINI, 1979 Molina, 11.X.1982 1 9; id.,3.X.19835 dd el 9.
Distribuzione italiana: presente in tutta Italia. Distribuzione generale: euromediterraneo-turanica.
Notonecta viridis Delcourt TAMANINI, 1979 Molina, 3.X.1983 4 dd e3 29.
Specie zoofaga come le precedenti, sembra adattarsi molto bene anche alle acque salmastre (POISSON, 1957). Personalmente la ritengo un elemento a tendenza reofila dato che le uniche catture di questa entità da parte mia si riferiscono ad ambienti quali torrenti, ruscelli e risorgive.
Distribuzione italiana: presente in tutta Italia.
Distribuzione generale: euromediterraneo-turanica.
Corixidae
Corixa punctata (Illiger) TAMANINI, 1979
70 M. RIZZOTTI VLACH
Corno d’Aquiglio, m 1000, 1.X1.1982 8 dd e 10 2 9; id., m 1400, 12.X.1983 1 de9 92. Distribuzione italiana: presente in tutta Italia ad eccezione del Friuli-Venezia
Giulia e Valle Aosta.
Distribuzione generale: euro-olomediterraneo-turanico-indiana.
Hesperocorixa parallela (Fieber)
TAMANINI, 1979
Corno d’Aquiglio, m 1000, 1.XI.1982 18 dd e 12 2 Q; id., id., 25.XII.1982 2 9 9; id., m 1400, 1219839 52 39 26 9,
Distribuzione italiana: conosciuta solo di Lombardia, Trentino e Veneto, stazioni che rappresentano il limite più occidentale della specie (TAMANINT, l.c.).
Distribuzione generale: euromediterraneo-orientale.
Sigara lateralis (Leach) TAMANINI, 1979 Molina, 11.X.1982 1 6; Corno d’Aquiglio, m 1400, 12.X.1983 42 dd e 126 22.
Entità che insieme a Corixa punctata (Ill.) ed Hesperocorixa parallela (Fb.) ritengo sia di gran lunga la specie più comune nelle pozze d’alpeggio delle Prealpi venete.
Distribuzione italiana: presente in tutta Italia ad eccezione di Abruzzo e Molise (TAMANINI, 1981).
Distribuzione generale: paleartico-indiana.
Sigara nigrolineata (Fieber) TAMANINI, 1979 Molina, 11.X.1982 5 dd e 5 2 2; Corno d’Aquiglio, m 1000, 1.XI.1982 7 dd e3 99.
Distribuzione italiana: comune in tutte le regioni italiane. Distribuzione generale: euromediterranea.
Sigara limitata (Fieber) TAMANINI, 1979 Corno d’Aquiglio, m 1000, 1.XI.1982 5 6 d e 10 9 9.
Distribuzione italiana: si conoscono catture solo nel Piemonte, Trentino-Alto Adige, Veneto e Campania. Distribuzione generale: eurosibirica.
Sigara dorsalis (Leach) TAMANINI, 1979 Corno d’Aquiglio, m 1000, 1.XI.1982 1 4 e4 9 9.
Distribuzione italiana: è presente con certezza nelle regioni centro-settentrionali. Distribuzione generale: europea.
Reduviidae
Stenolemus novaki Horvath Dispons & Stichel in Stichel, 1959 Fumane, 29.VI.1983 1 9.
Trattandosi di un’entità estremamente rara non si hanno notizie circa la biologia, tuttavia si può supporre un regime zoofago a spese della microfauna entomologica,
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA 71
come per gli altri rappresentanti degli Emesinae; RIBES (1961) segnala la presenza di questa entità in Catalogna tra Graminacee; personalmente l’ho raccolto sotto un cespuglio di Satureja montana L. tra detriti vegetali che fornivano un ottimo habitat mimetico, mimetismo accentuato dall’assoluta immobilità dell’insetto. É da considerarsi un tipico elemento xerotermofilo prealpino sensu MAGISTRETTI & RUFFO (1959, 1960),
Distribuzione italiana: si conoscono due sole catture (in Piemonte e Sicilia) che risalgono al secolo scorso.
Distribuzione generale: olomediterranea (oltre alle catture dianzi riportate è conosciuta della Spagna e Francia meridionale, Iugoslavia ed Egitto).
Metapterus caspicus Dohrn
PUTSHKOV, 1987 Monte, 19.IV.1987 1 d.
L’esemplare è stato raccolto vagliando un vecchio mucchio di Graminacee. Pur non trattandosi di specie molto comune, TAMANINI (1962 a) ne segnala la cattura di una ventina di esemplari in alcune località della bassa pianura veronese vagliando fascine di Salix o su Graminacee semisecche; secondo PUTSHKOV (l.c.) tale materiale è da attribuire a questa specie.
Distribuzione italiana: probabilmente presente solo selle regioni settentrionali.
Distribuzione generale: mediterranea-turanica.
Coranus griseus (Rossi) PUTSHKOV, 1987; DISPONS & STICHEL IN STICHEL, 1959 Monte, 30.V.1985 2 & 6; id., 19.IV.1987 1 d; id., 10.V.1987, 1 2.
Distribuzione italiana: entità segnalata di tutte le regioni italiane. Distribuzione generale: sudeuropeo-mediterraneo-turanica.
Rbinocoris annulatus (Linnaeus) DISPONS & STICHEL IN STICHEL, 1959 Cavalo, m 600, 25.VI.1985 1 à.
Distribuzione italiana: raro elemento proprio delle regioni centro-settentrionali; eccezionale la cattura in Calabria (TAMANINI, 1981). Distribuzione generale: eurosibirica.
Rbinocoris erythropus (Linnaeus) DISPONS & STICHEL IN STICHEL, 1959 Monte, 23.V.1985 1 6; Fumane, 28.V.1985 1 3; Monte, 30.V.1985 2 & d; Fumane 1.VI.1985 2 P 9.
Distribuzione italiana: presente in tutta Italia ma con maggior frequenza nelle regioni meridionali. Distribuzione generale: sudeuropeo-olomediterranea.
Rbinocoris rubricus (Germar) DISPONS & STICHEL IN STICHEL, 1959 Cavalo, m 600, 13.VIIL.1983 1 2; Monte 23.V.1985 1 4; Fumane, 1.VI.1985 1 9; Monte, 25.VI.1985 1 dg.
Distribuzione italiana: presente in tutta Italia ad eccezione della Sardegna; si tratta di una specie frequente nella zona appenninica, con esclusione della Pianura Padana e
72 M. RIZZOTTI VLACH
della zona prealpina (TAMANINI, 1981). Distribuzione generale: sudeuropea.
Phymata crassipes (Fabricius)
JOSIFOV, 1968
Fumane, 29.VI.1983 3 dd e 1 ®; Fosse, m 1000, 22.VI.1984 1 d; Monte 11.V.1985 3 dd; id., 23.V.1985 1 6; Fumane 1.VI.1985 1 g; Cavalo, m 600, 1.VI.1985 1 &; Monte 9.VI.1985 1 g; Cavalo, 12. VEL9B5:.1.Sxid,;25,VL1985 4 dire 1 8x
Si tratta di una specie zoofaga reperibile con facilità tra la bassa vegetazione. Tutte
le catture si limitano ad un periodo compreso tra la metà di maggio e la fine di giugno
50 100 150 200 250 300 a 2 2 Chilometri
Fig. 4 - Alloeorbynchus flavipes (Fb.), stazioni italiane.
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA 73
e quindi si può ipotizzare che, nella regione indagata, si tratti di una specie monovoltina con uovo svernante. |
Distribuzione italiana: presente in quasi tutte le regioni italiane.
Distribuzione generale: eurosibirica.
Nabidae Alloeorhynchus flavipes (Fieber)
KERZHNER, 1981 Fumane, 29.VI.1983 1 ©.
Si tratta di una specie zoofaga a tendenza geofila rinvenuta vagliando del terriccio sotto un cespuglio di Satureja montana L..
Distribuzione italiana: segnalata in pochi esemplari nelle regioni centro- settentrionali (FARACI & RIZZOTTI VLACH, 1987) (fig. 4).
Distribuzione generale: sudeuropeo centro orientale-pontica.
Aptus mirmicoides (O. Costa)
KERZHNER, 1981
Fumane, 12.VII.1983 1 g; Cavalo, m 600, 13.VIII.1983 1 2; Fumane, 18.IX.1983 1 2; Monte, 23.V.1983 3 2 2; Cavalo, m 600, 28.V.1985 1 3; Monte, 9.VI.1985 1 ®; Fosse, m 1100, 7.IX.1986 1 ®; Monte 10.V.1987 1 d.
Distribuzione italiana: entità ampiamente diffusa in tutte le regioni italiane.
Distribuzione generale: euromaghrebino-macaronesica.
Nabis pseudoferus pseudoferus Remane
KERZHNER, 1981
Monte, 5.V.1985 1 9; id. 11.V.1985 2 36; id. 23.V.1985 2 dd; id. 9.VI.1985 3 © 9; id. 31.VIII.1986 1 3; Fosse, m 1100, 2.IX.1986 1 2; Monte, 10.V.1987 1 2.
Distribuzione italiana: specie segnalata di tutte le regioni peninsulari italiane (FARACI & RIZZOTTI VLACH, l.c.) mentre in Sicilia e Sardegna è vicariata dalla sottospecie zbericus Rem..
Distribuzione generale: europontica.
Nabis punctatus punctatus A. Costa
KERZHNER, 1981
Fosse, m 900, 8.IX.1983 1 4 e 1 2; Fumane, 18.IX.1983 1 d.
Distribuzione italiana: entità non ancora segnalata per Marche, Molise e Sardegna; nelle regioni centro-meridionali è molto meno comune rispetto all'Italia settentrionale (FARACI & RIZZOTTI VLACH, l. c.).
Distribuzione generale: euromaghrebino-turanica.
Nabis rugosus (Linnaeus)
KERZHNER, 1981
Molina, 30.V.1983 3 © © ; Corno d’Aquiglio, m 1200, 8.VI.1983 1 d e 2 9 9; Fosse, m 900, 15.VIL.1983 1 3; id., id., 16.VIII.1983 15 dd e 3 2 2; Molina, 13.IX.1983 1 d e 6 2 2; Cavalo, m 600, 31.VIII.1983 1 2; id., id., 28.V.1985 2 9 9; id., id., 1.VI.1985 1 3; Fosse, m 900, 6.VI.1985 5 dd e 6 ? P; Cavalo, m 600, 19.VIIL.1986 1 d e 1 2; Corno d’Aquiglio, m 1100, 2.IX.1986 1 d el 9; id., id., 7.IX.1986 1 4.
Distribuzione italiana: specie a tendenza montana, segnalata delle seguenti regioni:
74 M. RIZZOTTI VLACH
Valle Aosta, Piemonte, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Fiuli-Venezia Giulia e Liguria (FARACI & RIZZOTTI VLACH, l.c.). Distribuzione generale: europeo centrosettentrionale-turanica.
Nabis occidentalis Rieger PERICART, 1987
0.1 mm
0.05 mm
Figg. 5 e 8 - Nabis mediterraneus Rem. (Francia, Alpi Marittime): paramero (5), edeago (8). Figg. 6 e 7 - Nabis occidentalis Rieg. (Verona, Gazzo Veronese): paramero (6), edeago (7).
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA 75
Cavalo, m 600, 13.VIII.1983 1 4; Monte, 28.V.1985 1 d.
Si tratta di un’entità solo di recente segnalata per la fauna italiana (FARACI & RIZZOTTI VLACH, l.c.) e credo quindi opportuno trattarla brevemente. Originariamente il taxon è stato descritto su un unico esemplare & dell’Istria (stazione che rappresenta tuttora il limite orientale di diffusione della specie) da RIEGER (1973) attribuendola a Nabis meridionalis Kerzh. e successivamente lo stesso RIEGER (1979), esaminando ulteriore materiale (un unico esemplare appenninico), la riferisce a Nabis mediterraneus Rem. quale sottospecie. Recentemente PÉRICART (1987), sia sulla base delle caratteristiche edeagiche, sia per la mancanza di una zona di ibridazione tra N. mediterraneus (diffuso nelle Alpi Marittime, in alta Provenza e in Spagna) e N. occidentalis lungo l’arco delle Alpi, riconosce un valore specifico a questa entità.
I caratteri discriminatori tra le due entità sono riportati nelle figg. 5-8.
Distribuzione italiana: specie che, lungo la Penisola Italiana, presenta una peculiare distribuzione altimetrica: nelle regioni settentrionali oltre il 90% delle catture è indicata a quote inferiori ai 300 m (soprattutto nell'ambiente planiziario) mentre nelle regioni centro-meridionali si comporta come vera e propria specie montana; è segnalata di tutte le regioni italiane ad eccezione di Valle Aosta, Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia (FARACI & RIZZOTTI VLACH, l.c.).
Distribuzione generale: endemica italiana-circumtirrenica.
Anthocoridae
Anthocoris nemorum (Linnaeus)
PERICART, 1972
Fosse, m 900, 4.VII.1983 1 d e 7 2 9; id., id., 15.VII.1983 5 2 2; id., id., 16.VIIL.1983 1 d e5 99; id., id., 18.VIII.1983 2 dd; Corno d’Aquiglio, m 1200, 18.VIII.1983 1 ©; Fosse, m 900, 30.VIII.1983 2 3 6; id., id., 6.VI.1985 2 2 2; Corno d’Aquiglio, m 1100, 7.IX.1986 1 d el 2.
Distribuzione italiana: entità diffusa in tutte le regioni italiane ad eccezione di Sicilia e Sardegna.
Distribuzione generale: eurosibirica.
Anthocoris nemoralis (Fabricius) PERICART, 1972 Fumane, 29.VI.1983, su Cupressus, 1 9; Monte, 20.V.1985 1 2.
Distribuzione italiana: elemento ampiamente diffuso in tutte le regioni italiane. Distribuzione generale: euro-olomediterranea.
Anthocoris confusus Reuter PÉRICART, 1972 Fosse, m 900, 18.VIII.1983 1 d el 2; id. id., 30.VIII.1983 1 d e2 2 9; id., id. 8.IX.1983 1 2.
Tutti gli esemplari sopra riportati sono stati catturati su Fagus e Corylus.
Distribuzione italiana: è segnalata in diverse regioni italiane ma si tratta sicuramente di entità non comune.
Distribuzione generale: eurosibirica.
Acompocoris montanus Wagner PÉRICART, 1972 Corno d’Aquiglio, m 1100, 2.IX.1986 1 9; id., m 1400, 4.IX.1983 1 ®.
76 M. RIZZOTTI VLACH
Fig. 9 - Stazioni italiane di Acompocoris montanus Wen. (1) e di Tetraphleps bicuspis (H.-S.) (2).
Specie zoofaga raccolta su Pinus e Picea abies (L.). Distribuzione italiana: entità segnalata di Valle Aosta, Trentino-Alto Adige e Veneto (TAMANINI, 1982) (fig. 9).
Distribuzione generale: medioeuropea.
Tetraphleps bicuspis (Herrich-Schaffer) PERICART, 1972 Corno d’Aquiglio, m 1100, 2.IX.1986 1 2 su Larix decidua Mill..
Distribuzione italiana: tipico elemento boreo-alpino raccolto sinora in Valle Aosta, Trentino e Veneto (TAMANINI, 1982) (fig. 9). Distribuzione generale: euro-centroasiatica.
Orius niger Wolff
PÉRICART, 1972
Parona, 19.V.1983 1 ®; Cavalo, m 600, 13.VIII.1983 1 2; Fosse, m 900, 16.VIII.1983 1 2; Monte, 7.1X.1986 1 4; id., 21.IX.1986 1 9; id., 10.V.1987 1 2.
Distribuzione italiana: entità presente in tutte le regioni italiane. Distribuzione generale: euromediterraneo-turanica.
Orius minutus (Linnaeus) PÉRICART, 1972 Fosse, m 900, 15.VII.1983 1 ®; id., id., 16.VIII.1983 2 Sd e 2 2 2; id., id., 18.VIII.1983 3 Sd e 12 P 9.
Distribuzione italiana: presente con certezza in Piemonte, Lombardia, Trentino-
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA 77
Alto Adige, Veneto, Emilia, Abruzzo, Campania, Basilicata e Calabria (TAMANINI, 1982). Distribuzione generale: euroasiatico-maghrebina.
Orius majusculus (Reuter) PERICART, 1972 Corno d’Aquiglio, m 1200, 18.VIII.1983 1 à.
Distribuzione italiana: presente in quasi tutta Italia. Distribuzione generale: euro-nordmediterranea.
Lyctocoris campestris (Fabricius) PÉRICART, 1972 Fumane, 18.IX.1983 1 9; id., 31.X.1983 1 d.
Specie rinvenibile, come le ninfe, tra detriti vegetali, in nidi di uccelli, in tane di micromammiferi; gli esemplari sopra riportati sono stati catturati vagliando Graminacee secche nei pressi di alcuni ulivi. É stato osservato predare ninfe di Xylocoris, diversi Coleotteri, Acari e può comportarsi da ectoparassita temporaneo di animali a sangue caldo (compreso l’uomo) (PERICART, l.c.).
Distribuzione italiana: presente in tutta Italia.
Distribuzione generale: cosmopolita.
Miridae
Deraeocoris ruber (Linnaeus)
WAGNER, 1970
Fumane, 14.VI..1983 1 ®; Fosse, m 900, 16.VIII.1983 2 9 2; Monte, 25.VI.1985 2 dd el 2; Corno d’Aquiglio, m 1100, 7.IX.1986 1 2.
Specie zoofaga che si nutre a spese di Afidi e Psillidi ed & reperibile, piü comunemente, tra la vegetazione erbacea (personalmente osservato su Echium e Urtica).
Distribuzione italiana: presente in tutte le regioni italiane.
Distribuzione generale: euromediterranneo-macaronesica.
Deraeocoris serenus Douglas & Scott
WAGNER, 1970
Fumane, 29.VI.1983 3 © ©: id., 1.VI.1985 3 9 9; id., 12.VI.1985 1 ®; id., 29.VIII.1986 1 d e 3 28; Monte, 21.1X.19862 dd e2 22.
Distribuzione italiana: frequente in tutte le regioni italiane.
Distribuzione generale: euromediterraneo-macaronesico-turanica.
Deraeocoris lutescens (Schilling)
WAGNER, 1970
Cavalo, m 600, 13.VIII.1983 4 63 e 9 2 9: Fosse, m 900, 16.VIIL.1983 1 d el 9; id., 30.VIIL.1983 2 33 el 9; Cavalo, m 600, 31.VIII.1983 2 dd e 1 2; Monte 23.V.1985 2 2 2; Cavalo, m 600, 1.VI.1985 3 2 2; id., id., 12.VI.1985 2 2 9; id., id., 19.VIII.1986 1 2; Monte, 31.VIII.1986 4 dd e 2 2 2; Cavalo, m 600, 7.IX.1986 3 66 e 1 2; Monte, 11.IX.1986 1 d e2 99.
Specie zoofaga che si nutre soprattutto a spese di Psillidi (Psylla crataegi Schr.,
Heterotrioza remota Forst.) e Afidi (TAMANINI, 1982); gli esemplari sopra riportati
78 M. RIZZOTTI VLACH
sono stati catturati per la maggior parte su Quercus. Distribuzione italiana: presente in tutta Italia. Distribuzione generale: euromediterraneo-turanica.
Alloeotomus germanicus Wagner WAGNER, 1970 Cavalo, m 600, 19.VIII.1986 1 3; Monte, 31.VIII.1986 1 4 e 2 8 9; id. 7.IX.1986 4 2 9. Tutti gli esemplari sopra riportati sono stati raccolti su Pinus nigra Arn.. Distribuzione italiana: specie segnalata sinora solo del Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia (TAMANINI, 1982). Distribuzione generale: medioeuropea.
Macrolophus pygmaeus (Rambur)
JOSIFOV, 1992
Cavalo, m 600, 13.VIII.1983 2 2 2; id., 31.VIII.1983 2 2 2; id., 12.VI.1985 1 ©; id., 19. VIII.1986 1 36 e4 29; id., 7.X.19862 dd e5 989.
Tutti gli esemplari sopra citati sono stati raccolti su Ononis natrix L..
Distribuzione italiana: specie segnalata del Piemonte, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Marche, Liguria, Toscana, Lazio, Campania e Puglia (TAMANINI, 1981).
Distribuzione Rn euromediterraneo-turanica.
Dicyphus flavoviridis Tamanini WAGNER, 1970 Fosse, m 900, 6.VI.1985 1 3 su Geranium sp; Distribuzione italiana: entità presente in quasi tutte le regioni italiane; è incerta la presenza in Friuli-Venezia Giulia, Umbria e Molise (TAMANINI, 1981). Distribuzione generale: endemica italiana.
Pithanus maerkeli (Herrich-Schaffer) WAGNER, 1970 Fosse, m 900, 4. VII.1983 1 d e4 2 £ su Graminacee. Specie fitofaga legata a Juncus e a Graminacee; i dd sono reperibili solo nel | primissimo periodo imaginalé (WAGNER, 1970). Distribuzione italiana: entità conosciuta di quasi tutte le regioni italiane. Distribuzione generale: oloartica.
Stenodema laevigatum (Linnaeus)
WAGNER, 1970
Molina, 5.V.1983 3 22; Parona, 13.V.1983 1 2; Molina, 30.V.1983 3 22; Corno d’Aquiglio, m 1200, 8.VI.1983 1 2; Fosse, m 900, 4.VII.1983 1 9; id., id., 16.VIII.1983 12 dd e 10 8 9; id. id., 18.VIII.1983 2 g 4; Corno d’Aquiglio, m 1200, 18.VIIL.1983 1 d e 1 9; Fosse, m 900, 8.IX.1983 2 dd e 2 22; Monte, 5.V.1985 1 ®; id., 11.V.1985 4 2 9; id., 30.V.1985 1 2; Cavalo, m 600, 1.VI.1985 1 9; Fosse, m 900, 6.VI.1985 1 2; Corno d’Aquiglio, m 1100, 2.IX.1986 2 86.
Distribuzione italiana: entità comune in tutta Italia.
Distribuzione generale: oloartica.
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA 79
Stenodema sericans (Fieber)
WAGNER, 1970
Corno d’Aquiglio, m 1200, 8.VI.1983 2 66 e 2 2 2; id., id., 18.VIII.1983 2 36; id., m 1400, 4.IX.1983 1 4; id., m 1100, 2.IX.1986 2 2 ®; Monte, 11.IX.1986 1 ®; id., 21.IX.1986 1 4.
Distribuzione italiana: entità diffusa nelle zone montane delle regioni centro- settentrionali.
Distribuzione generale: medioeuropea montana.
Stenodema holsatum (Fabricius) WAGNER, 1970 Corno d’Aquiglio, m 1200, 4.IX.1986 1 d e 1 2; Monte, 21.IX.1986 1 6. Specie fitofaga a tendenza montana che, come le due precedenti, è legata a Graminacee. Distribuzione italiana: entità segnalata in quasi tutte le regioni italiane. Distribuzione generale: euroasiatico-maghrebina.
Notostira elongata (Geoffroy)
WAGNER, 1970
Fosse, m 900, 8.IX.1983 1 & ; Monte, 28.V.1985 1 g; id., 30.V.1985 1 4; id., 11.IX.1986 1 2.
Non si possono considerare le citazioni anteriori al contributo di WAGNER (1957) dove si riportano i caratteri per discriminare le due specie europee del genere Notostira; si conosce, comunque, con certezza di numerose regioni italiane escluse le due isole maggiori.
Distribuzione generale: paleartica.
Notostira erratica (Linnaeus) WAGNER, 1970 Fosse, m 900, 18.VIII.1983 1 d. Distribuzione italiana: entità segnalata in numerose regioni peninsulari e in Sicilia. Distribuzione generale: europea.
Megaloceroea recticornis (Geoffroy)
WAGNER, 1970
Fumane, 14.VI.1983 1 3; Fosse, m 900, 4.VII.1983 1 d e 1 9: id., id., 15.VIL.1983 2 dd e3 28; Monte, 30.V.1985 2 d d; Fumane, 1.VI.1985 1 6 e 1 2; Monte, 9.VI.1985 8 Sd e 5 2 9; Fumane, 12.VI.1985 1 d el 9; Cavalo, m 600, 25.VI.1985 3 dd el 9.
Distribuzione italiana: entità a tendenza montana conosciuta di tutte le regioni italiane. |
Distribuzione generale: euromaghrebino-anatolica.
Trigonotylus ruficornis (Geoffroy) WAGNER, 1970; Bodzechova, 1973 Parona, 19.V.1983 1 ®; Fosse, m 900, 8.IX.1983 2 dd e 2 2 2; Molina, 13.IX.1983 1 gd. Specie a tendenza ubiquitaria legata a Graminacee. Distribuzione italiana: specie diffusa in tutta Italia. Distribuzione generale: oloartica.
80 M. RIZZOTTI VLACH
0 50 _100 150 200 250 300 Chilometri
Fig. 10 - Phytocoris italicus Wgn., stazioni italiane.
Phytocoris meridionalis Herrich-Schaffer
WAGNER, 1970
Cavalo, m 600, 13.VIII.1983 2 3 4; Fosse, m 900, 16. VIII.1983 1 6; id., id., 30. VIII.1983 1 3; Cavalo, m 600, 7.IX.1986 1 ®; Monte, 31.VIII.1986 1 2.
Gli esemplari sono stati raccolti su Quercus pubescens Willd. (Cavalo e Monte) e Quercus cerris L. a Fosse.
Distribuzione italiana: specie segnalata di Piemonte, Trentino, Veneto, Friuli- Venezia Giulia, Emilia, Marche, Lazio, Umbria e Puglia (TAMANINI, 1981).
Distribuzione generale: sudeuropea.
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA 81
Phytocoris parvulus Reuter TAMANINI, 1982 Cavalo, m 600, 19.VIII.1986 2 3 ¢ su Juniperus communis L..
Distribuzione italiana: entita segnalata in Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli- Venezia Giulia, Emilia, Umbria, Abruzzo, Lazio, Puglia e Sicilia (TAMANINI, 1982). Distribuzione generale: sudeuropea.
Phytocoris pini Kirschbaum
WAGNER, 1970
Cavalo, m 600, 19.VIII.1986 1 ® su Pinus nigra Arn.; Corno d’Aquiglio, m 1100, 2.1X.1986 2 22 su Pinus nigra Arn..
Distribuzione italiana: entità sinora nota di Trentino-Alto Adige, Lombardia e Piemonte (la segnalazione per la Sicilia è quasi certamente da attribuirsi ad altra specie) (TAMANINI, 1982).
Distribuzione generale: europea.
Phytocoris italicus Wagner WAGNER, 1970 Fumane, 29.VI.1983 1 2; id., 12.VI.1985 1 &; Monte, 25.VI.1985 5 9 9.
Specie zoofaga legata ad Artemisia (TAMANINI, 1982); gli esemplari sopra citati sono stati catturati falciando con lo struscio Artemisia alba Turra. Sembra inoltre presentare un fototropismo positivo come dimostra la cattura alla luce nell’Isola di Montecristo (FARACI & RIZZOTTI VLACH, 1984).
Distribuzione italiana: è stata segnalata in Piemonte, Trentino-Alto Adige, Liguria, Marche, Isola di Montecristo, Basilicata e Sicilia (FARACI & RIZZOTTI VLACH, l.c.) (fig. 10).
Distribuzione generale: endemica italiana.
Phytocoris austriacus Wagner WAGNER, 1970 Monte, 25.V1.1985 2 9 2; Fumane, 28.VIII.1986 1 2.
Distribuzione italiana: specie nota in diverse regioni peninsulari. Distribuzione generale: sudeuropea occidentale.
Phytocoris varipes Boheman WAGNER, 1970 Fumane, 14.VI.1983 3 dé e 4 2 9; id., 29.VI.1983 3 dd e5 2 2; id., 12.VIL.1983 1 d e 1 2; Cavalo, m 600, 13.VIII.1983 2 6d; Fumane, 12.VI.1985 1 d. Gli esemplari sopra riportati sono stati catturati falciando con lo struscio la vegetazione erbacea e, nella maggior parte dei casi, su Galium lucidum All.. Distribuzione italiana: entità segnalata in tutte le regioni italiane (TAMANINI, 1981). Distribuzione generale: euroturanico-maghrebina.
Phytocoris insignis Reuter
WAGNER, 1970
Fumane, 14.VI.1983 5 dd e 2 22; Cavalo, m 600, 31.VIII.1983 6 44 e 5 8 9; Monte 9.VI.1985 4 36; Fumane, 12.VI.1985 1 d e 1 2; Cavalo, m 600, 25.V1.1985 1 d; id., id., 7.IX.1986 1 d e 2 89; Monte, 11.IX.19862 9 9.
Gli esemplari sopra riportati sono stati raccolti di preferenza su Artemisia.
82 M. RIZZOTTI VLACH
Distribuzione italiana: specie segnalata in alcune regioni centro-settentrionali. Distribuzione generale: medioeuropea orientale.
Phytocoris obliquus Costa WAGNER, 1970 Monte, 21.IX.1986 1 4 el}.
Distribuzione italiana: entità segnalata di Alto Adige, Piemonte, Toscana, Abruzzo, Campania, Basilicata, Calabria e Sardegna. Distribuzione generale: sudeuropea occidentale.
Pantilius tunicatus (Fabricius) WAGNER, 1970 Fosse, m 900, 8.IX.1983 1 d el 9; id, id., 15.1X.1983 1 de2 22.
Gli esemplari sono stati catturati su Betula pendula Roth.; Osella (com. verb.) l’ha osservata comune su Corylus a Cravanzana (Piemonte).
Distribuzione italiana: entità nota delle regioni settentrionali con due catture anche nell’Italia centrale (Toscana e Campania) (TAMANINI, 1982).
Distribuzione generale: medio-nord europea.
Megacoelum beckeri (Fieber) WAGNER, 1970 Monte, 31.VIII.1986 1 9 su Quercus pubescens Willd..
Distribuzione italiana: entità segnalata in diverse regioni italiane comprese Sicilia e Sardegna. Alcune vecchie segnalazioni nelle due isole maggiori potrebbero però riferirirsi, probabilmente, a M. quercicola Lv. anche se contributi recenti (D’Urso et al., 1984) sembrano confermarne la presenza in Sicilia.
Distribuzione generale: europea.
Adelphocoris seticornis (Fabricius)
WAGNER, 1970
Parona; 24.V.1981 2°66 el ©:
Distribuzione italiana: specie conosciuta di quasi tutta Italia ma con maggior frequenza nelle regioni settentrionali (TAMANINI, 1981).
Distribuzione generale: eurosibirica.
Adelphocoris vandalicus (Rossi)
WAGNER, 1970
Cavalo, m 600, 19.VIII.1986 1 2.
Distribuzione italiana: entità diffusa in tutte le regioni italiane ma con maggior frequenza nelle zone appenniniche.
Distribuzione generale: sudeuropeo-maghrebino-turanica.
Adelphocoris lineolatus (Goeze)
WAGNER, 1970
Cavalo, m 600, 13.VIII.1983 4 646 e 13 9 9; id. id., 31.VIIL.1983 1 d e 2 2 2; Molina, 13.IX.1983 1 2: Monte, 30.V.1985 1 9 ; id., 25.VI.1985 1 3; Cavalo, m 600, 25.VI.1985 1 d el 9; id., id., 19.VIII.1986 266 el 2; Fumane, 29.VIII.1986 1 8 e 1 9; Monte, 31.VIII.1986 1 d e 7 2 £; Cavalo, m 600, 7.IX.1986 297.
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA 83
Distribuzione italiana: entità presente in quasi tutta Italia. Distribuzione generale: paleartica.
Calocoris striatellus (Fabricius) (= quadripunctatus Villers)
WAGNER, 1970; Kerzhner, 1969
Monte, 23.V.1985 3 dd e 1 2; Cavalo, m 600, 28.V.1985 4 2 ©; id., id., 1.VI.1985 14 dd e 16 99; id /AZ:VI:14985: 1-6 AR,
Tutti gli esemplari sopra riportati sono stati catturati su Quercus pubescens Willd..
Distribuzione italiana: entità segnalata in numerose regioni italiane comprese le due isole maggiori.
Distribuzione generale: europea.
Calocoris biclavatus biclavatus (Herrich-Schäffer) WAGNER, 1970 Fosse, m 900, 4.VII.1983 1 ®; id., id., 15.VII.1983 1 2; Monte, 25.V.1985 1 d. Distribuzione italiana: entità segnalata nelle regioni centro-settentrionali. Distribuzione generale: europea.
Calocoris norvegicus norvegicus (Gmelin)
WAGNER, 1970
Fosse, m 900, 4.VII.1983 3 dd el}.
Distribuzione italiana: la presenza di questa sottospecie è limitata alle regioni settentrionali (Liguria ed Emilia escluse) (TAMANINI, 1981).
Distribuzione generale: oloartica.
Stenotus binotatus (Fabricius)
WAGNER, 1970
Fumane, 14.VI.1983 2 © 2; Fosse, m 900, 4.VII.1983 18 dd e 12 2 2; id., id., 15.VII.1983 3 dd e 4 2 2: Monte, 30.V.1985 1 6; id., 9.VI.1985 4 dd e 5 2 P; Cavalo, m 600, 12.VI.1985 1 6.
Gli esemplari sopra riportati sono stati raccolti per la maggior parte su Urzica dioica L..
Distribuzione italiana: entità diffusa in tutta Italia.
Distribuzione generale: oloartica.
Dichrooscytus vallesianus Fieber
JOSIFOV, 1974 a
Fosse, m 900, 15.VII.1985 1 3 su Juniperus communis L..
Distribuzione italiana: raro elemento di cui si conosce la presenza solo in Piemonte, Lombardia e Trentino-Alto Adige.
Distribuzione generale: nordmediterraneo centro occidentale-maghrebina.
Lygus rugulipennis Poppius WAGNER, 1970 Fosse, m 900, 16.VIIL.1983 1 g; id., id., 8.IX.1983 1 2. Distribuzione italiana: entità segnalata solo nell’Italia centro-settentrionale. Distribuzione generale: paleartica.
84 M. RIZZOTTI VLACH
Lygus pratensis (Linnaeus)
WAGNER, 1970
Molina, 5.V.1983 1 3; Fosse, m 900, 15.VII.1983 1 9; id., id., 16.VIIL1983 1 6 e 3 22; Molina, 13.IX.1983 2 66; Monte, 30.V.1985 1 9; Fumane, 29.VIII.1986 1 2; Monte, 31.VIII.1986 1 d e 1 9; Fosse, m 900, 2.IX.1986 1 4; Corno d’Aquiglio, m 1100, 7.IX.1986 1 & e 1 2; Monte, 11.IX.1986 2 36; id., 19.IV.1987 1 6.
Distribuzione italiana: presente in tutte le regioni italiane. Distribuzione generale: paleartica.
Lygus gemellatus (Herrich-Schäffer)
WAGNER, 1970
Corno d Aquiglio, m 1100, 8.VI.1983 1 ©; id., id., 18.VIIT.1983 2 Sé e 5 2 2; Fosse, m 900, 8.IX.1983 1 2; Monte, 21.IX.1986 19; id. 10.V.1987 1 @.
Gli esemplari sopra riportati sono stati raccolti prevalentemente su Artemisia absinthium L..
Distribuzione italiana: entità segnalata in alcune regioni italiane compresa la Sardegna.
Distribuzione generale: ponto-mediterranea.
Orthops basalis (Costa) TAMANINI, 1951 a Monte, 11.IX.1986 3 dd el ©.
Distribuzione italiana: entità diffusa in tutta Italia. Distribuzione generale: euro-nordmediterranea.
Orthops kalmi (Linnaeus) TAMANINI, 1951 a Monte, 31.VIII.1986 1 d e5 22.
Distribuzione italiana: entità presente in tutte le regioni italiane. Distribuzione generale: paleartica.
Pinalitus rubricatus (Fallén) TAMANINI, 1982
Corno d’Aquiglio, m 1400, 4.IX.1983 3 dd e 5 2 2 su Picea abies (L.). Distribuzione italiana: specie diffusa solo nella regione alpina (TAMANINI, 1982). Distribuzione generale; eurosibirica.
Liocoris tripustulatus (Fabricius) WAGNER, 1970 Fosse, m 900, 16.VIII.1983 1 6 e 14 2 9; id., id., 8.IX.1983 3 2 2; id., id., 6.VI.19851d e6 22. Gli esemplari sono stati campionati su Urtica dioica L.. Distribuzione italiana: specie ampiamente diffusa in tutte le regioni italiane. Distribuzione generale: eurosibirica.
Charagochilus gyllenhali (Fallen)
WAGNER, 1970
Molina, 13.IX.1983 1 9; Fumane, 1.VI.1984 1 ®; id. 1.VI.1985 1 g; Monte, 9.VI.1985 2 9 2; Cavalo, m 600, 19.VIII.1986 1 6; id., id., 7.IX.1986 1 &; Fumane, 29.VIII.1986 1 4 e 2 2 2; Monte, 31.VIII.1986
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA 85
1 2; id; 7.IX,19862 9 2; id.,21.IX.19864 6 de4 2.9,
Gli esemplari sopra riportati sono stati raccolti falciando con lo struscio Galium lucidum All. e G. verum L..
Distribuzione italiana: entità presente in tutte le regioni italiane.
Distribuzione generale: paleartica.
Polymerus microphtalmus Wagner
WAGNER, 1970
Fosse, m 900, 16.VIII.1983 1 d e 1 9; Molina 26.VIII.1983 1 3; Fosse, m 900, 8.IX.1983 1 2; id., id., 6.VE 1985 19.
La specie è stata campionata su Galium verum L..
Distribuzione italiana: entita sinora segnalata in Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia, Marche, Lazio e e Campania.
Distribuzione generale: centro-sudeuropea.
Polymerus asperulae Fieber
WAGNER, 1970
Fumane, 14.VI.1983 2 2 2; Cavalo, m 600, 31.VIII.1983 3 9 9; Fumane, 28.V.1985 6 dd e7 89; id., 1.VL.1985 13 dd e 13 2 9; Monte, 9.VI.1985 1 9; Fumane, 12.VI.1985 2 dd e 1 2; Cavalo, m 600, 19.VIII.1986 1 4 el 2; Fumane, 29.VIII.19862 dd e2 98.
La specie è risultata infeudata a Galium lucidum All. Distribuzione italiana: entità presente in quasi tutta Italia (sembrerebbe assente solamente in Sicilia). Distribuzione generale: sudeuropeo-maghrebina.
Polymerus unifasciatus (Fabricius)
WAGNER, 1970
Fosse, m 900, 15.VII.1983 1 2; Monte, 30.V.1985 1 2; Cavalo, m 600, 12.VI.1985 1 g; id., id. 25.VI.1985 1 9 ; id., id. 19.VIII.1986 1 6 e 3 2 9 ; Monte, 31.VIIL.1986 11 dd e7 9 9.
La maggior parte degli esemplari sopra riportati è stata raccolta su Galium verum L.. Distribuzione italiana: comune in tutte le regioni italiane. Distribuzione generale: oloartica.
Capsus ater (Linnaeus) WAGNER, 1970 Parona, 19.V.1983 1 &; Monte, 23.V.1985 2 9 9 ; id., 28.V.1985 1 d.
Distribuzione italiana: entità diffusa in tutta Italia. Distribuzione generale: euromaghrebino-anatolica e neartica.
Halticus apterus (Linnaeus) WAGNER, 1973 Fosse, m 900, 16. VIII.1983 1 2; Molina, 13.IX.1983 1 5; Cavalo, m 600, 19.VIII.1986 3 d d. Distribuzione italiana: entita ampiamente diffusa in tutte le regioni italiane.
Distribuzione generale: euromaghrebino-turanica e neartica.
Halticus major Wagner WAGNER, 1973 Corno d’Aquiglio, m 1100, 2.1X.1986 1 &.
86 M. RIZZOTTI VLACH
Distribuzione italiana: entità diffusa in alcune regioni dell’Italia centro- settentrionale con una segnalazione in Calabria (TAMANINI, 1981). Distribuzione generale: medio-sudeuropea.
Strongylocoris erythroleptus Costa WAGNER, 1973 Fumane, 28.V.1985 2 66 el 2; id., .VI.1985 16 e2 99.
Distribuzione italiana: specie diffusa in numerose regioni italiane ad eccezione di Sicilia e Sardegna. Distribuzione generale: nordmediterranea occidentale.
Orthocephalus saltator (Hahn) TAMANINI, 1977 Monte, 9.VI.1985 1 6; id., 25.V1.1985 1 9;
Distribuzione italiana: comune in tutte le regioni italiane. Distribuzione generale: oloartica.
Heterotoma meriopterum (Scopoli) WAGNER, 1973 Corno d’Aquiglio, m 1100, 2.IX.1986 1 d e 1 2 su Urtica dioica L..
Distribuzione italiana: specie presente in numerose regioni italiane ad eccezione di quelle settentrionali-orientali dove è presente l’affine H. dalmatinum Wen. (= meriopterum Scop. sensu TAMANINI, 1962 b).
Distribuzione generale: euromaghrebino-macaronesica.
Heterocordylus flavipes Wagner WAGNER, 1973 Monte, 28.V.1985 2 8 d; id. 30.V.1985 3 dd el 9.
Distribuzione italiana: entità nota sinora di Trentino-Alto Adige, Liguria, Lazio, Campania e Basilicata. Distribuzione generale: endemica italiana.
Heterocordylus leptocerus (Kirschbaum) WAGNER, 1973 Corno d’Aquiglio, m 1100, 8.VI.1983 1 4.
Distribuzione italiana: entita diffusa sicuramente nelle regioni settentrionali italiane mentre le citazioni per le regioni centro-meridionali riportate in SERVADEI (1967) meritano conferma.
Distribuzione generale: europea.
Reuteria marqueti Puton WAGNER, 1973 Cavalo, m 600, 13.VIII.1983 3 dd e 5 2 2; id., 19.VIII.1986 1 d e2 98.
Gli esemplari sono stati catturati su Quercus pubescens Willd..
Distribuzione italiana: entità nota sinora solo di Piemonte, Fiuli-Venezia Giulia, Marche, Umbria e Puglia.
Distribuzione generale: medio-sudeuropea.
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA 87
Malacocoris chlorizans (Panzer) WAGNER, 1973 Molina, 13.IX.1983 1 3; Fosse, m 900, 18.VIII.1983 3 2 9; (did 20: VITI. 1983 AS
Specie fitozoofaga che, come la precedente, un legata a varie latifoglie. Gli esemplari sopra citati sono stati raccolti su Alnus glutinosa Vill. (Molina) e Fagus sylvatica L. (Fosse).
Distribuzione italiana: entitä raccolta in alcune regioni centro-settentrionali e in Sicilia e Sardegna.
Distribuzione generale: euromaghrebina.
Orthotylus prasinus (Fallen) WAGNER, 1973 Fosse, m 900, 30.VIII.1983 1 © su Fagus sylvatica L..
Distribuzione italiana: entitä sinora segnalata solo di Piemonte, Liguria, Trentino- Alto Adige, Friuli Venezia-Giulia e Puglia. Distribuzione generale: europea.
Globiceps cruciatus Reuter WAGNER, 1973 Fosse, m 900, 15.VII.1983 1 6; id., id., 16.VIII.1983 3 2 £; Cavalo, m 600, 25.VI.1983 1 de2 99.
Tutti gli esemplari sono stati catturati su Juniperus communis L..
Distribuzione italiana: entità presente con certezza nelle regioni centro- settentrionali (TAMANINI, 1981).
Distribuzione generale: euroanatolico-turanica.
Globiceps sphegiformis (Rossi) WAGNER, 1973 Monte, 9.VI.1985 4 d d e 10 8 9; id. 25.VI.1985 1 à.
Tutti gli esemplari sopra riportati sono stati catturati su Quercus pubescens Wild.. WAGNER (1973) segnala la presenza degli adulti in un periodo che va da luglio ad agosto, probabilmente riferendosi a catture di esemplari centroeuropei; malgrado le insistenti ricerche ho potuto campionare la specie solo nella prima decade di giugno e per un periodo di tempo abbastanza limitato (non oltre le due settimane).
Distribuzione italiana: entità abbastanza diffusa in tutta Italia.
Distribuzione generale: medioeuropeo-nordmediterraneo-maghrebina.
Blepharidopterus angulatus (Fallén)
WAGNER, 1973; Kerzhner, 1977
Fosse, m 900, 16.VIII.1983 2 ® 2; Corno d’Aquiglio, m 1100, 18.VIII.1983 6 2 ®; id., id., 30.VIIL. 1983 1 9; id., id, 8.1X.1983 1 S e6 8%.
Specie raccolta su Fagus sylvatica L. e Betula ver Roth.
Distribuzione italiana: entita segnalata in numerose regioni italiane incluse Sicilia e Sardegna.
Distribuzione generale: oloartica.
Dryophilocoris flavoquadrimaculatus (De Geer) WAGNER, 1973
88 M. RIZZOTTI VLACH
Cavalo, m 600, 28.V.1985 1 6; id., id., 1.VI.1985 1 4 e5 22.
Entità campionata su Quercus pubescens Willd. che mostra un periodo di volo estremamente breve.
Distribuzione italiana: ne è stata accertata la presenza in Piemonte, Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia, Toscana, Umbria, Lazio, Puglia, Basilicata (WAGNER, 1973) e Sicilia (TAMANINI, 1982).
Distribuzione generale: euromaghrebina.
Cyllecoris histrionicus (Linnaeus)
WAGNER, 1973
Monte, 23.V.1985 5 dd e 8 2 2; id. 28.V.1985 1 2; Cavalo, m 600, 1.VI.1985 9 dd e4 2 2; id. id., 12 VLI985 1.851052. VL19864 46 e3 2 8.
Tutti gli esemplari sopra riportati sono stati raccolti su Quercus pubescens Willd.; circa la fenologia valgono le medesime considerazioni riportate per la specie precedente.
Distribuzione italiana: specie segnalata nelle regioni centro-settentrionali, in Sicilia e Sardegna.
Distribuzione generale: europea.
Pilophorus perplexus (Douglas & Scott)
WAGNER, 1973
Fosse, m 900, 15.VII.1983 1 3; Monte, 9.VI.1985 2 dd; Cavalo, m 600, 25.V1.1985 2 9 2; id., id., 19.VIIL.1986 3 dd el}.
Specie raccolta su Juniperus, Quercus e Pinus.
Distribuzione italiana: entità presente in numerose regioni italiane comprese Sicilia e Sardegna.
Distribuzione generale: oloartica.
Plagiorrhama suturalis (Herrich-Schaffer) WAGNER, 1973 Fumane, 29.VI.1983 1 4 e3 2 2; id., 5.VII.1983 4 22.
Gli esemplari sopra riportati sono stati catturati vagliando terriccio alla base di Artemisia alba Turra e Satureja montana L..
Distribuzione italiana: entità segnalata in Toscana e, nel secolo scorso, in Piemonte, Liguria, Friuli-Venezia Giulia e Campania.
Distribuzione generale: ponto-mediterranea.
Mimocoris rugicollis (Costa) WAGNER, 1973 Monte, 25.V1.1985 1 2.
Specie fitozoofaga rinvenibile sul terreno, sulla vegetazione arbustiva, insieme a formiche (WAGNER, L.c.); TAMANINI (1981) ne segnala la presenza in Calabria su Fagus, Alnus cordata Loisl., Erica arborea L. e Pirus amygdaliformis Vill.. Personalmente posso segnalarne diverse catture su Juniperus communis L. nella Regione Veronese (Monte Baldo). L’esemplare sopra citato è stato raccolto su Crataegus.
Distribuzione italiana: entità spesso confusa con l’affine M. coarctatus (Mls. &
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA | 89
Rey); ne è stata accertata la presenza in Trentino, Emilia, Marche, Umbria, Calabria e Sicilia (TAMANINI, 1981). Distribuzione generale: nordmediterraneo-maghrebina.
Hallodapus rufescens (Burmeister) WAGNER, 1973 Parona, 23.IX.1982 1 ©.
L’esemplare sopra riportato è stato raccolto vagante sul terreno ai piedi di un muretto a secco.
Distribuzione italiana: specie segnalata solamente di Piemonte, Liguria e Trentino.
Distribuzione generale: europea.
Macrotylus herrichi (Reuter)
WAGNER, 1973
Fumane, 28.V.1985 2 6d e 2 2 9; Monte, 30.V.1985 1 d e 2 22; Cavalo, m 600, 12.VI.1985 1 9; id: id., 25.VL1985 1 9.
Distribuzione italiana: specie certamente non molto diffusa, segnalata in alcune regioni dalle Prealpi alla Calabria. Distribuzione generale: medio-sudeuropeo orientale.
Macrotylus paykulli (Fallén)
WAGNER, 1973
Cavalo, m 600, 13.VIII.1983 1 d e 6 2 9; id., id., 31.VIIL.1983 3 dd e 8 2 9; id. id., 12.VI.1985 1 à; id., id., 25.VI.1985 2 dd e5 2 9; id. id., 19.VIII.1986 3 2 2; id., id., 7.IX.1986 9 9 9.
Gli esemplari sopra citati sono stati raccolti su Ononis natrix L.. Distribuzione italiana: entità segnalata in numerose regioni italiane. Distribuzione generale: euroturanico-maghrebino-macaronesica.
Harpocera thoracica (Fallén) WAGNER, 1973 Cavalo, m 600, 1.VI.1985 3 9 2; Monte, 10.V.1987 1 d.
Entità campionata su Quercus pubescens Willd. che presenta un ciclo imaginale estremamente breve.
Distribuzione italiana: conosciuta di Piemonte (VILLA, 1985), Liguria, Veneto, Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Lazio, Puglia e Sicilia.
Distribuzione generale: medio-sudeuropeo-maghrebino-anatolica.
Plagiognathus arbustorum (Fabricius) WAGNER, 1975 Fosse, m 900, 16. VIII.1983 4 2 2 su Urtica dioica L.. Distribuzione italiana: specie comune in tutte le regioni italiane.
Distribuzione generale: paleartica.
Plagtognathus albipennis (Fallén)
WAGNER, 1975
Corno d’Aquiglio, m 1100, 8.VI.1983 1 2; Fumane, 14.VI.1983 4 dd e 10 9 9; id., 29.VI.1983 3 dd e 1 9; Cavalo, m 600, 13.VIII.1983 1 2; Corno d’ Aquiglio, m 1200, 18.VIII.1983 2 dd e 5 2 2; Cavalo, m 600, 31.VIIL.1983 1 6; Fumane, 1.VI.1984 1 4; Monte, 30.V.1985 1 d; Cavalo, m 600, 12.VI.1985 1 ®;
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Monte, 31.VIII.1986 2 63 e3 2 2, Corno d’Aquiglio, m 1100, 2.IX.1986 1 3; Cavalo, m 600, 7.IX.1986 1 3; Monte, 7.IX.1986 8 dd e5 2 9; id., 21.IX.19865 dd e7 22.
La maggior parte degli esemplari sopra riportati è stata raccolta su Artemisza alba Turra e Artemisia absinthium L.
Distribuzione italiana: entità la cui presenza è stata accertata nelle regioni centro- settentrionali (TAMANINI, 1982).
Distribuzione generale: eurosibirico-turanica.
Chlamydatus pulicarius (Fallén) WAGNER, 1975 Fosse, m 900, 16.VIII.1983 1 d el 9; id. id., 8.IX.1983 2 $ 2; Cavalo, m 600, 19.VIII.1986 1 à.
Distribuzione italiana: entità diffusa nelle regioni centro-settentrionali. Distribuzione generale: oloartica.
Chlamydatus pullus Reuter
WAGNER, 1975
Monte, 31.VIII.1986 1 & ; Corno d’Aquiglio, m 1100, 2.IX.1986 1 6.
Distribuzione italiana: entità diffusa, come la precedente, nelle regioni centro- settentrionali.
Distribuzione generale: euro-asiatica.
Asthenarius ocularis (Mulsant & Rey) WAGNER, 1978 Monte, 28.V.1985 1 d.
Distribuzione italiana: specie non molto diffusa, segnalata in alcune regioni peninsulari. Distribuzione generale: sudeuropeo-anatolica.
Criocoris crassicornis (Hahn)
WAGNER, 1975
Fosse, m 900, 15.VII.1983 2 dd e 2 2 2; Monte, 9.VI.1985 3 292; Fumane, 12.VI.1985 7 dd e 2 2 2; Monte, 25.VI.1985 1 d e5 22.
Gli esemplari sopra riportati sono stati raccolti soprattutto su Galium verum L. e G. lucidum All..
Distribuzione italiana: specie diffusa nelle zone montane dell’Italia centro- settentrionale. |
Distribuzione generale: eurosibirica.
Criocoris sulcicornis (Kirschbaum) WAGNER, 1975 Fosse, m 900, 4.VII.1983 5 g g; id., id., 15.VII.1983 1 à.
Gli esemplari sono stati raccolti falciando Galium verum L..
Distribuzione italiana: entità conosciuta del Piemonte, Trentino, Friuli-Venezia Giulia, Emilia, Umbria, Abruzzo, Puglia e Calabria.
Distribuzione generale: eurosibirica.
Atractotomus magnicornis (Fallén) WAGNER, 1975
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA 91
Corno d’Aquiglio, m 1100, 2.IX.1986 1 © su Pinus nigra Arn..
Distribuzione italiana: entità conosciuta solo delle regioni settentrionali (TAMANINI, 1982) con una segnalazione anche in Calabria (CARAPEZZA, 1982).
Distribuzione generale: medio-nord europea.
Heterocapillus tigripes (Mulsant) WAGNER, 1975 Monte, 9.VII.1985 7 g 4; id., 25.VI.1985 8 dd e 5 2 2; Cavalo, m 600, 25.VI.1985 1 d.
Distribuzione italiana: specie segnalata di numerose regioni italiane; non ancora conosciuta di Sicilia e Sardegna. Distribuzione generale: sudeuropea.
Phylidea henschi (Reuter)
WAGNER, 1975
Monte, 28.V.1985 2 9 9; id., 30.V.1985 1 ®; id., 9.VI.1985 1 3; Cavalo, m 600, 12.VI.1985 1 3 ei. 2,
Tutti gli esemplari sono stati raccolti su Quercus pubescens Willd.. Distribuzione italiana: segnalata in alcune regioni italiane compresa la Sicilia. Distribuzione generale: sudeuropeo-anatolica.
Psallus ambiguus (Fallén) WAGNER, 1975 Fosse, m 900, 4.VII.1983 1 2; Cavalo, m 600, 2.VI.1986 1 2.
Gli esemplari sopra riportati sono stati catturati rispettivamente su Corylus e Quercus.
Distribuzione italiana: nota con certezza delle regioni settentrionali anche se MANCINI (1956) ne segnala la presenza in Puglia. Recentemente CARAPEZZA (1988) riporta diverse località di cattura in Sicilia (Madonie, Caronie, M. Etna).
Distribuzione generale: europea.
Psallus perrisi (Mulsant)
WAGNER, 1975
Monte, 25.V.1985 3 dd e 3 99; id., 28.V.1985 1 3; Cavalo, m 600, 1.VI.1985 2 2 2; id., id., 9.VI.1985 4 P 2.
Distribuzione italiana: con certezza si conosce di Piemonte, Veneto, Emilia, Liguria, Calabria e Sicilia (TAMANINI, 1982). Distribuzione generale: euro-anatolica.
Psallus anaemicus Seidenstücker
WAGNER, 1975
Monte, 30.V.1985 1 3 e 1 9; id., 9.VI.1985 7 d d e 3 2 2; Fumane, 12.V1.1985 1 9; Cavalo, m 600, 12.VI.1985 2 g 8; id., id., 25.VI.1985 1 d.
Tutti gli esemplari sono stati catturati su Quercus pubescens Willd..
Si tratta di un’entità segnalata solo recentemente per Sicilia (IPPOLITO, 1985 e CARAPEZZA, 1988) oltre che di Lucania (M.te Vulture) e Puglia (Foresta Umbra) (CARAPEZZA, l. c.) e costituisce, dunque, la prima segnalazione per l’Italia centro- settentrionale. É un taxon alquanto variabile, sia per colorazione del tegumento che
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Fig. 11 - Parte apicale dell’edeago di Psallus anaemicus Seid. (esemplare di Monte). Fig. 12 - Edeago di Psallus pardalis Seid. (esemplare di Fosse).
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA 93
100 150 200 250 300 NE | Chilometri
Fig. 13 - Psallus anaemicus Seid., stazioni italiane.
per dimensioni, ed è riconoscibile con certezza solo dopo aver esaminato l’edeago (fig. 11). Studiando il materiale della collezione Servadei (Museo di Verona) ho potuto attribuire a questa specie un esemplare d proveniente da Ronzano (Bologna) (determinato come Psallus diminutus Kirschb.) e altri due & & provenienti dalle Marche (M.te Canale) (determinati come Psallus helenae Jos.).
Distribuzione italiana: Sicilia (Caronie, M.te Etna), Lucania (M.te Vulture), Puglia
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0 50 100 150 200 250 300 [c_e_ee. ee ___ ml Chilometri
Fig. 14 - Psallus pardalis Sd., stazioni italiane.
(Foresta Umbra), Marche (M.te Canale), Emilia Romagna (Bologna dint.) (fig. 13).
Distribuzione generale: oltre alle due segnalazioni di Turchia (Akscheir, Sultan- Dagh) e Bulgaria (Burgas sul Mar Nero) (SEIDENSTUCKER, 1966 a e JOSIFOV, 1974 b) e a quelle sopra riportate per la Penisola Italiana, non mi sono note altre località di cattura per questa specie. È probabile che si tratti di un’entità, solo apparentemente rara, a distribuzione sudeuropea orientale.
POPOLAMENTI AD ETEROTTERI DELLA VALPOLICELLA 95
Psallus pardalis Seidenstiicker SEIDENSTUCKER, 1966 b Fosse, m 900, 4.VII.1983 2 d d.
SEIDENSTUCKER (1966 b) segnala la cattura dell’unico esemplare tipico su Quercus cerris L. e WAGNER (1975) riporta quale pianta ospite Quercus suber L.. Gli esemplari sopra riportati sono stati catturati su Betula pendula Roth ma può trattarsi di circostanza puramente accidentale dato che nei pressi vi è una macchia abbastanza fitta a faggio, carpino e qualche esemplare di quercia.
Come la precedente, è un’entità segnalata solo di recente per la fauna italiana (CARAPEZZA, 1988); ho ritenuto utile fornirne l’illustrazione dell’edeago (fig. 12), mancando nell’opera di WAGNER (1975) qualsiasi indicazione in merito.
Distribuzione italiana: Sicilia (diverse località in provincia di Palermo, Caronie, M.te Etna), Puglia (Foresta Umbra) (CARAPEZZA, 1988) (fig. 14). Oltre a queste stazioni nella collezione generale del Museo civico di Storia Naturale di Verona vi è un esemplare ©, leggermente immaturo, determinato da Mancini come Psallus punctulatus Put., ed etichettato Castellana (sic!) che potrebbe appartenere a questa entità.
Distribuzione generale: sudeuropea orientale?
Psallus vittatus Fieber WAGNER, 1975 Corno d’Aquiglio, m 1100, 2.IX.1986 2 dd e 8 9 P; id. id, 7.IX.1986 1 d e5 29.
Tutti gli esemplari sopra riportati sono stati raccolti su Larix decidua Mill.
Distribuzione italiana: entità conosciuta del Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia (TAMANINI, 1982).
Distribuzione generale: Alpi e Carpazi.
Phylus melanocephalus (Linnaeus)
WAGNER, 1975
Fosse, m 900, 4.VII.1983 1 2; Monte, 23.V.1985 6 dd e7 9 9; id., 28.V.1985 9 dd e4 22; Cavalo, m 600, 1.VI.1985 1 &; Monte, 9.VI.1985 4 dd e 6 P 9.
Distribuzione italiana: entità segnalata solo di Lombardia, Campania e Calabria. Distribuzione generale: europea.
Phylus coryli (Linnaeus) WAGNER, 1975 Fosse, m 900, 4.VII.1983 4 dd e2 9 9; id. id., 15.VIL.1983 6 dd e7 P 9.
Distribuzione italiana: entita presente in quasi tutte le regioni italiane e recentemente segnalata anche di Sicilia (Carapezza, 1988). Distribuzione generale: europea.
Icodema infuscatum (Fieber)
WAGNER, 1975
Fosse, m 900, 4.VII.1983 1 9; Monte, 23.V.1985 1 2; Fosse, m 900, 6.VI.1985 1 3; Monte 9.V1.1985 1 2; Cavalo, m 600, 12.VI.1985 1 d el 9; id., id., 2.VI.1986 1